Un trattato sul desiderio/vizio

«La coscienza di Zeno» e «Continuazioni» di Italo Svevo

A tratti divertente (soprattutto per paradosso), in altri casi malinconico, spesso frustrante, come nelle normali cose umane fatte di decisioni sbagliate, debolezze e pose convenzionali. Ma anche di libero arbitrio, godimenti e variazione di esperienze. Vita e morte. Parlo de “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo. La normalità riprodotta sulla carta. Dunque? Dove sta l’interesse di leggere una cosa così? Per quello che mi riguarda sta tutto nel coraggio della consapevolezza. Quasi a dire: sì, facciamo quello che vogliamo ma facciamolo assumendocene tutte le responsabilità. O almeno senza mentire a noi stessi. Da qui la nota e costante autoanalisi agita dall’io narrante.

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Quanta immedesimazione…

«Martin Eden» di Jack London

L’ho già detto a più riprese durante queste settimane di lettura: so che può sembrare da un certo punto di vista “strano” e dall’altro anche molto presuntuoso, ma tant’è!, ho preso l’impegno con me stessa di cercare di essere il più possibile sincera nel fornire queste note di lettura, per cui non posso certo astenermi ora che la persona “compromessa” sarei io. Quel che dico è che mi immedesimo molto in “Martin Eden” di Jack London…

LA STORIA:
La faccio spiccia (come sempre, via!): Martin Eden è un marinaio poco colto, tanto da sentirsi a disagio in certi ambienti borghesi, ma abbastanza intelligente per ragionare con la sua testa e mettersi a studiare. Il caso lo porta nel salotto di una famiglia distinta. Qui conosce una donna che gli fa perdere la testa. Per lei si istruirà così da diventare una persona alla sua altezza, e tenterà anche di diventare scrittore. Dopo vari fallimenti, alla fine – come si intuisce sin dall’inizio – la sua caparbietà verrà premiata, ma ormai sarà troppo tardi…

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In immersione con Primo Levi

Ringrazio la redazione del sito I libri degli altri (sebbene nel frattempo abbiano chiuso la rubrica) per aver pubblicato un mio articolo di “analisi” sull’uso dei tempi verbali che Primo Levi fa nel libro “Se questo è un uomo”. Siccome non si trova più sul sito citato, ripropongo il pdf della pubblicazione.

Inoltre ringrazio Demetrio Paolin, autore di “Conforme alla gloria” (Voland edizioni – romanzo selezionato tra i dodici libri fanalisti al Premio Strega 2016) e autore di diversi studi critici su Primo Levi, per essersi reso gentilmente disponibile a chiarirmi un dubbio.

Al di là del contenuto, la forma

«Se questo è un uomo» di Primo Levi

Settimana scorsa ho finito di leggere «Se questo è un uomo» di Primo Levi. Ho letto un capitolo a settimana per un paio di mesi. A voce alta. Lasciando poi il tempo alle immagini di sedimentare e a me di vederle un po’ meglio, di sentirle. Alla fine di qualche capitolo ho preso degli appunti. Le prime immagini che mi sono rimaste fissate per diversi giorni nella mente sono arrivate subito dopo il primo capitolo: recandomi al lavoro in treno, ogni volta che salivo in carrozza mi apparivano in automatico i corpi di uomini, donne, bambini e anziani la cui sorte a un certo punto, all’epoca, fu affidata al caso, alla fortuna: chi scendeva da una parte era “salvo”, chi dall’altra era “bruciato”. Subito dopo venivo aggredita dal desiderio di un bombardamento come segno di giustizia su questi treni/campi… immaginazioni, insomma. 

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Dalla parte di Davide

«Il giro del miele» di Sandro Campani

Sono stata sin dall’inizio e resto dalla parte di Davide. Ho finito di leggere “Il giro del miele” di Sandro Campani (Einaudi).
Sì. Mi è piaciuto. La voce del narratore (che poi in verità sono quasi due: quella di chi parla a noi e l’altra di chi parla al narratore) ti diventa talmente famigliare, già dalla prima pagina, da trascinarti dentro quell’atmosfera lì, dentro casa sua, dentro le vite delle persone di cui racconterà.
Tuttavia ho trovato l’avvio un po’ faticoso – colpa mia, lo so, che difetto di memoria. Parlo delle prime dieci pagine nelle quali vengono praticamente menzionati tutti i protagonisti senza specificare davvero il tipo di relazione che c’è fra loro. Io ad esempio ho capito molto dopo che Giuliana era la sorella di Davide e non la madre. Fatta chiarezza nei rapporti e mandati a memoria i personaggi principali, poi è stata tutta una goduria.

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Lode alla piccola danza macabra

«Il culto dei morti nell’Italia contemporanea» di Giulio Mozzi

Ho letto questo libro. E mi è piaciuto parecchio: l’ho trovato talmente limpido, penetrante, rispettoso della morte e della vita, e poetico e provocatorio d’apparirmi come un concentrato di dolore e rinascita e di trasformazione e ribaltamenti, con qualche bella stoccata ironica. 
Ho trovato frastornante la terza parte, soprattutto alcuni testi, o meglio quasi tutti: in primis il pezzo intitolato «Uccisioni rituali di animali, e altri riti». 

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Un gioco di narratori, di storie Matrioska

«Invisibile» di Paul Auster

Su “Invisibile” di Paul Auster. Mi trovo un po’ in difficoltà a mettere in chiaro le idee. Ci provo con delle domande.
Nel complesso mi piaciuto? Sì.
La storia? In verità non mi è parsa questa grande storia, ma l’autore è sempre riuscito a tenermi interessata e a incuriosirmi abbastanza per farmi continuare a leggere. Ultimamente noto sempre di più questa cosa, cioè che le “storie” non mi affascinano davvero, ad affascinarmi sono altre cose, dei particolari, dei meccanismi. Questo per dire che non saprei definire se la storia sia bella o brutta, ma non per colpa della storia; sento che sono io a non “subire” (almeno in questo periodo) il fascino di nessuna storia. Questa in ogni caso ti porta a continuare a leggere. 

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