Opera Nuova n. 19, 2019/1

La copertina del nuovo numero di Opera Nuova

«Oltre i confini della realtà: il fantastico» è il titolo del nuovo numero (cartaceo) del volumetto «Opera Nuova», Rivista internazionale di scritture e scrittori, n.19, 2019/1 (www.operanuova.com) a cura di Luca Cignetti.

A lui, la mia (nostra) gratitudine per lo spazio che la rivista ha dedicato ai racconti di alcuni partecipanti al corso “La cura di un racconto che si è tenuto l’anno scorso a Locarno, sotto la guida di Giulio Mozzi; laboratorio di scrittura creativa che torna anche quest’anno.

Per la rivista – e ne sono lusingata – mi è stato chiesto di scrivere l’introduzione che copio/incollo qui di seguito (previa autorizzazione) anche perché contiene (nella parte finale) i titoli dei racconti e il nome degli autori, che ringrazio anche perché chi lavora e propone i propri racconti per Opera Nuova lo fa per passione.

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Non ho ceduto alla tentazione

«Oracolo manuale per scrittrici e scrittori» di Giulio Mozzi

Quale tentazione? Quella di leggere “L’oracolo manuale per scrittrici e scrittori” di Giulio Mozzi come fosse un manuale, invece di farlo come “oracolo”. Singolarità unica per un libro di consultazione divinatoria, dico, questa ambivalenza. Anzi, più che unica, quasi contraddittoria! Ed è questo il bello. Il gioco.

Lo so perché ne ho parecchi di questi gingilli: dal libro dei mutamenti I Ching, ai tarocchi, al noto libro delle risposte, ad altri oracoli non meno divertenti; ma nessuno di questi è da leggersi come un manuale (anche se vien la tentazione di sfogliarli prima così da individuare la risposta che si vuole, per poi sceglierla per caso…).

L’oracolo di Mozzi, invece, fa una doppia eccezione: 1. uno la risposta proprio non vuole saperla in anticipo (cioè non si pongono a questo libro domande con un carico di speranza, ma con curiosità, secondo me); 2. contiene consigli utili per chi scrive, che vanno “al di là del caso”.

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Forse, un po’ ridondante…

«Il punto cieco» di Javier Cercas

Ho letto un libro prestatomi da un amico. Ora ho deciso di acquistare una copia di questo stesso libro per tenerla a portata di mano quando avrò restituita quella letta. Non è un romanzo, ma un saggio: «Il punto cieco» di Javier Cercas.

DI COSA PARLA:
Parla di romanzi. O meglio tratta in modo direi filologico quel tipo di romanzo che ha per caratteristica «un punto cieco» partendo dall’origine («Don Chisciotte della Mancia» di Miguel de Cervantes) sino a ricostruire la «tradizione» dei romanzi dello stesso Cercas. È dunque una sorta di libro in cui l’autore espone la propria plausibile tradizione per, cito, «legittimare la mia pratica di scrittore, cioè per legittimarmi», o sempre a suo dire: per «isolare (…) una catena di cui sono soltanto un semplice, ulteriore anello».

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Quando la finzione genera domande reali

«Fiction 2.0» di Giulio Mozzi

Ho letto Fiction 2.0 di Giulio Mozzi (Laurana editore, 2017). Ci sono libri di cui si può condividere il pensiero che scaturisce dalla lettura, racconto dopo racconto. Questo non è uno di quei libri. Perché l’autore – nel mio caso – ha dimostrato molto più coraggio di quanto possa dimostrarne io come lettrice.
Quel che è certo è che la lettura di questo libro ha generato in me diverse domande. E già solo per questo è valso il piacere di leggerlo. È di certo un bel libro.

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Lode alla piccola danza macabra

«Il culto dei morti nell’Italia contemporanea» di Giulio Mozzi

Ho letto questo libro. E mi è piaciuto parecchio: l’ho trovato talmente limpido, penetrante, rispettoso della morte e della vita, e poetico e provocatorio d’apparirmi come un concentrato di dolore e rinascita e di trasformazione e ribaltamenti, con qualche bella stoccata ironica. 
Ho trovato frastornante la terza parte, soprattutto alcuni testi, o meglio quasi tutti: in primis il pezzo intitolato «Uccisioni rituali di animali, e altri riti». 

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Un gioco di narratori, di storie Matrioska

«Invisibile» di Paul Auster

Su “Invisibile” di Paul Auster. Mi trovo un po’ in difficoltà a mettere in chiaro le idee. Ci provo con delle domande.
Nel complesso mi piaciuto? Sì.
La storia? In verità non mi è parsa questa grande storia, ma l’autore è sempre riuscito a tenermi interessata e a incuriosirmi abbastanza per farmi continuare a leggere. Ultimamente noto sempre di più questa cosa, cioè che le “storie” non mi affascinano davvero, ad affascinarmi sono altre cose, dei particolari, dei meccanismi. Questo per dire che non saprei definire se la storia sia bella o brutta, ma non per colpa della storia; sento che sono io a non “subire” (almeno in questo periodo) il fascino di nessuna storia. Questa in ogni caso ti porta a continuare a leggere. 

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Spunti, riflessioni, monologhi e considerazioni di spessore

«Parole private dette in pubblico» di Giulio Mozzi

Mi rallegro di quante cose siano ancora in grado di sorprendermi. Sono mesi e mesi – e ne ho pure già parlato altre volte – che sento (e leggo) frasi sia di autori affermati sia di aspiranti scrittori volte a sostenere che si scriva solo per gli altri. Non che io scriva romanzi per me: non sono folle. Ma ho sempre pensato che dipendesse da quello che si scrive, per dire: un diario dovrebbe essere l’opposto di una scrittura “pubblica”. Ora, ammetto che sono una cocciuta: “imparo” o “accetto come insegnamento” solo quello che capisco.

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