Un visibile narrare, con “stile” – 04

4 di 4, per la prima miniserie: un visibile narrare, con “stile”.

Venezia; l’ho scattata nel 2013

«Così come, ovunque, un gabbiano farà alzare lo sguardo al cielo, o lo farà abbassare a terra, o volteggiare sopra la foresta di un’isola vergine o tra i grattacieli di New York, vale a dire che, ovunque, tutto il mondo diventa il gabbiano che ugualmente è bianco pur essendo uccello spazzatura in tutto il mondo». Non solo di albe e tramonti, scrivevo nel primo pezzo di questa miniserie che chiudo con quest’ultimo pezzullino, ma anche di gabbiani, indicandoli, tra mille e mille altre immagini, quali topos letterari molto diffusi, soprattutto nella poesia.

Io li adoro, s’intende. Da appassionata di Corto Maltese e di Hugo Pratt, in generale, non potrei farne a meno, e amo guardarli: ne abbiamo anche qui, sulle rive del Verbano, ma sono piccini, lacustri (Larus canus), e per quanto mi piacciano, quelli di mare mi lasciano senza fiato: che cosa ci posso fare? C’è a chi piace ammirare un diamante (a me dice niente), e c’è chi resta a bocca aperta davanti al volo fermo di un Larinae Rafinesque gigantesco. Punti di vista, o… focalizzazioni diverse.

Il punto focale è giustappunto un altro fattore determinante per far parlare una fotografia, una narrazione, una storia, un’opera, con la nostra voce.

Dal dizionario, focalizzare significa: «Individuare e definire con chiarezza e precisione i vari aspetti di una questione, di una situazione».

Sono due, in un’opera letteraria, gli aspetti da considerare quando si parla di punto focale o focalizzazione: uno macro, e molti micro. La storia, e le scene. Resta tuttavia e prevalentemente una caratteristica formale più che contenutistica, se restiamo nell’analogia con la tecnica fotografica che non mira solo al soggetto da inquadrare ma a quali parti dell’inquadratura sono da mettere in risalto «mostrando» in modo più nitido o più sfocato questo o quell’aspetto.

Tornando al gabbiano, lo sguardo di chiunque tenderà a seguire la distrazione, si lascerà catturare da ciò che si muove, attirerà l’obiettivo di chi lo cerca o si lascia incantare dal «disturbo che attrae», come capita quando in un locale casca una pentola per terra e tutti si girano da quella parte: bisogna stare molto attenti ai gabbiani! Che non sono necessariamente gli «uccelli bianchi» ma tutte quelle informazioni attraenti che vorremmo usare perché magari le abbiamo appena scoperte e ci sembra che potrebbero interessare a tutti, ma che di fatto non hanno nulla che vedere con la storia che stiamo raccontando.

Questi «gabbiani» distolgono l’attenzione, rompono la tensione, e infine rischiano di annoiare il lettore, perché se uno va a Parigi gli vien da pensare che ci sarà ben altro da vedere, che non esisteranno solo i piccioni, cioè i gabbiani (ma state attenti anche ai piccioni, che sono capaci di riempire le fotografie di frotte di turisti che non si accorgeranno mai della Madonnina in cima al Duomo di Milano).

In molti romanzi di aspiranti autori si trovano spesso paragrafi interi di informazioni locali circa la costruzione di quel tal immobile, la pianta più antica del talaltro giardinetto, la storiella folcloristica del tombino sulla tal strada, il colore perfetto delle mutante del prete degli anni Cinquanta,… e questo perché mentre si fanno ricerche si tende ad accumulare un sacco di informazioni che scopriamo in quel momento e che – restandone affascinati – ci sembra importantissimo far conoscere anche ad altri, e alle quali ci pare di non poter proprio rinunciare, dimenticandoci il punto focale della storia che stiamo scrivendo: e così il nostro gabbiano ci distoglie dalla storia, dal personaggio, dal dialogo.

Ah, no!, non è vero: non sempre ci distoglie dal dialogo, anzi, a volte lo usiamo proprio come nido perfetto. Ecco, a tal proposito: attenzione a non far entrare gabbiani e piccioni nei dialoghi dei vostri personaggi, perché a quel punto il disastro stilistico è certo.

Queste considerazioni non sono regole, si intende, ma solo segnali di attenzione, avvisi di pericolo. Tutto dipende sempre dai vostri obiettivi, dal genere, dalla struttura, dalla voce, dalla luce. Io ad esempio ho amato molto sia «I miserabili» di Victor Hugo, sia «Moby Dick» di Herman Melville, dove il primo infarcisce la storia come un panino a multistrati, sospendendola con schede appassionanti sulle fogne di Parigi, sull’architettura dei conventi, sulla battaglia di Waterloo (questa scheda non l’ho amata molto), eccetera, mentre il secondo pare talvolta un saggio enciclopedico sulla balena, e mi è rimasto addosso il capitolo dedicato al «bianco»: erano però anche romanzi ottocenteschi; e oggi si usa meno, ma non per questo non potrebbero essere altrettanto belli. Tocca avere però quella forza lì, che è tale da rendere certi testi più didascalici, comunque “funzionali” a modo loro. Oppure potreste scegliere di scrivere un libro paesaggistico dove la storia diventa secondaria. Per cui il «gabbiano», la divagazione sarà altro.

L’importante è non perdere il punto focale, che altri (soprattutto nella cinematografia) chiamano tecnicamente: idea di controllo (v. McKee).Ovviamente anche il punto focale sottostà, o per meglio dire interagisce con tutti gli altri aspetti (luce, soggetto, storia, movimento, narratore,…) ma, come si suol dire, un passo alla volta.

Al laboratorio «La cura dello stile» condotto da Giulio Mozzi, intanto, oltre ad esercitare lo sguardo, partendo non dalle immagini ma definendo o manipolando queste ultime attraverso la scelta delle parole, delle forme di scrittura, del ritmo delle frasi, si dedicherà attenzione ai registri linguistici e si affronterà l’uso di alcune precise figure retoriche, cercando di mantenere la migliore focalizzazione sul testo, articolo, o progetto in corso. Per farne buon uso. Questo corso e tuttavia pieno, ciononostante si tornerà in aula a primavera 2022, con un nuovissimo corso dedicato alla scena, e al dialogo e ai personaggi: La cura di una scena.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...