Opera Nuova n. 19, 2019/1

La copertina del nuovo numero di Opera Nuova

«Oltre i confini della realtà: il fantastico» è il titolo del nuovo numero (cartaceo) del volumetto «Opera Nuova», Rivista internazionale di scritture e scrittori, n.19, 2019/1 (www.operanuova.com) a cura di Luca Cignetti.

A lui, la mia (nostra) gratitudine per lo spazio che la rivista ha dedicato ai racconti di alcuni partecipanti al corso “La cura di un racconto che si è tenuto l’anno scorso a Locarno, sotto la guida di Giulio Mozzi; laboratorio di scrittura creativa che torna anche quest’anno.

Per la rivista – e ne sono lusingata – mi è stato chiesto di scrivere l’introduzione che copio/incollo qui di seguito (previa autorizzazione) anche perché contiene (nella parte finale) i titoli dei racconti e il nome degli autori, che ringrazio anche perché chi lavora e propone i propri racconti per Opera Nuova lo fa per passione.

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Una valanga di parole

“Quell’impronta di gioia che è a sua volta fonte di gioia per coloro che amano le opere d’arte più di qualsiasi contenuto interiore e più di ogni pregio per eminente che sia”

Mi è rimasta addosso una valanga di parole. Ho letto il lungo racconto “La morte a Venezia” di Thomas Mann. Non sono certa di aver capito tutto, la storia sì, ma tutte quelle parole che ha usato per descriverla, non so. Se non che me l’hanno ovattata invece di rendermela vivida. Ho come la percezione di aver guardato accadere cose attraverso una fitta nebbia. Come se tutte quelle parole avessero avuto lo scopo di offuscare invece che chiarire.

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Un mondo di sciacalli, e una protagonista indigesta

L’ho finito. Ho finito di leggere la storia di «Madame Bovary» di Gustave Flaubert. Uno strazio. 
Vediamo se riesco a non farmi linciare, pur senza tradire il mio pensiero. Dunque, prima la carota: sono al corrente dell’importanza storica che questo libro ha avuto nella letteratura e in particolare quella ottocentesca. Ovvero sono al corrente del fatto che negli anni Cinquanta del Milleottocento, Flaubert ha osato descrivere il malcostume di una donna traditrice, o adultera per restare nell’epoca, dissacrando l’immaginario collettivo di un certo romanticismo, e sono ben chiare anche le “provocazioni” verso la chiesa, per non parlare del realismo che trova la sua massima espressione nella descrizione precisa della vita provinciale. Ha osato così tanto, ne sono al corrente, d’aver subito un processo per oltraggio alla morale e alla religione (durante il quale a onor di cronaca fu assolto). È stato persino coniato un neologismo: il bovarismo, per indicare la fuga dalla realtà, e il perdersi nei sogni per combattere la monotonia, o qualcosa di simile. Bene. Sono al corrente. Anche del fatto che la storia si basa su un fatto realmente accaduto. E che, sì, certo che è ben scritto, altrimenti come sarebbe riuscito a rendermi tutto così insopportabile? Anzi, dico di più: lo ammiro per aver osato tanto, per aver creato una protagonista tanto antipatica… ci vuol coraggio da vendere, davvero. Ma, ecco, se volete punirmi, dopo avermi fatto rileggere La Storia della Morante, costringetemi a rileggere la Bovary. Ché io davvero ne faccio decisamente a meno di storie così irritanti e, come si usa scrivere oggi, così «unsentimental».

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Messico, 1984

Un mio mini racconto inedito su un giorno particolare trascorso da me in Messico, nel 1984, e scritto appositamente per Ubiquistan, è stato pubblicato all’interno dell’Atlante autobiografico universale. E io ne sono molto felice, per cui ringrazio l’ideatore e curatore: Dario Honnorat.

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Che voce oltretombale!

«A misura d’uomo» di Roberto Camurri

Ecco: sembra proprio questo, sembra che il narratore provenga da un altrove sospeso, da dove ci racconta ciò che sa, perché di fatto a Davide, Valerio e Anela è già accaduto tutto. Parlo dei tre personaggi del romanzo di Roberto Camurri: «A misura d’uomo».

LA TRAMA
Non saprei davvero riassumerla, o forse non voglio. Si parla di amore, di amicizia, di passioni, di vita, di tentazioni, di accudimenti, di memoria, di dolori emotivi, di colpa, di ingenuità, di bisogno di leggerezza…

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Non ho ceduto alla tentazione

«Oracolo manuale per scrittrici e scrittori» di Giulio Mozzi

Quale tentazione? Quella di leggere “L’oracolo manuale per scrittrici e scrittori” di Giulio Mozzi come fosse un manuale, invece di farlo come “oracolo”. Singolarità unica per un libro di consultazione divinatoria, dico, questa ambivalenza. Anzi, più che unica, quasi contraddittoria! Ed è questo il bello. Il gioco.

Lo so perché ne ho parecchi di questi gingilli: dal libro dei mutamenti I Ching, ai tarocchi, al noto libro delle risposte, ad altri oracoli non meno divertenti; ma nessuno di questi è da leggersi come un manuale (anche se vien la tentazione di sfogliarli prima così da individuare la risposta che si vuole, per poi sceglierla per caso…).

L’oracolo di Mozzi, invece, fa una doppia eccezione: 1. uno la risposta proprio non vuole saperla in anticipo (cioè non si pongono a questo libro domande con un carico di speranza, ma con curiosità, secondo me); 2. contiene consigli utili per chi scrive, che vanno “al di là del caso”.

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Vorrei scrivere qualcosa di più

«David Copperfield» di Charles Dickens

Vorrei scrivere qualcosa, come faccio sempre, sul libro che ho appena finito di leggere: “David Copperfield” di Charles Dickens, ma non so bene che cosa dire. 
Mi sono segnata pochissime cose durante la lettura. Ad esempio mi sono chiesta se non ricordavo male che inizia come I fratelli Karamazov, con il narratore che dice che saranno poi i lettori a decidere se è lui o no l’eroe del romanzo.
Poi mi sono segnata l’appunto secondo cui all’inizio mi pareva in parte un trattato sull’opportunismo e dall’altra la messa in scena del classico “Te le suono per il tuo bene”. Mi sono poi voluta ricordare di due momenti. Uno dolcissimo, che è il bacio sulla fronte della moglie dell’oste che serve una birra a David, quand’è ancora ragazzino, e l’altro alla fine, in uno dei momenti in cui mi sono commossa di più, cioè quando finalmente lui e Agnese si dichiarano. 
Ma mi pare poca cosa rispetto all’enormità di storia contenuta in questo libro, e non so spiegarmi il motivo.

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Gente in caduta libera

«La buona e brava gente della nazione» di Romolo Bugaro

Ho letto la prima edizione – uscita alla fine degli anni Novanta – del romanzo «La buona e brava gente della nazione» di Romolo Bugaro, di cui se ho ben capito uscirà presto una nuova edizione.

Faccio una premessa: ogni giudizio e persino qualche pregiudizio (potrebbe capitarmi in questo contesto) presente nella nota che segue non è stato maltrattato e manco enunciato nel libro di Bugaro; la colpa è tutta da attribuire a me.

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Un disastro umano prodotto dalla cattiva comunicazione

«La mite» di Fëdor Dostoevskij

Mi viene da fare due considerazioni sul terzo testo che leggo di Dostojevski, e la prima la faccio a caldo quasi fuori contesto: non ho (avevo) ancora uno scrittore “preferito”, ma più leggo e più mi è chiaro che Dostojevski sta proprio nelle mie corde. Lui e Victor Hugo. E pure Friedrich Dürrenmatt. Che per me sono molto simili, con una lingua diversissima e sensibilità non del tutto aderenti l’un l’altra, ma hanno lo stesso tipo di occhio. Quello che si posa sulle cose umane. 
Ma veniamo al libro in questione: ho letto “La mite”.

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