Il continuo ritorno del vagabondo dell’infinito

«L’eternauta»  testi di Héctor Germán Oesterheld, illustrazioni di Francisco Solano Lopez, con traduzione di Stelio Rizzo

«L’eternauta ciclicamente torna a far parlare di sé, quasi fosse il continuo avverarsi della storia narrata»

Ho letto L’eternauta (testi di Héctor Germán Oesterheld, illustrazioni di Francisco Solano Lopez, con traduzione di Stelio Rizzo) e ne ho scritto su Azione.

La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito).

Il post-noir di sessant’anni or sono

«Il giorno della civetta» di Leonardo Sciascia

Avevo sentito dire che si trattava di uno dei suoi più noti romanzi brevi, ma non avevo capito il perché. Un altro giallo, credevo, e invece, mi viene da dire a libro chiuso, Sciascia potrebbe essere designato come il creatore di un sottogenere che sta prendendo piede solo di questi tempi, anticipandolo di ben cinquant’anni: il post-noir (neologismo apparso per la prima volta solo nel 2009). Non è ancora del tutto ben definito, questo sottogenere chiamato anche neo-noir; per molti potenzia “semplicemente” gli aspetti oscuri di degradazione già presenti nel noir; a me piace invece interpretarlo come narrativa del male, sì, ma dove non vi è un “cattivo” solo, bensì dove ci si trova confrontati con la corruzione di una società intera, con una povertà di spirito mascherata dall’omertà (che oggi chiamerei “convenzioni sociali”), con l’oscurità più subdola che oggi si trova nel mondo tecnologico, ad esempio, ma che in quella Sicilia di fine anni Cinquanta serpeggiava in tutte le vie e portava, e porta, il nome della Mafia.
Scioccante ad esempio leggere – oggi – di come l’esistenza della stessa mafia venisse addirittura negata dalle autorità.
Ma il punto è che Sciascia per primo decise di scriverne mostrandone gli ingranaggi interni.

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Un fantasma bianco nella terra dei tulipani neri

«Black tulips – Un quaderno nigeriano» di Vitaliano Trevisan

«…un vero e proprio carnet de voyage, con annotazioni sulle persone incontrate, sulle storture culturali, sui disagi creati da usi e costumi diversi, ma anche con molte descrizioni dei luoghi camminati, riflessioni sul colore della pelle, sui reciproci pregiudizi, e sugli inevitabili confronti tra i due mondi, bianco e nero, che si rincorrono in sequenze di immagini e note a piè pagina, pezzi non integranti ma parti del medesimo insieme di digressioni.»

Ho letto «Black tulips – Un quaderno nigeriano» di Vitaliano Trevisan (Einaudi, Stile libero Big, 2022) e ne ho scritto su Azione. La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito).

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Un’isola in bianco e nero

«L’isola di Arturo» di Elsa Morante

Procida: un porto, un cimitero, un’ancora. Un romanzo in bianco e nero.

Sullo sfondo la stessa materia prima (un bambino, i venti di guerra, il Sud, una mezza famiglia, le tradizioni, la povertà), stessa materia, ma maneggiata in modo diverso.

Parlo de L’isola di Arturo di Elsa Morante per rapporto al suo romanzo più noto, La Storia (non lo ripeto quanto da me poco apprezzato): là, attorno a Useppe, un’adulta ha una voce bambinesca sciocca con un ingombrante tono lagnoso, qui un bambino, Artù, parla con la voce di un adulto che rispetta l’immaginario del protagonista in un’epoca altra.

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Al confine di una folle immaginazione

«Cercate Fatima Ribeiro! L’indagine per ritrovare una ragazza scomparsa nella rete criminale della tratta» di Matteo Beltrami

Ho letto, e pure presentato di recente, il libro di Matteo Beltrami, autore di «Cercate Fatima Ribeiro!» (Edizioni Ulivo, 2022), scrivendone poi su LaRivista di Bellinzona.

Per correttezza, dato che la rivista è in vendita e può essere ordinata attraverso il sito del mensile, pubblicherò il contenuto solo fra un mesetto, per chi non è della zona.

Ringrazio di nuovo Nick!