Picchiatori in libreria

«Questo è un racconto monumentale, 
come sempre è il ricordo 
della gioventù e dell’adolescenza selvatica».
(Ermanno Cavazzoni)

A distanza di sei anni dall’ultima pubblicazione,
domani, 25 marzo, arriva in tutte le librerie d’Italia e del Canton Ticino
il mio nuovo libro:

Breve trattato sui picchiatori
nella Svizzera italiana degli anni Ottanta

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Vince il male

«Le ripetizioni» di Giulio Mozzi

“Le ripetizioni” atteso e quasi insperato romanzo di Giulio Mozzi è uscito ieri nelle librerie per l’editore Marsilio. Un libro pericoloso, un libro che mi ha fatto un sacco di male. Da qui, la bravura autoriale. Se uno scrittore può fare con le parole ciò che ha fatto Giulio Mozzi con me lettrice, deve per forza essere bravo, considerata la mia dichiarata incapacità di «emozionarmi» con la letteratura. E io glielo riconosco: ha scritto un romanzo pazzesco a pluriinneschi ritardati fattualmente devastanti. Questo romanzo è il male.

Non lo rileggerò.

LA TRAMA

C’è un uomo. Mario. Che è più uomini. Che è più voci. Che ha un suo modo di guardare e vedere la realtà e in particolare un suo rapporto conflittuale con i ricordi: Mario sostituisce la realtà con la finzione; trasforma finzioni in realtà, o possibili realtà. È un uomo che cerca di ricostruirsi attraverso il recupero di pezzi di storia e insegue relazioni emotive senza pathos, mai da protagonista, sempre da passivo. È un uomo con più vite, dissociato, spaesato. Un uomo che vive secondo ciò che gli viene fatto vivere. Un ospite del mondo. Un osservatore ed esecutore delle volontà altrui. Un cronista che riporta la sua partecipazione senza assumersi la responsabilità di farvi parte. Un narratore inaffidabile. È un uomo curioso. Che cerca di capire, mai giudicante. Un uomo molto dolce. Attento a non far male di sua iniziativa. Accudente. Altruista. A cui affidarsi. Gentile ed educato. Servizievole. Disponibile. Tanto. Ma soprattutto un uomo profondamente affascinato dal male, quello prodotto attorno a lui, e un uomo di così poca volontà da non riuscire né a rendersene conto né a ribellarsi a quell’attrazione che rimuove giorno dopo giorno. Un uomo che proprio per questo si troverà per tutto il romanzo confrontato con il male a più riprese, dal male della perdita, al male delinquenziale, a quello militaresco, sino alla totale perversione sessuale, e alla violenza estrema che qui sarà mostrata in tutta la sua carnalità.

Come accettare quella parte di sé che potrebbe farlo fuori, rimanendo nella realtà? Ma che cosa è vero? Sono veri i ricordi?, o sono falsi ricordi, ricostruzioni di storie, profumi… le fotografie, forse esistono solo le fotografie, anche se non combaciano con la memoria.

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Il fumo era grigio

È uscito a dicembre il numero 1 della rivista «Paper Club 1978» sul tema «Woman Celebration» per la casa editrice «AI magazine books» di Christina Magnanelli Weitensfelder, a cura di Marco Candida (che ringrazio per avermi coinvolta nel progetto).

Tra i racconti che vi compaiono, anche il mio testo che si intitola Il fumo era grigio.

(Le altre firme sono: Cynthia Collu; Eva Clesis; Elisa Eliselle Guidelli; Dunia Elfarouk; Sara Durantini; Paolo Galli; Andrea Malabaila; Marino Magliani; Paolo Ciampi; Danilo Arona; Angelo Marenzana)

Il mio racconto vuole celebrare la forza di una donna (una per tutte) che supera il proprio passato pur senza poterlo dimenticare, anzi, raccogliendolo e affrontandolo come si possono affrontare i fantasmi che ci restano attaccati addosso: con accoglienza e consapevolezza.

Questo l’incipit del racconto Il fumo era grigio:

«A venti ero ancora vergine. Sarebbe stato l’ultimo anno, anche se ancora non lo sapevo. I venti non sono come i diciotto. A diciotto una pensa cambi tutto e non cambia niente. A venti una pensa non cambi niente, e poi ci resti fregata, ché ti cambia tutto. I miei venti sono durati un anno, poi sono diventati quarantatré. Poi sette e il mondo si è risolto capovolgendosi. (...)»

(...Continua sulla rivista)

Trama, tensione, tenzone e tentazione

«Il diavolo a rovescio» di Sabrina Caregnato

Era da un sacco di tempo che non leggevo una storia “storia!” in un romanzo. Una storia di quelle con una trama forte e convincente, senza essere dozzinale. Di quelle con la tensione narrativa dei gialli più riusciti pur non essendo un giallo; con personaggi così caratterizzati e psicologicamente profilati senza essere un libro psicologico; con un portato di erotismo e spietatezza senza essere pornografico; con un’ambientazione ricchissima senza essere invadente; con un clima storico senza essere pesante; con un lessico così forbito e ricercato senza l’aspirazione di essere letterario nel senso “ristrettivo” del termine, cioè di nicchia.

È stato un bel piacere leggere «Il diavolo a rovescio» di Sabrina Caregnato, Libro/mania editore.

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Sette miliardi e un atollo

«La questione dei cavalli» di Arianna Ulian

Un giorno mi sono svegliata Momo. Per chi non lo sapesse ancora, Girolamo detto Momo, è il piccolo co-protagonista de «La questione dei cavalli» di Arianna Ulian, romanzo uscito da poco come prima opera della collana Fremen, diretta da Giulio Mozzi per l’editore Laurana di Milano. Arianna è un’amica. Sì. Meglio dirlo subito prima di ricevere qualche contestazione. A dirla per bene, spesso agli amici faccio il favore di non scrivere note ai loro libri che leggo. Ma quando mi capita di leggere libri di amici che tanto mi piacciono…

Dicevo, un giorno, dopo averlo letto, mi sono svegliata Momo. Stavo dalla parte di qua a guardare con un binocolo i cavalli morenti. Sette cavalli isolati su un isolotto, come i sette miliardi che siamo sulla terra. Si disfacevano per colpa di figuranti nei panni sbagliati, gente che invece di fare quello che dovevano fare si distraevano, voltavano le spalle all’isola, si ubriacavano tra loro, e intanto i cavalli deperivano, e io guardavo e pensavo che non avevo potere, che anche se avessi gridato, oh! Vecchi sanpietrini sbeccati!, mo svegliatevi però perché quei cavalli stanno morendo e voi scartabellate scartoffie e roba burocratica e il tempo passa, e per tutti gli zoccoli incrostati, quanto siete stupidi, ed è possibile che animali così potenti e perfetti e dignitosi debbano restare proprio per la loro potenza irruente, là a morire per colpa di chi ne ignora quasi l’esistenza? E pensavo a tutto questo, mentre mi sistemavo un cappellino, e mi struggevo.

Un giorno mi sono svegliata Momo e quel giorno ho capito quanto mi era rimasta dentro quella storia, descritta con una lingua così potente.

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