Un visibile narrare, con “stile” – 03

3 di 4, per la prima miniserie: un visibile narrare, con “stile”.

…presa da internet, dovrebbe rappresentare una competizione di schiaffi

di Manuela Mazzi

«Quando il sole tramonta in Basilicata, il cielo si tramuta in un polmone che espettora sangue, la luce fa tossire più che commuovere».

Questa descrizione è tratta dal romanzo «La straniera» di Claudia Durastanti (La Nave di Teseo, 2019).

Si resta dunque in tema di tramonti. Ma che effetto fa leggere queste parole? Che immaginazioni producono nel lettore? Qual è il significato che le parole usate in queste due righe si portano appresso?

Torno al confronto tra arte e arte, tra fotografia e scrittura, grazie al quale è facile osservare che «albe» e «tramonti» immortalati in un negativo non portano il senso che a loro viene attribuito dalle equivalenti parole che li definiscono. Mi spiego.

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Un visibile narrare, con “stile” – 02

2 di 4, per la prima miniserie: un visibile narrare, con “stile”.

Messico, Playa del Carmen; (Ma.Ma., 2007)

È mattina, sera o sono le due del pomeriggio?

Tramonto. «…o Sole; et tu pur fuggi, et fai d’intorno» (Petrarca). I cieli infuocati. Quelle «robe lì», «robe belle».

Non a caso, nel mio testo precedente ho usato tre registri linguistici diversi per descrivere il tramonto: uno «alto» (elevato), uno «medio», uno «basso» (semplice). Non a caso perché questa è una parte fondamentale nello studio degli stili di scrittura.

Più comunemente per mostrare la distinzione tra i tre livelli di stile linguistico si usa una sola parola, più che un’espressione: volto, viso, faccia possono determinarne una più immediata comprensione.

Quella che viene chiamata «dottrina degli stili» ha radici antiche e si rifà a trattati di retorica che qui evitiamo di citare, anche perché la sottoscritta non ha ancora avuto modo di leggerseli per intero (e perché li trovate citati ovunque altrove). Basti sapere che la scelta delle parole, ma anche delle espressioni, e nondimeno pure la scelta delle immagini che proponiamo stabilisce lo stile delle nostre opere, e dunque anche la loro fruibilità e il loro posizionamento.

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L’ultimo sesso al tempo della peste

È uscito in questi giorni (13 giugno 2020) – per ora solo in formato e-book con Neo.Edizioni – una raccolta di racconti scritti da una cinquantina di firme durante il Lockdown: L’ULTIMO SESSO AL TEMPO DELLA PESTE

Un libro a tratti simpatico a tratti impegnato, e pure utile, visto il suo scopo benefico.

Scarica QUI il comunicato stampa.

Il progetto è stato ideato dallo scrittore de Il Saggiatore, Filippo Tuena, cresciuto a Roma e oggi residente a Milano. Lui è di fatto il curatore di questa raccolta di racconti della quale ampiezza fornisce qualche numero: «…siamo cinquantadue firme. Cinque autori vivono all’estero, (due in canton Ticino; uno a Lussemburgo; i due in Francia hanno preferito scrivere il racconto in francese). Due racconti sono stati scritti a quattro mani. Roma è la città più rappresentata, seguita da Milano, poi Torino, Bologna, Venezia, la Toscana, il Veneto. Nel sud la Sicilia è la regione che ha contribuito con più autori, anzi autrici. Il gruppo è formato da scrittori con esperienza, esordienti, giornalisti, registi cinematografici, sceneggiatori, docenti, musicisti, poeti, blogger, lettori. C’è una bella equità tra maschi e femmine con una leggera prevalenza di quest’ultime».

Sulla quarta di copertina i nomi di tutti gli autori

Tra questi autori c’è anche la sottoscritta. Al progetto abbiamo collaborato tutti a titolo di volontariato, compreso l’editore che ha deciso di elargire il guadagno della vendita dell’ebook (3,99 euro a copia) per scopi benefici.

“E mentre io vedevo il mondo fuori piombare in un fumetto di Frank Miller, ero pronto a giocarmi tutto a costo di fare la figura di uno dei personaggi di Goerges Wolinski”.

(dal mio giocoso racconto intitolato “Un fumetto di carne” e contenuto nella raccolta “L’ultimo sesso al tempo della peste” a cura di Filippo Tuena; per Neo Edizioni).

E che non me ne voglia Goerges Wolinski, per aver giocato con una sua vignetta (v. immagine).


I proventi saranno devoluti al Centro Senologico dell’ospedale “G. Bernabeo” di Ortona ‒ ASL Lanciano-Vasto-Chieti (Abruzzo)

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Spunti, riflessioni, monologhi e considerazioni di spessore

«Parole private dette in pubblico» di Giulio Mozzi

Mi rallegro di quante cose siano ancora in grado di sorprendermi. Sono mesi e mesi – e ne ho pure già parlato altre volte – che sento (e leggo) frasi sia di autori affermati sia di aspiranti scrittori volte a sostenere che si scriva solo per gli altri. Non che io scriva romanzi per me: non sono folle. Ma ho sempre pensato che dipendesse da quello che si scrive, per dire: un diario dovrebbe essere l’opposto di una scrittura “pubblica”. Ora, ammetto che sono una cocciuta: “imparo” o “accetto come insegnamento” solo quello che capisco.

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