Una genesi più realistica della genesi

«Cent’anni di solitudine» di Gabriel García Márquez

Ho pubblicato su facebook le righe che seguono, in merito al notissimo romanzo di Márquez, scatenando uno scambio di circa quattrocento commenti, se non di più. Alle prime considerazioni, riporto il contenuto anche di alcune delle mie precisazioni. Quindi questa scheda ha una forma diversa dalle altre.

«Ho letto Cent’anni di solitudine e di nuovo non c’entra niente con l’idea che me ne ero fatta sentendone parlare (1). Sembra un libro della Bibbia, una genesi più simile alla genesi che mi ero immaginata dovesse essere, che non a quella che ho poi letto.

E mi sorprende tanto il successo che ha avuto, perché non è esattamente un romanzo romanzesco e mi viene da pensare che oggi forse non verrebbe pubblicato un libro simile fosse a firma di un esordiente (2).

Ancora non ho nemmeno capito se e quanto mi interessa. (3) Da una parte l’ho trovato abbastanza folle da essere «geniale», dall’altra non mi ha dato davvero gusto o piacere leggere queste pagine. Ciò non significa che non mi piaccia (4). Cioè: riconosco che è ben riuscito, riconosco la follia del progetto, intuisco molti rimandi anche simbolici, intravedo delle chicche sociologiche, e delle chimere idealistiche, mi pare chiara la sperimentazione di un genere diverso, capisco che tutto questo abbia un suo portato, una sua importanza letteraria, non trovo nulla che mi infastidisca, cioè che non mi piace, ma mi vien da dire che non mi dice niente questo tipo di lettura (5).

Non mi appassiona. Non mi lascia nulla addosso. Non mi accende lucine in testa. E andrebbe bene se non sapessi che invece è un libro considerato eccezionale e bellissimo per tantissimi (6). Ecco, quando non riconosco una bellezza oltre la “tecnica” io mi interrogo sui miei limiti di comprensione. O di percezione. O di aderenza a uno specifico immaginario. Senza purtroppo trovare facilmente risposte (7).»

Continua a leggere “Una genesi più realistica della genesi”

Un’epica biografia

«La ragazza con la Leica» di Helena Janeczek

Vinse il Campiello e lo Strega, due anni or sono. Ne prendo atto.
Ho letto «La ragazza con la Leica» di Helena Janeczek.

LA TRAMA

È la biografia di Gerda Taro: nata a Stoccarda nel 1910, travolta a morte da un carro armato durante la guerra civile spagnola, a Madrid il 26 luglio 1937.
Professione: fotografa di guerra e amante dell’ungherese Robert Capa, altrettanto fotografo con il quale lavorò. Civettuola e furba, indipendente e appassionata.
Essendo morta giovanissima, è passata alla storia come un’eroina coraggiosa. Ed è questa mitizzazione che ho amato poco. Forse anche a lei non sarebbe piaciuta se prendo per buono quanto è scritto nel libro stesso: “Si schermiva Gerda, divertita e forse neanche troppo; l’idea che qualcuno la venerasse le sembrava incredibile, una fandonia per sminuire il suo lavoro e il suo impegno”.

Continua a leggere “Un’epica biografia”

È mattina, sera o sono le due del pomeriggio?

«Un visibile narrare» – 02

Basti sapere che la scelta delle parole – ma anche delle espressioni, e nondimeno pure la scelta delle immagini che proponiamo – stabilisce lo stile delle nostre opere, e dunque anche la loro fruibilità e il loro posizionamento.

Dedicare attenzione ai registri linguistici, una parte fondamentale della forma, ci aiuta a dare forza al contenuto, senza costringerlo in un contenitore che non gli si addice.

È uscito oggi su Azione il secondo articolo che ho scritto sul tema Un visibile narrare. La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito) a questo indirizzo!

Il primo articolo della serie si trova QUI!

Continua a leggere “È mattina, sera o sono le due del pomeriggio?”

L’esuberanza di un mondo libero dal professionismo

«Vite brevi di tennisti eminenti» di Matteo Codignola

«Un mondo picaresco tramontato da oltre mezzo secolo, che l’autore appassionato racconta con educata ironia»

Ho letto il libro di Matteo Codignola, Vite brevi di tennisti eminenti (Adelphi, 2018), e ne ho scritto su Azione. La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito).

Continua a leggere “L’esuberanza di un mondo libero dal professionismo”

Sciascia, un affresco di Sicilia alla Scianna

«A ciascuno il suo» di Leonardo Sciascia

Era da anni che pensavo di leggermi un libro suo, ma poi, tra volontà e fattualità, ci si infilava sempre qualche altro titolo, e così ho rimandato fino a oggi. Ma che goduria è stato leggere «A ciascuno il suo» di Leonardo Sciascia.

Ho scoperto che era anche giallista, e da dove proviene il nome della casa editrice che mi ha pubblicato il Breve trattato (Laurana è pure il nome del professore protagonista), e mi è diventato evidente ciò che accumuna lui al fotografo Federico Scianna, del quale ho visto una mostra a Venezia un paio di anni fa, dove si trovava un’immagine che mi pare di aver ritrovata nel libro, così la Sicilia di questi due grandi autori. Che il primo desiderava fotografare come scriveva il secondo e il secondo, scrivere come fotografava il primo.

Continua a leggere “Sciascia, un affresco di Sicilia alla Scianna”