È mattina, sera o sono le due del pomeriggio?

«Un visibile narrare» – 02

Basti sapere che la scelta delle parole – ma anche delle espressioni, e nondimeno pure la scelta delle immagini che proponiamo – stabilisce lo stile delle nostre opere, e dunque anche la loro fruibilità e il loro posizionamento.

Dedicare attenzione ai registri linguistici, una parte fondamentale della forma, ci aiuta a dare forza al contenuto, senza costringerlo in un contenitore che non gli si addice.

È uscito oggi su Azione il secondo articolo che ho scritto sul tema Un visibile narrare. La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito) a questo indirizzo!

Il primo articolo della serie si trova QUI!

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Gli incontri, discriminante della vita

Un visibile narrare

«La passione, l’istinto, la fame di vita, mi hanno fatto fare cose che andavano al di là della mia capacità di fare, solo dopo ho imparato il mestiere».

Ho avuto il grande piacere di intervistare Ferdinando Scianna in esposizione sia a Monte Carasso, sia a Milano in questi mesi, e ne ho scritto su «Azione». Sul sito del giornale si trova la versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito).

Sembra fotografia, ma in verità è letteratura.

Un’altra parte dell’intervista (per questioni di lunghezze) è stata pubblicata su Cinemany (vedi sotto). Felicissima di aver avuto l’occasione di parlargli di persona e di questi due articoli, ringrazio dunque Azione e in particolare Natascha, e tanto anche Nicola Mazzi di Cinemany.

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Didascalie o dialoghi

(pixabay.com)

Un visibile narrare…

Ci sono le immagini, e poi ci sono le didascalie. Una volta ho scritto una sceneggiatura, per un film. Fondamentale era aver presente che il linguaggio del cinema è anzitutto fotografico, parlano le immagini. Se c’è qualcosa di profondamente inutile è una didascalia che descriva il contenuto dell’immagine.

«Bambina che corre in un campo», di fianco alla foto della bimba che corre, è spazio sprecato, tempo perso. Così, traducendo da forma a forma, ho dato per scontato che i dialoghi, in un film, sono le didascalie di una serie di immagini, comprendendo che tutto devono fare, tranne che descrivere ciò che lo spettatore già vede o intuisce da sé.

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Terra e verità

«Un visibile narrare» – A

«Un buon racconto è letterale come è letterale il disegno di un bambino»


È uscito oggi su “Azione” un articoletto che ho scritto prendendo spunto dal libro Nel territorio del diavolo – Sul mistero di scrivere di Flannery O’Connor.
La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito) a questo indirizzo.

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Una realtà intrisa di mistero

“…la ripresa e semplificazione del «reale», attraverso una nitidezza di dettagli che, per paradosso, genera un effetto straniante d’ispirazione onirica.”

È uscito oggi su “Azione” un mio articolo che ho scritto sulla mostra dedicata al “Realismo magico”, al Palazzo Reale di Milano: molto bella.

Un tema che molto mi interessa indagare non solo da un punto di vista pittorico ma anche narrativo, che tuttavia non coincidono. Il realismo magico al quale ci riferiamo oggi in letteratura poco ha che fare con quello pittorico degli anni Venti e Trenta del Novecento che invece condividono molto con il perturbante. Pubblico qui l’articolo perché in ogni caso si tratta sempre di “narrazione”.

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