Un fantasma bianco nella terra dei tulipani neri

«Black tulips – Un quaderno nigeriano» di Vitaliano Trevisan

«…un vero e proprio carnet de voyage, con annotazioni sulle persone incontrate, sulle storture culturali, sui disagi creati da usi e costumi diversi, ma anche con molte descrizioni dei luoghi camminati, riflessioni sul colore della pelle, sui reciproci pregiudizi, e sugli inevitabili confronti tra i due mondi, bianco e nero, che si rincorrono in sequenze di immagini e note a piè pagina, pezzi non integranti ma parti del medesimo insieme di digressioni.»

Ho letto «Black tulips – Un quaderno nigeriano» di Vitaliano Trevisan (Einaudi, Stile libero Big, 2022) e ne ho scritto su Azione. La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito).

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«Ci sono tre regole per scrivere un romanzo. Sfortunatamente, nessuno sa quali siano» (Maugham)

«Mazzi è al contempo: brillante, disillusa, poi di nuovo illusa, consapevole, feroce, ben provvista di blandizie, sul pezzo, decisa a imparare, decisa a insegnare, vivace, comprensiva, forte con i forti, debole con i deboli e, alla fine, riconoscente a tutti quei corsi che, magari anche sbandando, le hanno permesso (come a tanti altri) di focalizzarsi sul punto necessario ad ogni scrittore che voglia definirsi tale.»

Ringrazio Sergio Roic, che stimo in quanto critico, ma anche e soprattutto come scrittore, per le belle parole spese sul “Corriere del Ticino” a favore del mio ultimo pamphlet Tutti scrittori! Come difendersi dai corsi di scrittura creativa.

Un’isola in bianco e nero

«L’isola di Arturo» di Elsa Morante

Procida: un porto, un cimitero, un’ancora. Un romanzo in bianco e nero.

Sullo sfondo la stessa materia prima (un bambino, i venti di guerra, il Sud, una mezza famiglia, le tradizioni, la povertà), stessa materia, ma maneggiata in modo diverso.

Parlo de L’isola di Arturo di Elsa Morante per rapporto al suo romanzo più noto, La Storia (non lo ripeto quanto da me poco apprezzato): là, attorno a Useppe, un’adulta ha una voce bambinesca sciocca con un ingombrante tono lagnoso, qui un bambino, Artù, parla con la voce di un adulto che rispetta l’immaginario del protagonista in un’epoca altra.

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«Tutti scrittori!» all’Osservatore

È destinato dunque a chi si trova a fare i conti sì con l’apprendimento di un’arte ma anche con una molteplicità di dinamiche di gruppo che a volte fanno perdere l’occasione di crescita.

Centrale è, ad esempio, il capitoletto dedicato a chi sostiene l’impossibilità di insegnare la “scrittura creativa” (Non sai cosa puoi imparare, fino a quando non te lo insegnano), in cui si riprende una massima di Epitteto (È impossibile per un uomo imparare ciò che crede di sapere già).

Ringrazio L’Osservatore, per aver segnalato l’esistenza di Tutti scrittori! Come difendersi dai corsi di scrittura creativa.

Quattro prospettive sul viaggio narrato

Letteratura in movimento – Quattro prospettive sul viaggio narrato è il titolo del bel volumetto pubblicato nell’ambito del progetto TicinoLettura con il contributo dell’Aiuto federale per la lingua e la cultura italiana (Divisione della cultura e degli studi universitari Biblioteche cantonali, 2022). 

Si tratta della raccolta degli interventi, con qualche ampliamento, che hanno avuto luogo durante l’omonimo micro-festival letterario, che nel 2022 è stato inserito nell’ampia offerta dell’ormai più che collaudato tour estivo di presentazioni a «Chilometro zero», organizzato annualmente dalle Biblioteche cantonali. Un micro-festival, è bene ricordarlo, progettato anche per dare voce ai romanzieri della Svizzera di lingua italiana. I quattro incontri hanno avuto luogo dal 3 al 30 agosto 2022, ciascuno in una delle sedi delle Biblioteche cantonali: Mendrisio, Lugano, Locarno, e Bellinzona. Le quattro prospettive sono (seguendo l’indice): «Viaggiare per necessità», «Il viaggio di fantasia», «Il viaggio nell’Antropocene», «L’arte e il viaggiare». 

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Storie di amicizie profonde

La Fondazione Pierre Gianadda di Martigny, oltre a ospitare un bel museo permanente di auto d’epoca, espone fino al 20 novembre la «Collezione Szafran» composta da 226 fotografie del grande Henri Cartier-Bresson

Definito «L’occhio del Novecento», ma anche «Il genio della composizione», documentò la morte di Gandhi e gli ultimi giorni del Partito Nazionalista Cinese a Pechino, durante la loro guerra civile; viaggiò armato di macchina fotografica dalla Francia all’Africa, e poi Spagna, Europa dell’Est, Italia, Messico, Stati Uniti, India, Russia, Cuba…  

Ho avuto il piacere di visitare la Fondazione Pierre Gianadda di Martigny proprio ora che esibisce la «Collezione Szafran» composta da 226 fotografie di Henri Cartier-Bresson; ne ho scritto su Azione, e ripropongo qui le mie considerazione in quanto non mi riesce di suddividere la letteratura dalla fotografia. La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito).

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Al confine di una folle immaginazione

«Cercate Fatima Ribeiro! L’indagine per ritrovare una ragazza scomparsa nella rete criminale della tratta» di Matteo Beltrami

Ho letto, e pure presentato di recente, il libro di Matteo Beltrami, autore di «Cercate Fatima Ribeiro!» (Edizioni Ulivo, 2022), scrivendone poi su LaRivista di Bellinzona.

Per correttezza, dato che la rivista è in vendita e può essere ordinata attraverso il sito del mensile, pubblicherò il contenuto solo fra un mesetto, per chi non è della zona.

Ringrazio di nuovo Nick!

Fuga, libertà e randagismo

«L’anno dell’amore» e «Confessione di un cane a mezzogiorno» di Paul Nizon
e «Paul Nizon, der Nagel im Kopf (Paul Nizon, un chiodo in testa)» di Christoph Kühn

 «Nizon può essere senza dubbi considerato, dopo Frisch e Dürrenmatt, il più grande scrittore svizzero di lingua tedesca degli ultimi cinquanta-sessant’anni. In Francia, dove vive dal 1977, è diventato famosissimo, a conferma della sua caratura internazionale, già convalidata da una ventina di premi letterari (tra i quali anche il Gran Premio della Letteratura Svizzera del 2014).

Come può, dunque, non essere conosciuto in Ticino al pari dei suoi citati colleghi? Resta un mistero anche la ragione per cui l’editoria italiana non sia stata in grado di riconoscere la forza della sua scrittura, e lo dimostra l’assenza di traduzione delle sue successive opere.»

Sono molto onorata di veder pubblicato sulla rivista cinematografica Cinemany (ediz. n. 35) il mio articolo-recensione su Paul Nizon, grande autore svizzero, poco conosciuto dai lettori italofoni, che si è raccontato nel docufilm di Christoph Kühn.

Ringrazio, perciò, il caro amico Nick.

Per correttezza, dato che la rivista è in vendita e può essere ordinata attraverso il sito della rivista bimestrale, non pubblico il contenuto, che mi riservo di inserire fra un paio di mesi.

Bibliografia e filmografia: 
Paul Nizon, L’anno dell’amore, romanzo, traduzione di Silvia Brunelli, Firenze, Marco Nardi editore, 1993;
Paul Nizon, Confessione di un cane a mezzogiorno, traduzione italiana di alcuni estratti dal romanzo Cane (mai tradotto integralmente), a cura di Mattia Mantovani, pubblicati nella rivista letteraria «Idra» (anno X, n. 20), pagine 133-168;
Christoph Kühn, Paul Nizon, der Nagel im Kopf (Paul Nizon, un chiodo in testa), docufilm, co-produzione tra Ventura Film SA e RSI Radiotelevisione Svizzera italiana, distribuito da Filmcoopi (CH), 2020

«Scritture e Scrittori» alla Dante Alighieri di Ginevra

GINEVRA\ aise\ – Per la serie «Scritture e Scrittori»,
venerdì 14 ottobre, alle ore 18:30,
il Comitato di Ginevra della Dante Alighieri 
ospiterà una conversazione a due voci
con Manuela Mazzi e Sabrina Caregnato.

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Secondo il rapporto ISTAT pre-pandemia (cioè basato sulle cifre del 2019) in Italia vengono pubblicati in media 237 libri al giorno di cui due terzi sono novità. Una cifra esorbitante soprattutto se si considera che soltanto il 40% delle persone, di 6 anni e più, leggono almeno un libro all’anno. I dati non sono certo incoraggianti per chi vorrebbe fare lo scrittore come mestiere. In realtà però scrivere è anche e forse soprattutto una passione: ma come nasce la voglia di scrivere e quindi di leggere, giacché queste due arti sono strettamente connesse? E soprattutto si può imparare a diventare scrittori o comunque lettori più accurati? Ce ne parlano due autrici di lingua italiana: Manuela Mazzi e Sabrina Caregnato.


Partendo dal pamphlet “Tutti scrittori! Come difendersi dai corsi di scrittura creativa”, appena uscito con la Prospero Editore (Novate Milanese), l’autrice Manuela Mazzi e Sabrina Caregnato intavoleranno una chiacchierata sul tema dello scrivere e dell’imparare.

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Il Principe è… nudo

«Il Principe» di Niccolò Machiavelli

De «Il Principe» di Niccolò Machiavelli avevo sentito parlare spesso. Mi aspettavo qualcosa di complicato, anzi, di più: mi aspettavo ragionamenti arzigogolati (non so per quale ragione ma questo credevo significasse l’aggettivo machiavellico; so di altri che credevano significasse invece «divertente, giocoso, scherzoso») con mia sorpresa è, al contrario, qualcosa di serio, sì, ragionato, pure, ma non così stravagante: è solo un sunto di «strategia di base», di raffinata intelligenza sociale. Un libretto che concentra una buona dose di spunti per condizionare il proprio successo attraverso l’alterazione della realtà, conseguibile con una precisa costruzione della propria immagine apparente a dispetto del proprio atteggiamento fattuale; unica scivolata: la maschilistica visione della fortuna, quale unico marcatore temporale (lingua a parte) a non aver retto i secoli: si parla infatti di un testo pubblicato la prima volta nel 1532.
Vi dirò: mi sono tanto divertita a leggere questo libriccino.

LA TRAMA
C’è quest’autore, politico, storico, e filosofo a modo suo che – scocciato dalla situazione in cui versa l’Italia (in balia di francesi, spagnoli, e svizzeri al soldo dei primi) – per risolvere la faccenda una volta per tutte ha pensato bene di scrivere ai potenti consigliando loro come fare per riprendere potere e poi tenerselo. Circa. Il libretto comprende in effetti un’introduzione, alla quale fanno seguito diversi capitoli che trattano la questione sotto più punti di vista portando esempi concreti di quei tempi, per chiudere con un’esortazione a darsi una mossa. Ogni scheda continente suggerimenti pratici su come diventare padri e padroni, grazie alla diplomatica arte della manipolazione, che prevede peraltro la tacita complicità di un popolo mantenuto sciocco, per non dir di peggio.

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«Tutti scrittori!» a Flatlandia

Oggi, 3 ottobre, dopo le 12:30 su Radio Onda d’Urto, in diretta.

Torno a Flatlandia con Kika Negroni che ringrazio di cuore.

Ero stata ospite ai microfoni di questa ricca e storica trasmissione radiofonica già nel 2017. All’epoca parlammo in anteprima del «Breve trattato sui picchiatori nella Svizzera italiana degli anni Ottanta»: era ancora una bozza e sarebbe stato pubblicato solo nel 2021, ed evidentemente Flatlandia mi portò bene. (Qui, la chiacchierata del 2017)

Oggi, dopo le 12:30, parleremo invece di «Tutti scrittori! Come difendersi dai corsi di scrittura creativa».

Ispirazione, ambizione o formazione?

«Tutti scrittori! Come difendersi dai corsi di scrittura creativa»
da oggi in libreria

80 esperienze sfacciatamente schiette
per risolvere una volta per tutte
l’annoso caso della plausibilità
di insegnare la scrittura creativa

Il primo a parlarne è stato Giulio Mozzi, che tanto ringrazio e al quale lascio la parola.
(lo screenshot è preso dal suo profilo facebook)

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Il ping-pong di quelli che ci credono

«La tribù del tavolo verde» di Sergio Roic

«Non deve trarre in inganno […] il sottotitolo «cronache locali di periferia sportiva» che qui in verità non limita geograficamente il contenuto al Ticino, ma anzi, porta lo sguardo dalla nostra regione sul mondo intero (dal Sudamerica alla Cina, dalla Jugoslavia all’Ungheria, da Zofingen a Calcutta), alla scoperta anche di altre periferie non meno colorate e appassionate della nostra, dove talvolta si gioca a ping-pong, altre volte a tennistavolo, e altre ancora si vivono esperienze destinate a diventare incredibili aneddoti da ricordare o riportare nero su bianco, come ha fatto Roic.»

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A breve in libreria, ma già in preordinazione

«Ci ho investito una gran dose di spietata sfacciataggine. Non è una sviolinata dei corsi che ho frequentato, anzi, mi auguro di essere riuscita a inserire anche critiche costruttive». (Ma.Ma.)

Il 22 settembre 2022 esce il pamphlet Tutti Autori! Come difendersi dai corsi di scrittura creativa, per la collana ‘Scripta’ di Prospero editore, Milano.

Siccome è facile da mal intendere, dico subito che NON è un manuale di scrittura. Proprio no. Tutti scrittori!, il mio ultimo libro è una raccolta di testi in cui – a volte anche con un po’ di sarcasmo e sulla base di esperienze dirette – si trovano registrati gli approcci ai corsi di scrittura che ho osservato dall’interno, tra i banchi, mimetizzata tra gli allievi, da allieva. Fondamentale è infatti il sottotitolo: «Come difendersi dai corsi di scrittura creativa».

«Ottanta esperienze sfacciatamente
schiette per risolvere una volta per tutte
l’annoso caso della plausibilità
di insegnare scrittura creativa.»
Così riporta la quarta di copertina.

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Un romanzo mascherato da autobiografica finzionale

«La Versione di Barney», di Mordecai Richler

Oddio: il dubbio me lo hanno messo, e ho pure controllato. E, come mi aspettavo, non ho trovato nessuna conferma: Mordecai Richler non risulta aver mai subito processi per omicidio. Eppure, tanti suoi lettori mi hanno parlato di quest’opera, come di una vera autobiografia mascherata da romanzo. Sì, certo, per chi conosce la biografia dell’autore, una parte di elementi autobiografici è presente (luoghi, lavoro, università…), ma tra tutti i libri di autofinzione che ho letto (ok, non sono molti, ma qualcuno l’ho letto) questo non mi ha fatto credere a quanto vi era scritto, pur avendolo letto certa di leggere un’autobiografia romanzata: mi sono costretta a fare verifiche perché alcune parti non le ho trovate realistiche. E forse è proprio qui che casca l’asino… è troppo!, e troppo poco. (Anzi: prima di venir rimproverata: “per me” è troppo, e troppo poco).

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Una favola sarcastica e cruda

«La fattoria degli animali» di George Orwell

Allegorico, lo è per forza. Ma non per forza deve rimanere legato a contesto storico (la nascita dello stalinismo) che ispirò George Orwell. Parlo del romanzo La fattoria degli animali.

Una favola sarcastica e cruda, del ‘45, che ha avuto una tenuta nel tempo straordinaria, travalicando il contesto per manifestarsi oggi forse ancora più di ieri come portatrice di verità antropologiche. Uomini e donne nella società. Sono tra le letture che prediligo. È molto molto smascherato, il tutto, ma non per questo meno efficace o privo di secondi livelli di lettura. Laddove le allegorie talvolta sono un filo troppo prevedibili (e giudicanti) – che i maiali saliti al potere inizino a farsi i loro “porci comodi”, beh, via, non serve a dirlo, ma non infastidisce: semplicemente stimola l’interpretazione nell’immediato e facilita la decodifica – dall’altra, la relazione con quelle bestie di esseri umani, rivela un rispetto compassionevole e una comprensione inattese, che passa molto in secondo piano perché lo sguardo si concentra sugli animali della fattoria.

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Picchiatori al Caffè letterario di ChiassoTV

VIDEO-PRESENTAZIONE

La videochiacchierata si trova su YouTube: https://youtu.be/2cLCYOOBc9U

«Uno spoof che ha tratto in inganno una buona parte di lettori».

Ringrazio soprattutto Sergej Roic´ per avermi invitata come ospite Al Caffè Letterario, e Giacomo Morandi di Chiasso Tv; l’intervista in merito al Breve trattato sui picchiatori nella Svizzera italiana degli anni Ottanta è stata caricata il 13 luglio 2022.

La letteratura come status symbol

Rispondo qui a chi mi chiede la ragione per cui leggo se non mi piace farlo, e non sono pochi.


Ho iniziato a leggere per colpa di un biondino (e pensare che i biondini non sono il mio tipo, però mi pareva carino). Mi portò in una libreria di Milano, per il primo appuntamento. Una libreria! A Milano! Un incubo.

Feci finta di nulla, ovviamente. Entrai e compresi che non solo mi aveva portata in una libreria ma stava pure comperando un sacco di libri. Mi dissi che qualcosa avrei dovuto prendere anche io. Avevo già venticinque anni e non avevo mai letto alcun libro, nemmeno un fumetto, nemmeno a scuola. Mi stava simpatica la parola “filosofia” (nello sport che praticavo, si parlava spesso di filosofia di vita). Era inoltre ovvio che avrei dovuto prendere il librettino più piccolo… metti che poi avrei anche dovuto leggerlo!

Finii sull’Apologia di Socrate scritta da Platone. (Tanto per far capire quanto siano importanti i consigli di lettura…). Ci misi una vita per portarlo a termine. Lavoravo in un posto dove avevo molto tempo morto, tempo libero, e così appena potevo mi ci mettevo, tutti i giorni. Circa tre ore per pagina, dizionario alla mano, e mal di testa pazzeschi.

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Un giardino delle delizie a Roma, Gadda come Bosh

«Quer pasticciaccio brutto de via Merulana» di Carlo Emilio Gadda

Quale statura antignomica, ed eccelsa letterarietà volgare, esatta, alla romana, da cui il romanzesco per antonomasia.

E va ben!, lo so: scarno tentativo, il mio, di fare il verso a «Quer pasticciaccio brutto de via Merulana» di Carlo Emilio Gadda, cercando di nominare il giusto, nell’elogio mio del suo, come fa lui nelle cose della vita, delle storie. Torno in me: che gran bel romanzo!, dicevo. Strabordante di parole e ricolmo di immagini.

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È mattina, sera o sono le due del pomeriggio?

«Un visibile narrare» – 02

Basti sapere che la scelta delle parole – ma anche delle espressioni, e nondimeno pure la scelta delle immagini che proponiamo – stabilisce lo stile delle nostre opere, e dunque anche la loro fruibilità e il loro posizionamento.

Dedicare attenzione ai registri linguistici, una parte fondamentale della forma, ci aiuta a dare forza al contenuto, senza costringerlo in un contenitore che non gli si addice.

È uscito oggi su Azione il secondo articolo che ho scritto sul tema Un visibile narrare. La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova scrollando verso il basso oppure online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito) a questo indirizzo!

Il primo articolo della serie si trova QUI!

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Gli incontri, discriminante della vita

Un visibile narrare

«La passione, l’istinto, la fame di vita, mi hanno fatto fare cose che andavano al di là della mia capacità di fare, solo dopo ho imparato il mestiere».

Ho avuto il grande piacere di intervistare Ferdinando Scianna in esposizione sia a Monte Carasso, sia a Milano in questi mesi, e ne ho scritto su «Azione». Sul sito del giornale si trova la versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito).

Sembra fotografia, ma in verità è letteratura.

Un’altra parte dell’intervista (per questioni di lunghezze) è stata pubblicata su Cinemany (vedi sotto). Felicissima di aver avuto l’occasione di parlargli di persona e di questi due articoli, ringrazio dunque Azione e in particolare Natascha, e tanto anche Nicola Mazzi di Cinemany.

In fondo all’articolo vi è un PDF contenente tutta quanta l’intervista, sia la parte pubblicata su Azione, sia quella pubblicata su Cinemany.

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Didascalie o dialoghi

(pixabay.com)

Un visibile narrare…

Ci sono le immagini, e poi ci sono le didascalie. Una volta ho scritto una sceneggiatura, per un film. Fondamentale era aver presente che il linguaggio del cinema è anzitutto fotografico, parlano le immagini. Se c’è qualcosa di profondamente inutile è una didascalia che descriva il contenuto dell’immagine.

«Bambina che corre in un campo», di fianco alla foto della bimba che corre, è spazio sprecato, tempo perso. Così, traducendo da forma a forma, ho dato per scontato che i dialoghi, in un film, sono le didascalie di una serie di immagini, comprendendo che tutto devono fare, tranne che descrivere ciò che lo spettatore già vede o intuisce da sé.

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Una realtà intrisa di mistero

“…la ripresa e semplificazione del «reale», attraverso una nitidezza di dettagli che, per paradosso, genera un effetto straniante d’ispirazione onirica.”

È uscito oggi su “Azione” un mio articolo che ho scritto sulla mostra dedicata al “Realismo magico”, al Palazzo Reale di Milano: molto bella.

Un tema che molto mi interessa indagare non solo da un punto di vista pittorico ma anche narrativo, che tuttavia non coincidono. Il realismo magico al quale ci riferiamo oggi in letteratura poco ha che fare con quello pittorico degli anni Venti e Trenta del Novecento che invece condividono molto con il perturbante. Pubblico qui l’articolo perché in ogni caso si tratta sempre di “narrazione”.

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L’alba è «di tutti»

«Un visibile narrare» – 01

«…la fotografia reinventa la realtà
attraverso punti di vista, digressioni,
sfumature, metafore, come fa la scrittura,
non solo e non necessariamente romanzesca.»

È uscito oggi su Azione il primo articolo che ho scritto sul tema Un visibile narrare. La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova scrollando verso il basso oppure online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito) a questo indirizzo!

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Così è l’amore non corrisposto, sospeso e potenzialmente letale

«La montagna incantata», di Thomas Mann

Ho terminato la lettura di questo grande romanzo del Novecento, come si suol dire, già da un paio di mesi, ma non riuscivo a scriverne. Ci provo ora. La difficoltà nasce dal contenuto del libro che si presta più che a molte letture, a una lettura ancora più lenta di quella adottata da me, che ci ho messo due anni per terminarlo. Servirebbe, infatti, una lettura ragionata, pagina dopo pagina. Un lavoro immane. Servirebbe per soddisfare il senso di vuoto di parole che ho nel mentre cerco di dire qualcosa di corrispondente all’opera. In pratica sento di essermi persa molto di quanto letto, ed è poi la ragione per cui non ne ho ancora parlato: mi pare di poter dire niente che sia sufficiente a rendere la portata di quel che vi è contenuto. Avrei la voglia di approfondire ogni dettaglio, ma in fondo lo avranno già fatto menti ben più elastiche della mia, e poi a me manca il tempo. Eh sì, proprio il tempo: uno, se non il protagonista principale di questo capolavoro. L’amore è – per me – il secondo protagonista. Questo è di fatto un libro sull’ossessione per un amore non corrisposto.

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Si raddoppia in digitale

Va in ristampa il «Breve trattato sui picchiatori nella Svizzera italiana degli anni Ottanta». Il libro, che tratta un tema su cui i media, quest’anno, si sono dovuti chinare a più riprese, non esalta la violenza, ma mostra semmai il fianco, le debolezze, le ragioni, lo spirito, di una generazione andata, che si è fatta strada, sì, con i pugni, ma contraria allo spirito del branco. Una realtà del passato che continuerà anche in futuro a coinvolgere tutti, la realtà dell’adolescenza, con i suoi limiti, le sue paure, le sue ribellioni… e il desiderio di crescere confrontandosi semmai alla pari.

Oltre alla ristampa necessaria a causa dell’esaurimento delle scorte, l’editore Laurana di Milano, ha pubblicato anche la versione eBook-ePub che ha un prezzo ridotto e rende accessibile il testo agli ipovedenti.


Si trova nelle librerie e nei maggiori store.

Formato e-book
Laurana Editore: bit.ly/3ILBZHF
Amazon: amzn.to/3204Eb9
Ibs: bit.ly/3pW48mH
Kobo: bit.ly/3DTfRaw
Bookrepublic: bit.ly/3dSnnrL

Formato cartaceo:
Laurana Editore: bit.ly/3tJh1kr
Amazon: amzn.to/2OQqyY2
Ibs: bit.ly/3c5S1xu

Una chiacchierata sui picchiatori

La videochiacchierata si trova anche su YouTube: https://youtu.be/cQu5eUGVNUc

«Si dice spesso che la realtà superi la finzione, questo è un caso in cui la finzione si è imposta sulla realtà. E questo, devo dire, è segno di una certa qualità dell’opera. Perché tanto più un’opera narrativa persuade e convince, tanto più ha una sua forza e un suo valore». (Giulio Mozzi)

Dire che si tratti proprio di una video-presentazione, forse è fuorviante. È più che altro una chiacchierata tra me e l’editor della collana ‘fremen’, Giulio Mozzi. Collana per la quale è uscito a marzo il mio ultimo libro che si intitola “Breve trattato sui picchiatori nella Svizzera italiana degli anni Ottanta”. E proprio di questo abbiamo chiacchierato.

Il video-incontro ha avuto luogo martedì, 8 giugno, in diretta, su facebook, grazie alla pagina «Scrittori a domicilio» che ci ha ospitati.

Non è tuttavia necessario avere un profilo facebookiano, per poterci rivedere in differita, perché è stata caricata anche su YouTube.

Questi i due link di riferimento per guardare e ascoltare la videochiacchierata:

Su Facebook: https://lnkd.in/d6Yx8pT

Su YouTube: https://youtu.be/cQu5eUGVNUc

Picchiatori a nudo su La1

Mercoledì, 5 maggio, dalle 12.45 alle 13.30, nello studio di Filo_diretto de La1 – Rsi, si parlerà del Breve trattato sui picchiatori nella Svizzera italiana degli anni Ottanta con tre ospiti, tra i quali l’autrice, che sarei io, Ma.Ma., Giulio Mozzi in videocollegamento, editor e curatore della collana ‘fremen’ di Laurana Editore, e Andrea Jacot-Descombes, antropologo. Per questa opportunità ringrazio Roberta Nicolò. (Se interessa, si può rivedere la trasmissione anche QUI).


Nel frattempo segnalo i nuovi articoli usciti negli scorsi giorni.

«Sembra difficile immaginare che in un paese così 
'ordinato e tranquillo, dove si sta bene' come la Svizzera, 
ci fossero delle bande agguerrite sparse sia nelle aree metropolitane 
che nelle periferie. Leggere per credere: 
nel libro si racconta di capibranco, gregari, picchiatori liberi e gang».
                                                                             
                                                            (Rossana Cacace, direttrice del Corriere dell'italianità)

Il primo è comparso sul Corriere dell’italianità; il secondo sul Corriere del Ticino; il terzo è un’intervista su Pangea; e infine, oggi è comparso un articolo sull’Illustrazione ticinese.

«Il libro, scritto in forma di trattato, è divertente e aneddotico 
e si legge col sorriso sulle labbra (...) A una distanza di trent'anni 
e i relativi costi fisici subiti dalle vittime, il tutto assume 
le sembianze di un gioco, magari pericoloso. Fu vera gloria? 
Probabilmente no, anche se la vita un po' fracassona 
della nostra giovinezza ci appare sempre più piacevole di quella 
che fu nella realtà. In ogni caso, eravamo vivi e vegeti, perbacco!». 

                                                                                                   (Sergio Roic, Corriere del Ticino)

Come dicevo, uscito il 25 marzo, il Breve trattato sui picchiatori nella Svizzera italiana degli anni Ottanta si è inserito inaspettatamente all’interno di un filone della cronaca che lo ha portato alla ribalta, in quanto tema d’attualità. E lo conferma anche Natascha Fioretti sull’Illustrazione Ticinese dicendo che: «In un certo senso il trattato di Manuela Mazzi non poteva trovare momento più opportuno di questa pandemia per uscire».

 «Ogni tanto mi capita di essere d’accordo con Giulio Mozzi. 
Per esempio, quando descrive la scrittrice 
Manuela Mazzi come una persona “empatica, altruista 
e dotata di un’intelligenza straordinariamente prensile”. 
O quando dice che il suo strano oggetto – non so come chiamarlo 
e tra poco vi spiegherò perché – merita di essere accostato 
a certe Vite di Giuseppe Pontiggia o Ermanno Cavazzoni 
e ha un titolo, Breve trattato sui picchiatori 
nella Svizzera italiana degli anni Ottanta che è “settecentescamente spropositato”.» 
                                                                                                                     
                                                                                  (Francesco Consiglio per Pangea)

Prima di questi, sono apparsi: il servizio su il Quotidiano, l’articolo nell’Azione e il notiziario della Rsi-Radio, quindi due pagine d’approfondimento ne La Regione, un’intervista su 20minuti e Tio, e sono andate in onda due trasmissioni radiofoniche sempre per la Rsi: Diderot – Le voci dell’attualità e UnoOggi (prima parte della mattinata, e a seguire, nella seconda parte) .

E io continuo a ringraziare per tanta attenzione.


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Cronaca di cazzotti

«Un po’ racconto di personaggi mitologici, un po’ reportage giornalistico, 
il libro è un simil-trattato di quegli anni in quei posti, 
soprattutto là su quella Piana che separa Locarno da Bellinzona. 
Un prodotto atipico per il panorama letterario (e non solo ticinese) 
del quale abbiamo voluto parlare proprio con l’autrice.»
                                                                                                                             (Filippo Zanoli)

Uscito il 25 marzo, il Breve trattato sui picchiatori nella Svizzera italiana degli anni Ottanta si è inserito inaspettatamente all’interno di un filone della cronaca che lo ha portato alla ribalta, in quanto tema d’attualità.

«Il Breve trattato evoca anche un’epoca 
della nostra storia attraversata da conflitti politici e sociali, 
tensioni – e transizioni – identitarie, discriminazioni 
e disuguaglianze sociali. Inevitabili i confronti con l’attualità»
                                                                                                   (Sarah Tognola ed Elisa Manca)

Dopo il Quotidiano, l’articolo su Azione e il notiziario della Rsi-Radio, sono apparse due pagine d’approfondimento su La Regione, un’intervista su 20minuti e Tio, e sono andate in onda due trasmissioni radiofoniche sempre sulla Rsi (vedi qui di seguito).

E io ringrazio per tanta attenzione.

 «Ah, se soltanto i dentisti potessero parlare.  
Forse solo loro potrebbero raccontare meglio
delle statistiche l’epopea dei picchiatori del Canton Ticino.» 
                                                                                                                     (Beppe Donadio)
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Picchiatori in libreria

«Questo è un racconto monumentale, 
come sempre è il ricordo 
della gioventù e dell’adolescenza selvatica».
(Ermanno Cavazzoni)

A distanza di sei anni dall’ultima pubblicazione,
domani, 25 marzo, arriva in tutte le librerie d’Italia e del Canton Ticino
il mio nuovo libro:

Breve trattato sui picchiatori
nella Svizzera italiana degli anni Ottanta

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