Tutorial – ReteUno

…a parlar di scrittura nella Svizzera italiana

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Gli autori di “Tutorial”, trasmissione radiofonica di ReteUno della RSI, mi hanno invitata a far due chiacchiere sullo scrivere nella Svizzera italiana nella giornata dedicata a libro (il 23 aprile 2020 dalle 09:30/09:45 alle 10:15).

E c’è già anche il podcast: efficientissimi in RSI.

Così, anche noi abbiam dato il nostro per questa giornata mondiale dedicata il libro.

Io intervengo, nella prima parte, dal minuto 30:23:https://mediaww.rsi.ch/rsi/unrestricted/2020/04/23/3033284.mp3

E nella seconda parte, dall’inizio fino al minuto 15:55:https://mediaww.rsi.ch/rsi/unrestricted/2020/04/23/3033294.mp3

Ringrazio: Lisa, Mirko e Daniele e ci metto anche Roberta.

Scrivere con le pause

Vitaliano Trevisan

E a questo, come al corso autunnale con Giulio Mozzi, tengo molto ^_^

«La Photo Ma.Ma. Edition di Minusio organizza in collaborazione con l’associazione TASI – Teatri Associati della Scena Indipendente – il primo laboratorio di scrittura drammaturgica con Vitaliano Trevisan in Ticino.
Il corso si terrà nel Locarnese (spazio Incontro – PalaCongressi di Muralto) il 20/21 giugno e prevede, indicativamente, circa un totale di 12 ore di lezioni. È solo un’indicazione perché, come si sa, certe materie non si portano bene con la rigidità di regole e scadenze.

Per scaricare il volantino cliccare QUI!

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Si ringrazia e si impara

…quale lusinga! Ringrazio Gilda Policastro, critica letteraria la cui schiettezza non è inferiore alla sua simpatia. E la ringrazio non solo per aver pubblicato qualche mio verso, ma anche e soprattutto per il commento-insegnamento che tenterò di mettere a frutto nei futuri esercizi. 😊
E grazie pure a «la Repubblica». Certo.

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Opera Nuova n. 19, 2019/1

La copertina del nuovo numero di Opera Nuova

«Oltre i confini della realtà: il fantastico» è il titolo del nuovo numero (cartaceo) del volumetto «Opera Nuova», Rivista internazionale di scritture e scrittori, n.19, 2019/1 (www.operanuova.com) a cura di Luca Cignetti.

A lui, la mia (nostra) gratitudine per lo spazio che la rivista ha dedicato ai racconti di alcuni partecipanti al corso “La cura di un racconto che si è tenuto l’anno scorso a Locarno, sotto la guida di Giulio Mozzi; laboratorio di scrittura creativa che torna anche quest’anno.

Per la rivista – e ne sono lusingata – mi è stato chiesto di scrivere l’introduzione che copio/incollo qui di seguito (previa autorizzazione) anche perché contiene (nella parte finale) i titoli dei racconti e il nome degli autori, che ringrazio anche perché chi lavora e propone i propri racconti per Opera Nuova lo fa per passione.

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Messico, 1984

Un mio mini racconto inedito su un giorno particolare trascorso da me in Messico, nel 1984, e scritto appositamente per Ubiquistan, è stato pubblicato all’interno dell’Atlante autobiografico universale. E io ne sono molto felice, per cui ringrazio l’ideatore e curatore: Dario Honnorat.

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«Oggi sei salvo»

La rivista letteraria Argo – che ringrazio – ha pubblicato pubblicato un mio inedito, scrivendo quanto segue:

«Luca Bontempi illustra il racconto di Manuela Mazzi | Mixis #9»
Luca Bontempi

Fra scelte, solitudine e cantine buie. Nono appuntamento con Mixis.

È in un vorticare frenetico e martellante, che l’elencazione paratattica di Manuela Mazzi, propedeutica a soluzioni terapeutiche, incontra l’illustrazione sintetica di Luca Bontempi. Un ronzio interno che esplode nello spazio privato dei propri pensieri, un verbo esausto che inventa punizioni e disperazioni.

Leggi il racconto: Oggi sei salvo

In immersione con Primo Levi

Ringrazio la redazione del sito I libri degli altri (sebbene nel frattempo abbiano chiuso la rubrica) per aver pubblicato un mio articolo di “analisi” sull’uso dei tempi verbali che Primo Levi fa nel libro “Se questo è un uomo”. Siccome non si trova più sul sito citato, ripropongo il pdf della pubblicazione.

Inoltre ringrazio Demetrio Paolin, autore di “Conforme alla gloria” (Voland edizioni – romanzo selezionato tra i dodici libri fanalisti al Premio Strega 2016) e autore di diversi studi critici su Primo Levi, per essersi reso gentilmente disponibile a chiarirmi un dubbio.

Un romanzo zeppo di buoni valori, e altri mondi possibili

«Dune» di Frank Herbert (1. e 2. volume; 3. episodio; 4. episodio; 5. episodio; 6. episodio)

Riporto qui di seguito – in un’unica pagina – ciò che ho scritto, a tappe, dei libri del ciclo dune: sei episodi del genere della fantascienza che eccezionalmente non mi sono dispiaciuti. Anzi. Questi i titoli.

  1. «Dune» (1965)
  2. «Messia di Dune» (1969)
  3. «I figli di Dune» (1977)
  4. «L’imperatore Dio di Dune» (1981)
  5. «Gli eretici di Dune» (1984)
  6. «La rifondazione di Dune» (1985)
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Un racconto a tratti ironico, a tratti malinconico

«L’ombra di quel che eravamo» di Luis Sepúlveda

Lo lessi, tempo fa. Tre libri, i due più noti e poi un terzo, per adulti (diciamo così), e mi era piaciuto: «L’ombra di quel che eravamo». Così ne scrissi all’epoca, era il 2010:

Luis Sepúlveda è riuscito a farmi leggere a cuor leggero, e con la mente aperta, una storia immersa in un contesto storico dai ricordi dolorosi, dove le cicatrici, anche se in parte rimarginate, non riescono a guarire del tutto. Una vicenda leggera, un po’ spruzzata di giallo, dal sapore a tratti ironico, a tratti malinconico, ma allo stesso tempo anche colma di amore e di speranza. Amore per la vita, passata e presente, ma soprattutto speranza per quella futura. Un libro in cui si vuol far vincere la giustizia sopra ogni sconfitta, grazie al tempo, grazie a un destino… anche in questo caso, paradossalmente ironico seppur tragico. Quasi a voler dire, ma senza la medesima retorica, che: «Ognuno, alla fine, raccoglie quel che ha seminato» e che «Tutto passa!».

LA TRAMA
Quattro anziani si ritrovano con il desiderio di far rivivere la loro giovinezza mettendo a segno l’ultimo colpo, dopo anni di vita da pensionati. A trascinarli un vecchio anarchico chiamato L’ombra.

Lo ricordo ancora quel libro lì. Resta sebbene il Coronavirus se lo sia portato via. Adiós!

Il destino, esiste?

«Il Grande Gatsby» di Francis Scott Fitzgerald

«Non esiste destino; se esiste, lo abbiamo costruito noi stessi»

Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald è a dir poco avvincente, e a suo modo anche commovente. Mi ha incuriosita e pure un poco inquietata, perché intreccia una vena sottile di follia a un’arteria di apparente normalità, che di normale ha poco, come la vita. È un romanzo di grande tensione narrativa anche se pare che capiti poco, o tanto ma senza strombazzamenti.

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Frammenti sparsi di una cronaca incompiuta

«Hamburg» di Marco Lupo

Frammenti sparsi di una cronaca incompiuta. E in bianco e nero. Mi viene da dire questo del libro che ho appena finito. E dico libro perché ha poco o niente del romanzesco. Sembra piuttosto un saggio incompiuto. Parlo di «Hamburg» di Marco Lupo. Un bel libro che non saprei bene riassumere.

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Il delirio di un saggio ubriacone

«Antichi Maestri» di Thomas Bernhard

Ubriaco, sì! Se di alcol, di vita, di dolore, di malinconia, di solitudine, di rabbia, disperazione o di arte è uguale… Ho letto gli «Antichi Maestri» di Thomas Bernhard. Per una volta concordo davvero con tutto il bene e il bello che ne ho sentito dire. Anzi. A me pare ci sia anche di più. Non solo voce, non solo forma, ma pure contenuto, perché c’è, tanto che io ci ho trovato una storia molto commovente.
Qui di seguito dico un po’ di cose, qualche pensiero a caldo; ne dico anche troppo, lo so, ma comunque non abbastanza. So che all’inizio ho avuto opinioni divergenti tra loro, dalla sorpresa alla noia del ridondante, dal sentirmi divertita al dirmi interessata. Poi tutto ha preso un suo senso.

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L’eccesso descrittivo

«Il Gattopardo» di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

La prima descrizione dell’olimpo palermitano risuona come quella del portale della chiesa di Umberto Eco ne “Il nome della rosa”. È il primo pensiero che ho fatto dopo poche pagine de “Il Gattopardo“ di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, finito di leggere ieri. Un’impressione che ha trovato poi riscontri in tutto il romanzo, trasformandosi da esercizio positivo in un accumulo di parole noiose e dispersive.

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La bellezza nella forma

«Dracula» di Bram Stocker

Che singolare esperienza è stata la lettura di “Dracula”, il romanzo di Bram Stocker. Mi ha fatto la stessa impressione che mi fece leggere due o tre racconti di Edgar Allan Poe. Entrambi gli autori vengono spesso descritti come narratori di storie cupe e ricche di orrore, eppure – sarà che ormai la storia di Stoker è sin troppo nota o sarà che l’età mi gioca contro – io che pure son parecchio sensibile non ho percepito nessun pericolo, nessuna tensione, nessuna paura e manco un eventuale disagio per le ambientazioni. Anzi.
E pensare che non ho mai visto nemmeno un solo minuto di film che riguardi Dracula o altri vampiri in generale. Manco un fumetto. Riassumendo, non spaventa, ma è comunque un romanzo magnifico. E forse anche proprio perché non è così spaventoso, cioè magari è bello proprio perché non punta davvero su questo ma sulle relazioni che intercorrono tra i personaggi. Secondo me.

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