Che immaginario potente!

«La metà di bosco» di Laura Pugno

Ho letto l’ultimo romanzo di Laura Pugno, “La metà di bosco” (Marsilio editore). E dunque? Dunque sto cercando di trattenere l’entusiasmo perché non sta bene fare le esaltate (e a me non piace farlo per niente): eppure è un romanzo davvero incredibile. Il più bello tra i suoi, per me. Trovai “Sirene” estremamente carnale, esplicito, violento (pur sempre contraddistinto da un immaginario potente e da una scrittura incisiva), direi anche rabbioso, un grido giovane contro il mondo. “La ragazza selvaggia”, al contrario, la trovai più introspettiva, in un certo senso mi parve di percepire la voce di una donna combattuta. Quest’ultimo invece è etereo, quasi impalpabile ma anche molto visibile. Una donna matura che fa i conti con sé stessa con le proprie immaginazioni. Il più bello: mi ha ricordato molto il suo incantevole libro di poesie “Bianco” che non tanto la sua narrativa. Sì, mi è entrato sottopelle: la violenza qui è controllata, è famigliare, non turba davvero, piuttosto insegna, fornisce materia prima da masticare come foglie di coca per combattere non la fatica ma il dolore che si trasforma finalmente in speranza. Ma non fidatevi di me. Leggetelo voi.

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C’è molto più di quello che dicono

«Eravamo tutti vivi» di Claudia Grendene

Prima di leggere questo romanzo ne ho sentito parlare da parecchie persone. Ho letto commenti. Ho intercettato intenti. Sono stata ad ascoltare la presentazione…
Perché dirlo? Perché tutto ciò che è stato evidenziato è risultato essere ciò che a me meno ha interessato. Tranne la costruzione a ritroso, sebbene io di grandi sogni e progetti mica ne ho trovati, anzi a tratti mi è parso persino che meglio di come sono diventati i personaggi del libro non potevano aspirare.

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Rassegnazioni, assenze e nostalgie

«L’altro addio» di Veronica Tomassini

Ho finito di leggere anche «L’altro addio» sempre di Veronica Tomassini (Marsilio edizioni).
In teoria il tema, i personaggi sono circa gli stessi del precedente «Sangue di cane».
Credevo si trattasse del punto di vista del protagonista maschile, ma non è proprio così. Il narratore è sempre “Lei” che si “immedesima” in ciò che accadde all’uomo di cui era/è innamorata, soprattutto dopo la sua “ultima” fuga. Stessa autrice, stessa storia, stesso “stile” eppure così profondamente diverso. Esatto. È un libro che non riscrive la storia, la vive proprio in modo diverso.

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Uno di quei libri che non rileggerò

«Sirene» di Laura Pugno

Ho letto “Sirene” di Laura Pugno. È un romanzo crudo e denso di crudeltà, e a modo suo pazzesco: grande immaginario, potente messaggio, immediato, scorrevole, coinvolgente. Ma è anche uno di quei libri che non rileggerò. Più precisamente è uno di quei libri che “potrei” scrivere, ma che non leggerei, mai. Ne parlavo di recente con un amico: a me “non serve” farmi più male (e con male intendo “male anche fisico”, se considero l’incubo fatto la notte dopo essere arrivata alla fine di pagina 66 – da qui in poi ho letto di traverso cercando di non “assorbire” le immagini -; incubo, dicevo, che mi ha fatta ritrovare senza più forze, mezza accasciata davanti al letto con in mano la tenda strappata dalla finestra), dicevo, non mi serve più male di quanto già non conosca “male”.

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Un Don Chisciotte con il teschio in mano…

«Don Ponzio Capodoglio» di Giorgio Pressburger

Ho letto «Don Ponzio Capodoglio» di Giorgio Pressburger (Marsilio, 2017) e dico subito che è un libro che si presta a più letture e stimola più riflessioni, un po’ come tutti i libri belli, insomma.

Non amo molto riassumere le trame, ma qui vale la pena farlo un pochino, ché c’ha il suo perché. Dunque: prendete un uomo segaligno con una fissazione (sì, tipo Don Chisciotte). Poi dategli come compagna una donna grossa grossa, di 150 chili per intenderci, con un’apertura mentale ben diversa della sua, non si sa se per saggezza o per pigrizia (sì, tipo Sancho Panza, ma più alta e con delle cosce così!). Quindi prendete una gatta che si fa i fatti propri sebbene venga considerata alla stregua di una delle amiche più care che si possano avere, soprattutto per lei (sì, tipo ronzinante ma molto più basso e bianco, forse come il ciuchino di Sancho). A questo punto inventate una buona motivazione per farli partire in un viaggio avventuroso (sì, come per salvare Dulcinea del Toboso, solo che in questo caso la ricerca è della propria identità). Spolverate il tutto con qualche botta e qualche legnata. Metteteci scene al limite del caricaturale e otterrete l’avventurosa storia di una specie di enorme balena con la quale godrete nello spendere qualche ora di buona compagnia letteraria.

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Intenso e un po’ mistico

«Nudi come siamo stati» di Ivano Porpora

“Tu sarai un artista, un grande artista. Ma ci sarà del dolore, attorno a te. Come una pietra, sarai… pesante, come una pietra, buona per accendere il fuoco, sarai un’arma buona nelle mani di qualcuno e un sasso per rompere nelle mani di altri. Il dolore che dispenserai non sarà a causa tua, ma sarà dovuto alla tua… natura di pietra.” (Pag. 255).

L’estratto appartiene al romanzo “Nudi come siamo stati” di Ivano Porpora (Marsilio, 2017). Il libro mette in risalto – con una scrittura rotonda e lo stile ricercato – in modo magistrale (pare esagerato, forse, ma è quel che è parso a me) le relazioni, di cui la maggioranza sono viziate, complesse, malate, dolorose, pericolose, ma anche tutte utili e fondamentali: tra discepolo e maestro, tra figli e padri, tra amanti, tra fratelli, tra amici, sociali, famigliari, tra gente di paese. Da una coppia si espandono gli interscambi verso il mondo e viceversa.

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Un… vaso di Pandora

«Chiedi alla luce» di Tullio Avoledo

Temo che questa nota contenga dello spoiler. Chiedo scusa, ma non posso farne a meno e in ogni caso credo che apprendere anticipatamente quanto sto per scrivere non solo non toglierà gusto alla lettura, ma anzi potrebbe forse fornire una chiave interpretativa diversa per godersela al meglio (forse).

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