La siciliana e il senzatetto polacco

La scrittura di Tomassini è stata spesso definita barocca. In astratto, è una cifra che chi scrive in queste righe non ama. Qui, però, accade qualcosa di diverso: quella stessa densità retorica non irrita, non pesa, ma colpisce per la sua onestà. È una lingua che non cerca effetti, che non costruisce pathos, e proprio per questo riesce a essere potente. 

Sul settimanale svizzero «Azione», un mio commento a Sangue di cane di Veronica Tomassini.
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L’articolo

La nave di Teseo, a oltre dieci anni dall’esordio di Veronica Tomassini, ripubblica Sangue di cane

Il tempo può essere un elemento davvero decisivo per un libro. Non nel senso della durata o dell’invecchiamento, ma come distanza critica. Rivederlo comparire sugli scaffali dopo anni di assenza permette di valutarne la tenuta, al di là del contesto che lo aveva accolto. A maggior ragione quando si tratta di un esordio.

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Rassegnazioni, assenze e nostalgie

«L’altro addio» di Veronica Tomassini

Ho finito di leggere anche «L’altro addio» sempre di Veronica Tomassini (Marsilio edizioni).
In teoria il tema, i personaggi sono circa gli stessi del precedente «Sangue di cane».
Credevo si trattasse del punto di vista del protagonista maschile, ma non è proprio così. Il narratore è sempre “Lei” che si “immedesima” in ciò che accadde all’uomo di cui era/è innamorata, soprattutto dopo la sua “ultima” fuga. Stessa autrice, stessa storia, stesso “stile” eppure così profondamente diverso. Esatto. È un libro che non riscrive la storia, la vive proprio in modo diverso.

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