Più che una raccolta, una serie di urti

I racconti del mendrisiottese Giudici non hanno coerenza di lunghezza, né di tema, né di voce, piuttosto si dispongono per urti successivi, prendendosi il proprio spazio, occupando un determinato campo narrativo, senza preoccuparsi troppo di mettersi d’accordo con gli altri.

Sul settimanale svizzero «Azione», un mio commento a Tiri di rimbalzo di Mario Giudici.
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L’articolo

Racconti: Tiri di rimbalzo di Mario Giudici e la messa in crisi della forma breve tra controllo e deviazione

Si dice che la parte difficile, per una raccolta di racconti, sia la sua tenuta di senso, l’architettura semantica, se vogliamo dirla in modo più tecnico. Non di per sé i singoli racconti, che se son ben fatti quelli stanno pure bene per conto loro. Ecco: in Tiri di rimbalzo di Mario Giudici (Giampiero Casagrande editore, 2025) a fornire la cornice perfetta è proprio il titolo che chiarisce sin da subito la «poetica» (si può dire?) di cui è intrisa l’intera raccolta.

I racconti del mendrisiottese Giudici non hanno coerenza di lunghezza, né di tema, né di voce, piuttosto si dispongono per urti successivi, prendendosi il proprio spazio, occupando un determinato campo narrativo, senza preoccuparsi troppo di mettersi d’accordo con gli altri.

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