Una primavera fuori tempo massimo

Se la sua scrittura fosse un gesto?
Su due piedi direi un applauso, ma mi sembra troppo chiassoso, preferisco scegliere una specie di inchino, come fosse un esercizio di ammirazione: mi inchino alla grandezza del singolo essere umano. 

Sul settimanale svizzero «Azione», la mia intervista a Emanuele Trevi che inaugurerà gli Eventi letterari Monte Verità presentando il suo ultimo romanzo: Mia nonna e il Conte: GIOVEDÌ 26 MARZO, PalaCinema, Locarno, 19.00.
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Intervista: gratuità e amore senza possesso nell’ultimo libro di Emanuele Trevi che inaugurerà gli Eventi letterari Monte Verità

Dance Me to the End of Love, recita Leonard Cohen nella canzone che dà il titolo alla quattordicesima edizione degli Eventi letterari Monte Verità (in programma dal 26 al 29 marzo 2026): una danza che non promette salvezza, ma presenza fino alla fine. È da questo orizzonte – dove amore e morte, eros e perdita non si risolvono, ma restano in movimento – che prende avvio l’incontro con Emanuele Trevi, chiamato giovedì 26 marzo al PalaCinema di Locarno a inaugurare il festival parlando di Mia nonna e il Conte (Solferino, 2025), la sua ultima pubblicazione. Un libro che, come la canzone di Cohen, sembra rinunciare a ogni finalità per esplorare ciò che accade quando il tempo rallenta e le storie smettono di «servire»: «Sarebbe difficile concepire una storia più spoglia di eventi», scrive a un certo punto nel romanzo, eppure le scene sono densissime se non di fatti, di stagioni che si susseguono in una primavera di avvicinamento, un’estate sotto la magnolia, un autunno nel salotto.

Emanuele Trevi, era sua intenzione far procedere il racconto per stagioni, come fossero passi di una danza più che per azioni?

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Più che una raccolta, una serie di urti

I racconti del mendrisiottese Giudici non hanno coerenza di lunghezza, né di tema, né di voce, piuttosto si dispongono per urti successivi, prendendosi il proprio spazio, occupando un determinato campo narrativo, senza preoccuparsi troppo di mettersi d’accordo con gli altri.

Sul settimanale svizzero «Azione», un mio commento a Tiri di rimbalzo di Mario Giudici.
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L’articolo

Racconti: Tiri di rimbalzo di Mario Giudici e la messa in crisi della forma breve tra controllo e deviazione

Si dice che la parte difficile, per una raccolta di racconti, sia la sua tenuta di senso, l’architettura semantica, se vogliamo dirla in modo più tecnico. Non di per sé i singoli racconti, che se son ben fatti quelli stanno pure bene per conto loro. Ecco: in Tiri di rimbalzo di Mario Giudici (Giampiero Casagrande editore, 2025) a fornire la cornice perfetta è proprio il titolo che chiarisce sin da subito la «poetica» (si può dire?) di cui è intrisa l’intera raccolta.

I racconti del mendrisiottese Giudici non hanno coerenza di lunghezza, né di tema, né di voce, piuttosto si dispongono per urti successivi, prendendosi il proprio spazio, occupando un determinato campo narrativo, senza preoccuparsi troppo di mettersi d’accordo con gli altri.

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La siciliana e il senzatetto polacco

La scrittura di Tomassini è stata spesso definita barocca. In astratto, è una cifra che chi scrive in queste righe non ama. Qui, però, accade qualcosa di diverso: quella stessa densità retorica non irrita, non pesa, ma colpisce per la sua onestà. È una lingua che non cerca effetti, che non costruisce pathos, e proprio per questo riesce a essere potente. 

Sul settimanale svizzero «Azione», un mio commento a Sangue di cane di Veronica Tomassini.
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L’articolo

La nave di Teseo, a oltre dieci anni dall’esordio di Veronica Tomassini, ripubblica Sangue di cane

Il tempo può essere un elemento davvero decisivo per un libro. Non nel senso della durata o dell’invecchiamento, ma come distanza critica. Rivederlo comparire sugli scaffali dopo anni di assenza permette di valutarne la tenuta, al di là del contesto che lo aveva accolto. A maggior ragione quando si tratta di un esordio.

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Il suono non lo si sente con le orecchie, ma lo si percepisce: un battito d’ali che fende l’aria, il fruscio delle piume sospese nel vento, il ritmo sincopato di stormi che si muovono come un’onda invisibile. 

Sul settimanale svizzero “Azione”, quel che ho sentito sfogliando il libro fotografico di Sergio Luban.
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Semplicemente Buon Natale

“Capita così che, mentre cercano di non rompersi una gamba sulla pista di ghiaccio, o condividono un’ora di tregua davanti a un falò dove si sciolgono marshmallow in bilico su bastoncini troppo corti, scocca l’amore, di solito a causa di una cioccolata calda con la panna, di cui resta un fiocco bianco sul naso di uno dei due.”

Per l’indignazione di tutti i difensori dell’arte vera, ho preso il coraggio (perché lo so bene che ce ne vuole per scrivere un pezzo così 😊 ) per fare una lode alle storie rincuoranti. Amen. E Buon Natale.

L’articolo può essere letto sul sito di Azione, settimanale svizzero gratuito.