L’altra faccia de «Il Gattopardo»

«I Malavoglia» di Giovanni Verga

Non aristocratici, ma famiglia di pescatori. Gli anni d’ambientazione sono quelli. Il Gattopardo copre un periodo tra il 1861 e il 1910, e I Malavoglia pure son vissuti a metà di quegli anni, se si tengono buoni il riferimento della morte di un personaggio a Lissa nel 1866 e il fatto che la prima edizione uscì nel 1881. Due facce di una stessa terra, la Sicilia. Vite e impegni ben diversi, che si respirano anche nella lingua e nello stile degli autori. Giuseppe Tomasi di Lampedusa, molto descrittivo in modo quasi barocco. Giovanni Verga, invece, al passo con la cadenza dialettale per dare respiro a un romanzo molto parlato, e scevro di ornamenti; dove anche le frasi fatte non sono metafore ma l’affidarsi alla saggezza di una tradizione molto antica. Ho apprezzato molti più la lettura de «I Malavoglia» di Giovanni Verga, che non «Il Gattopardo» di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Ma sono contenta di aver letto entrambi, a poca distanza l’uno dall’altro, proprio per la possibilità del confronto.

Continua a leggere “L’altra faccia de «Il Gattopardo»”

La forza del sistema di immagini

[Questo articolo era stato preparato l’anno scorso per il sito “I libri degli altri”, ma siccome hanno poi chiuso la sezione “Immersioni”, lo pubblico qui.]

L’INTRO

«Un sistema di immagini è una strategia di motivi, una categoria di immagini impresse nel film che si ripete visivamente e sonoramente dall’inizio alla fine, con persistenza e grande variazione, ma con altrettanta grande sottigliezza; è una forma di comunicazione subliminale che rafforza la profondità e la complessità dell’emozione estetica.»

Così scrive Robert McKee nel volume «Story» (Omero editore, Roma, 2010), bibbia degli sceneggiatori, e utilissimo anche per i romanzieri o scrittori di racconti. Ed è proprio il sistema di immagini che, secondo me, funziona molto bene e salta all’occhio di qualsiasi lettore del romanzo «Fahrenheit 451» di Ray Bradbury (Mondadori, per la collana Oscar Moderni, Milano, 2016 – ndr: si cita non la prima edizione, ma la versione dalla quale vengono tratte le seguenti citazioni; ne riportiamo solo alcune prese dalle prime 30 pagine).

Continua a leggere “La forza del sistema di immagini”

Ragazzi, state vicino ai vostri vecchi

«Il vecchio e il mare» di Ernest Hemingway

Ecco, questo è un libro speciale e lo dice il mio corpo non io. Le prime dodici pagine le ho lette con la pelle d’oca costante. «Il vecchio e il mare» di Ernest Hemingway è di una tenerezza infinita. Quanta umiltà di pensiero è racchiusa già solo nelle prime venti pagine: l’accudimento del giovane verso il vecchio, i ricordi del passato, delle belle esperienze fatte insieme, pezzi di vita che mantengono in vita, e il pensiero che vaga nelle passioni verso il baseball, la cena servita, la notte senza sogni tempestosi… È così: questo romanzo mi ha fatto sciogliere lo stomaco. 
Lo so, eh, che dovrei dire che si tratta di un inno alla resistenza, alla caparbietà, alla lotta contro la fine… ma per me no, per me è l’esatto opposto: è una richiesta di attenzione verso gli anziani, a non abbandonarli perché sono preziosi: «“Devi metterti a posto in fretta (ndr: disse il ragazzo al vecchio), perché ho ancora molto da imparare, e tu puoi insegnarmi tutto…”»

Continua a leggere “Ragazzi, state vicino ai vostri vecchi”

Quanto paesaggio…

«Il deserto dei tartari» di Dino Buzzati

Se nelle mille pagine dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij ho trovato molti personaggi così ben caratterizzati da mettere in ombra persino quel paio di luoghi descritti, ne «Il deserto dei tartari» di Dino Buzzati, ricordo praticamente un solo personaggio e la sua vita perfettamente rappresentata nell’apatico paesaggio raccontato in tutti i modi possibili, nonostante la sua apparente (ma neanche tanto apparente) immobilità. Quello che mi ha colpito, in fondo, è il gioco frustrante messo in atto: laddove le relazioni “dovrebbero” modificare una situazione, qui, ogni relazione – e iniziano tutte con un buon proposito – alla fine rimette sempre il pallone al centro; non si arriva mai nemmeno davanti alla porta, figuriamoci fare gol; la situazione non viene mai modificata, o quasi mai…

Continua a leggere “Quanto paesaggio…”

Grande autoanalisi, sull’amore poi… da restarne turbati

«Memorie dal sottosuolo» di Fëdor Dostoevskij

Ho letto le Memorie dal sottosuolo, romanzo del 1864 di Fëdor Dostoevskij. E ora mi prendo due minuti per scrivere meglio quello che ne penso. L’ho letto a metà del libro dei Fratelli Karamazov, quasi fosse un intermezzo. Forse anche per questo ci ho visto a tratti lo Starec, dei tempi della sua giovinezza prima della conversione. Ma ciò non mi ha comunque distolta dalla voce del narratore, quell’io che si è messo in gioco.

Continua a leggere “Grande autoanalisi, sull’amore poi… da restarne turbati”