Intrattenibilmente commovente

«Sangue di cane» di Veronica Tomassini

Ho letto “Sangue di cane” di Veronica Tomassini (Laurana editore).
In ottobre, dopo aver assistito alla presentazione del suo secondo libro (questo di cui parlo è il primo, ora leggerò pure l’altro) scrissi: “Avevo già il dubbio che la scrittura di questa autrice “siciliana” fosse potente, ma se vi dicessi che alle prime cinque righe di un estratto dell’ultimo suo romanzo, lette durante la presentazione, stavo già piangendo di una commozione intrattenibile, viscerale? No, eh? Allora non ve lo dico, sarete voi a venire a dirlo a me se mi farete il piacere di leggerla: e lo dico a copertina ancora chiusa (…).

La sua è stata definita in un certo qual modo una scrittura barocca… credo ci sia molto di quella retorica che io non amo. Sì, ho detto “non”. Anche le righe lette erano così, ma invece di irritarmi mi hanno schiaffeggiata con una sincerità e un’onestà per niente “forzata”. Ed è questa “forza” della non forzatura – la forza di una scrittura sincera – ad essere incredibile. Per me. Che magari sono ipersensibile in un modo o nell’altro. Ma anche per tanti altri, ne sono certa. (…) Perché questo libro, questi libri parlano di una storia d’amore sofferta, siamo negli anni Novanta, tra un polacco immigrante, nella miseria e alcolizzato (come tanti altri), e una giovane donna italiana,…”. Forse la più bella storia d’amore di cui abbia mai sentito narrare. Di certo, l’espressione di un amore di cui riconosco a pelle l’intensità, la sofferenza, la disperazione, l’estrema necessità, l’inevitabilità, la dannazione… 
Confermo ogni singola parola di quel che scrissi due mesi fa. E aggiungo quanto ho detto settimana scorsa: “Sono felice di aver letto questo libro a ridosso di Natale: mai sentito tanto lo spirito natalizio in una narrazione. La seconda cosa: forse, per la prima volta, ho capito che cosa vuol dire leggere un libro “consolante”, nel vero senso del termine. E se per alcuni può sembrare uno paradosso, visto il contenuto, be’ mi dispiace per loro…”
Regalerei questo libro a chiunque proprio sotto Natale, per il senso di carità e pietà che ti entra in circolazione nel sangue senza pena. Per la forza della vita che freme in ogni pagina. Per quello sguardo che la narratrice riesce reggere per tutto il libro, con una dignità che ha del miracoloso. Io ho amato questo libro. Così tanto che da una parte non riesco ancora a capire come abbia potuto faticare a trovare un editorie (qui c’è davvero qualcosa di distorto!), dall’altra sono grata a chi ha invece creduto in questa autrice, permettendomi così di leggere questo scritto. Dio (e non lo cito a caso) che bel libro!

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