A breve in libreria, ma già in preordinazione

«Ci ho investito una gran dose di spietata sfacciataggine. Non è una sviolinata dei corsi che ho frequentato, anzi, mi auguro di essere riuscita a inserire anche critiche costruttive». (Ma.Ma.)

Il 22 settembre 2022 esce il pamphlet Tutti Autori! Come difendersi dai corsi di scrittura creativa, per la collana ‘Scripta’ di Prospero editore, Milano.

Siccome è facile da mal intendere, dico subito che NON è un manuale di scrittura. Proprio no. Tutti scrittori!, il mio ultimo libro è una raccolta di testi in cui – a volte anche con un po’ di sarcasmo e sulla base di esperienze dirette – si trovano registrati gli approcci ai corsi di scrittura che ho osservato dall’interno, tra i banchi, mimetizzata tra gli allievi, da allieva. Fondamentale è infatti il sottotitolo: «Come difendersi dai corsi di scrittura creativa».

«Ottanta esperienze sfacciatamente
schiette per risolvere una volta per tutte
l’annoso caso della plausibilità
di insegnare scrittura creativa.»
Così riporta la quarta di copertina.

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L’alba è «di tutti»

«Un visibile narrare» – 01

«…la fotografia reinventa la realtà
attraverso punti di vista, digressioni,
sfumature, metafore, come fa la scrittura,
non solo e non necessariamente romanzesca.»

È uscito oggi su Azione il primo articolo che ho scritto sul tema Un visibile narrare. La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito) a questo indirizzo!

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L’ultimo sesso al tempo della peste

È uscito in questi giorni (13 giugno 2020) – per ora solo in formato e-book con Neo.Edizioni – una raccolta di racconti scritti da una cinquantina di firme durante il Lockdown: L’ULTIMO SESSO AL TEMPO DELLA PESTE

Un libro a tratti simpatico a tratti impegnato, e pure utile, visto il suo scopo benefico.

Scarica QUI il comunicato stampa.

Il progetto è stato ideato dallo scrittore de Il Saggiatore, Filippo Tuena, cresciuto a Roma e oggi residente a Milano. Lui è di fatto il curatore di questa raccolta di racconti della quale ampiezza fornisce qualche numero: «…siamo cinquantadue firme. Cinque autori vivono all’estero, (due in canton Ticino; uno a Lussemburgo; i due in Francia hanno preferito scrivere il racconto in francese). Due racconti sono stati scritti a quattro mani. Roma è la città più rappresentata, seguita da Milano, poi Torino, Bologna, Venezia, la Toscana, il Veneto. Nel sud la Sicilia è la regione che ha contribuito con più autori, anzi autrici. Il gruppo è formato da scrittori con esperienza, esordienti, giornalisti, registi cinematografici, sceneggiatori, docenti, musicisti, poeti, blogger, lettori. C’è una bella equità tra maschi e femmine con una leggera prevalenza di quest’ultime».

Sulla quarta di copertina i nomi di tutti gli autori

Tra questi autori c’è anche la sottoscritta. Al progetto abbiamo collaborato tutti a titolo di volontariato, compreso l’editore che ha deciso di elargire il guadagno della vendita dell’ebook (3,99 euro a copia) per scopi benefici.

“E mentre io vedevo il mondo fuori piombare in un fumetto di Frank Miller, ero pronto a giocarmi tutto a costo di fare la figura di uno dei personaggi di Goerges Wolinski”.

(dal mio giocoso racconto intitolato “Un fumetto di carne” e contenuto nella raccolta “L’ultimo sesso al tempo della peste” a cura di Filippo Tuena; per Neo Edizioni).

E che non me ne voglia Goerges Wolinski, per aver giocato con una sua vignetta (v. immagine).


I proventi saranno devoluti al Centro Senologico dell’ospedale “G. Bernabeo” di Ortona ‒ ASL Lanciano-Vasto-Chieti (Abruzzo)

Si trova:

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Spunti, riflessioni, monologhi e considerazioni di spessore

«Parole private dette in pubblico» di Giulio Mozzi

Mi rallegro di quante cose siano ancora in grado di sorprendermi. Sono mesi e mesi – e ne ho pure già parlato altre volte – che sento (e leggo) frasi sia di autori affermati sia di aspiranti scrittori volte a sostenere che si scriva solo per gli altri. Non che io scriva romanzi per me: non sono folle. Ma ho sempre pensato che dipendesse da quello che si scrive, per dire: un diario dovrebbe essere l’opposto di una scrittura “pubblica”. Ora, ammetto che sono una cocciuta: “imparo” o “accetto come insegnamento” solo quello che capisco.

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