Dialogo interiore sul selvaggio nella letteratura

«In territorio selvaggio» di Laura Pugno

Un bel viaggio nei pensieri (e nel corpo) di Laura Pugno, la poetessa, la donna, la bambina, la timorata, la romanziera, la filosofa, la ricercatrice del confronto con il selvaggio. Da cui prende il titolo il libriccino pubblicato da Nottetempo: “In territorio selvaggio”, che ho appena finito di leggere. Un piccolo libro importante. Per me.

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Se lo immagini poi diventa reale…

«Storia di due donne e di uno specchio» di Edoardo Zambelli

«- Perché non provi a immaginarlo?
– Perché se lo immagino poi diventa reale»

È questa una delle citazioni, secondo me, più rappresentative del libro che ho appena finito di leggere. Uh! Quante cose avrei da dire sul nuovo romanzo di Edoardo Zambelli intitolato «Storia di due donne e di uno specchio» (Laurana Editore, 2018). Ci proverò, tralasciando comunque molto altro, purtroppo.

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Che immaginario potente!

«La metà di bosco» di Laura Pugno

Ho letto l’ultimo romanzo di Laura Pugno, “La metà di bosco” (Marsilio editore). E dunque? Dunque sto cercando di trattenere l’entusiasmo perché non sta bene fare le esaltate (e a me non piace farlo per niente): eppure è un romanzo davvero incredibile. Il più bello tra i suoi, per me. Trovai “Sirene” estremamente carnale, esplicito, violento (pur sempre contraddistinto da un immaginario potente e da una scrittura incisiva), direi anche rabbioso, un grido giovane contro il mondo. “La ragazza selvaggia”, al contrario, la trovai più introspettiva, in un certo senso mi parve di percepire la voce di una donna combattuta. Quest’ultimo invece è etereo, quasi impalpabile ma anche molto visibile. Una donna matura che fa i conti con sé stessa con le proprie immaginazioni. Il più bello: mi ha ricordato molto il suo incantevole libro di poesie “Bianco” che non tanto la sua narrativa. Sì, mi è entrato sottopelle: la violenza qui è controllata, è famigliare, non turba davvero, piuttosto insegna, fornisce materia prima da masticare come foglie di coca per combattere non la fatica ma il dolore che si trasforma finalmente in speranza. Ma non fidatevi di me. Leggetelo voi.

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Uno di quei libri che non rileggerò

«Sirene» di Laura Pugno

Ho letto “Sirene” di Laura Pugno. È un romanzo crudo e denso di crudeltà, e a modo suo pazzesco: grande immaginario, potente messaggio, immediato, scorrevole, coinvolgente. Ma è anche uno di quei libri che non rileggerò. Più precisamente è uno di quei libri che “potrei” scrivere, ma che non leggerei, mai. Ne parlavo di recente con un amico: a me “non serve” farmi più male (e con male intendo “male anche fisico”, se considero l’incubo fatto la notte dopo essere arrivata alla fine di pagina 66 – da qui in poi ho letto di traverso cercando di non “assorbire” le immagini -; incubo, dicevo, che mi ha fatta ritrovare senza più forze, mezza accasciata davanti al letto con in mano la tenda strappata dalla finestra), dicevo, non mi serve più male di quanto già non conosca “male”.

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Basta dire: Bianco

«Bianco» di Laura Pugno

Be’, l’ho letto e – lo ammetto – ho pianto un paio di volte. Non mi interessa se questo era negli intenti dell’autrice. E di certo le immaginazioni che queste pagine hanno creato in me non coincideranno nemmeno lontanamente con quelle descritte o immaginate dalla Pugno. Ma anche questo – con rispetto parlando – mi interessa poco. Mi interessa solo riportare la mia “esperienza di lettura”.

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