Mercoledì 30 settembre, dalle 17.00, al Bibliocafé di Lugano, presenteremo Arcipelago von Geldburg, il romanzo-dossier nato dal lavoro del Collettivo 91.
A dare voce al progetto saranno Manuela Mazzi, Romina Henle ed Ercole Levi, in rappresentanza del Collettivo 91: tre punti di vista per raccontare come è nato un giallo costruito da dieci autori, come si intrecciano le diverse voci narranti e che cosa accade quando, anziché seguire un detective, è il lettore stesso a dover ricomporre gli indizi.
Chi dice la verità? Forse nessuno. Forse tutti.
Al termine della presentazione sarà possibile acquistare il libro e ricevere una dedica.
📍 Bibliocafé, Via alla Campagna 9, Lugano 🗓 Mercoledì 30 settembre 2026 🕔 Dalle 17.00
Lunedì, 24 agosto a Lugano, dalle 18:00, un incontro di Chilometro zero mette a confronto letteratura, traduzione e saggistica attorno alla pratica della scrittura condivisa
clicca per scaricare la locandina completa e ufficiale
Mettere più persone davanti allo stesso testo significa obbligarle, prima o poi, a cedere qualcosa. Una parola, un tono, una struttura, talvolta persino un’idea iniziale. Ma significa anche vedere il libro prendere una strada che da soli non si sarebbe imboccata.
È su questo crinale che si muove Scrivere a tante mani, l’incontro in programma lunedì 24 agosto alle 18.00 alla Biblioteca cantonale di Lugano, nella Darsena del Parco Ciani.
Se la sua scrittura fosse un gesto? Su due piedi direi un applauso, ma mi sembra troppo chiassoso, preferisco scegliere una specie di inchino, come fosse un esercizio di ammirazione: mi inchino alla grandezza del singolo essere umano.
Sul settimanale svizzero «Azione», la mia intervista a Emanuele Trevi che inaugurerà gli Eventi letterari Monte Verità presentando il suo ultimo romanzo: Mia nonna e il Conte: GIOVEDÌ 26 MARZO, PalaCinema, Locarno, 19.00. Non servono iscrizioni per accedere al sito, ed è gratuito. Per leggere con comodità, basta seguire il link che segue: https://www.azione.ch/2026/03/12/una-primavera-fuori-tempo-massimo/
Intervista: gratuità e amore senza possesso nell’ultimo libro di Emanuele Trevi che inaugurerà gli Eventi letterari Monte Verità
Dance Me to the End of Love, recita Leonard Cohen nella canzone che dà il titolo alla quattordicesima edizione degli Eventi letterari Monte Verità (in programma dal 26 al 29 marzo 2026): una danza che non promette salvezza, ma presenza fino alla fine. È da questo orizzonte – dove amore e morte, eros e perdita non si risolvono, ma restano in movimento – che prende avvio l’incontro con Emanuele Trevi, chiamato giovedì 26 marzo al PalaCinema di Locarno a inaugurare il festival parlando di Mia nonna e il Conte (Solferino, 2025), la sua ultima pubblicazione. Un libro che, come la canzone di Cohen, sembra rinunciare a ogni finalità per esplorare ciò che accade quando il tempo rallenta e le storie smettono di «servire»: «Sarebbe difficile concepire una storia più spoglia di eventi», scrive a un certo punto nel romanzo, eppure le scene sono densissime se non di fatti, di stagioni che si susseguono in una primavera di avvicinamento, un’estate sotto la magnolia, un autunno nel salotto.
Emanuele Trevi, era sua intenzione far procedere il racconto per stagioni, come fossero passi di una danza più che per azioni?
I racconti del mendrisiottese Giudici non hanno coerenza di lunghezza, né di tema, né di voce, piuttosto si dispongono per urti successivi, prendendosi il proprio spazio, occupando un determinato campo narrativo, senza preoccuparsi troppo di mettersi d’accordo con gli altri.
Racconti: Tiri di rimbalzo di Mario Giudici e la messa in crisi della forma breve tra controllo e deviazione
Si dice che la parte difficile, per una raccolta di racconti, sia la sua tenuta di senso, l’architettura semantica, se vogliamo dirla in modo più tecnico. Non di per sé i singoli racconti, che se son ben fatti quelli stanno pure bene per conto loro. Ecco: in Tiri di rimbalzo di Mario Giudici (Giampiero Casagrande editore, 2025) a fornire la cornice perfetta è proprio il titolo che chiarisce sin da subito la «poetica» (si può dire?) di cui è intrisa l’intera raccolta.
I racconti del mendrisiottese Giudici non hanno coerenza di lunghezza, né di tema, né di voce, piuttosto si dispongono per urti successivi, prendendosi il proprio spazio, occupando un determinato campo narrativo, senza preoccuparsi troppo di mettersi d’accordo con gli altri.