La caricatura dell’Italia di Nonna Elsa

«La Storia» di Elsa Morante

Ovvero la caricatura dell’Italia degli anni della seconda guerra mondiale e della vita in generale, narrate da “nonna Elsa”.

Un altro libro (forse il terzo o il quarto) che, pur essendo portato e citato per essere un grande romanzo, a me non è piaciuto. E come mia abitudine mi permetto di dirlo, consapevole di attirare lo sdegno di chi ne sa più di me: per cui mi scuso a priori.

Lo dico subito anche per togliermi il mattone dal cervello: dopo la prima pagina avevo già stabilito che era una scrittura di quelle che a me non solo dicono poco ma persino mi irritano. Tanto. Ché più “bugiarda” (perché ampollosa, forzata, caricaturale, eccetera) non poteva essere. Per me. Sia chiaro: per il mio gusto e la mia percezione personale.
Il resto della lettura (faticosissima) me lo sono concesso solo nel tentativo di trovare qualcosa che mi convincesse di sbagliarmi. Girata l’ultima pagina, confermo la prima impressione che mi è entrata fino al midollo.

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La parabola della nascita di una comunità

«Cattedrale» di Raymond Carver (il singolo racconto)

La cripta romanica della chiesa San Vittore di Muralto.

È capitato che con un’amica – aggiungo di penna, ma non solo – abbiamo letto ad alta voce un racconto. E lo rifaremo con altri. È una sua idea. Una bella idea. Un’idea utile. Un modo diverso e molto concreto di ragionare sulla scrittura. Mi ha proposto un racconto di Raymond Carver che si intitola «Cattedrale». Lo so, è tra i più conosciuti. Lo avevo già sentito citare a più riprese, persino io, eppure non l’avevo ancora mai letto. 😊 E con il senno di poi, credo sia il racconto perfetto per avviare un’esperienza come questa: questione di incontri e condivisioni.

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Se lo immagini poi diventa reale…

«Storia di due donne e di uno specchio» di Edoardo Zambelli

«- Perché non provi a immaginarlo?
– Perché se lo immagino poi diventa reale»

È questa una delle citazioni, secondo me, più rappresentative del libro che ho appena finito di leggere. Uh! Quante cose avrei da dire sul nuovo romanzo di Edoardo Zambelli intitolato «Storia di due donne e di uno specchio» (Laurana Editore, 2018). Ci proverò, tralasciando comunque molto altro, purtroppo.

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Un libro sulla colpa e sul limite

«Pastorale americana» di Philip Roth

Un paio di minuti dopo aver finito un libro, di regola, mi metto a scrivere la nota che si srotola senza quasi pensarci. Mi ritrovo così a digitarla su telefonino e pubblicarla su fb senza nemmeno rileggere. Ho finito il romanzo “Pastorale americana” di Philip Roth già ieri. Ci ho dormito su la notte. Ci ho ragionato questa mattina e sono ancora restia a dire quello che penso. A fermare quello che penso. E questo credo sia già un grande risultato. L’ho vissuto come un libro sul tema della colpa, direi quasi sull’origine della colpa, e del superamento dei limiti: in buona sostanza per me è un libro che esplora o rivisita il peccato originale. E sembra dire: nell’accogliere il cambiamento o l’abbattimento di un valore morale o etico o sociale dove si pone il nuovo limite?

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Un libro sull’emarginazione del diverso

«La metamorfosi» di Franz Kafka

È tanto breve quanto commovente La Metamorfosi di Franz Kafka. Un racconto di grande attualità. Un’attualità che purtroppo sarà sempre più attuale.

LA TRAMA
Gregor, un giovane rappresentante che sbattendosi come un matto si prende cura dell’economia famigliare, si sveglia una mattina nel corpo di uno scarafaggio. Si sa, lo sapevo persino io già prima di leggerlo. In verità, Gregor si sveglia esaurito dalla fatica, dal lavoro, dal troppo fare (sindrome da Burnout?). Lo scarafaggio è la metafora del corpo che si rifiuta di alzarsi dal letto per andare a lavorare, non ce la fa proprio. Vorrebbe, ma non ci riesce…

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Un romanzo “fatto” di paesaggio

«Le otto montagne» di Paolo Cognetti

Mi è stato regalato da un’”amica del treno”, Sara, “Le otto montagne” di Paolo Cognetti. (Che ringrazio!)

Vorrei parlare di storia, ma più che di una storia ho letto cose di vita di appena fuori porta. Ma anche di casa, via, che levato il confine o confino, alla vecchia maniera, dato dalla lingua dialettale, la terra calpestata dai personaggi di questo romanzo è la stessa mia, quella delle preAlpi che si fanno Alpi e montagne rocciose.

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Il più gran romanzo d’Amore

«I miserabili» di Victor Hugo

Finite le ultime pagine, prendo una boccata d’ossigeno e provo a scrivere qualcosa di questo romanzo che è piuttosto un libro, e di cui hanno di certo già detto tutto. 
So ad esempio che dovrei dire che è un “romanzo storico”, un affresco di Parigi degli anni della prima metà dell’Ottocento, e più in generale di un ventennio di guerre napoleoniche, sommosse e rivoluzioni civili della Francia, e invece dico che è il più gran bel libro d’amore mai letto (tanto che non vorrei leggerne di altri così). Anzi più che d’amore, sull’amore, di quell’amore che si può definire più divino e paterno e materno che non erotico, ma pur sempre amore, anzi Amore. Al quale fa da contraltare, sì, la guerra, la rivoluzione, l’egoismo, sì, anche la miseria, una certa crudeltà, il vizio e l’inganno, insomma, la vita, compresa quella dei singoli “contro” i sistemi, veri generatori di Miserabili. L’amore divino dell’uomo, ma anche quello più alto, che si manifesta attraverso la provvidenza, vera protagonista, quasi prima ancora dell’amore stesso. Sebbene in tutto il libro
– mi pare – essa venga assegnata a dei diavoli. Più miserabili dei miserabili, tranne in un caso: Mabeuf, il vecchio bibliofilo in rovina. 

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Poi dicono che non esista il destino. (Fosse vero il racconto!)

«Edipo Re» di Sofocle

Edipo e la Sfinge – Dipinto di Jean-Auguste-Dominique Ingres
1808–1827

Mi sono appena goduta la storia di un uomo senza colpe (per volontà), macchiato delle peggiori colpe (per sorte). Ma è davvero così? Non c’è colpa nell’uccidere un uomo? (Pur non sapendo che si tratti di tuo padre?). E sarà davvero “giusto” o davvero “sbagliato” desiderare carnalmente la donna che ti ha generato (pur non sapendo che si tratti di tua madre?). O giacere con un uomo che potrebbe essere tuo figlio? Come direbbe un amico: il discorso è spinoso (anche in questo caso) e rientra nell’etica, che per sua natura non contiene una verità.
Parlo del testo teatrale “Edipo Re” di Sofocle.

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…fazioso, maschilista, arrogante, scontato

«Consigli ai giovani scrittori» e il racconto «Il giovane incantatore» di Charles Baudelaire

Non sprecherò molte parole per questo librettino. Non vale la pena. Mi ha innervosita. L’autore è Charles Baudelaire. Il librettino in questione contiene nove “Consigli ai giovani scrittori” – che sconsiglio di cuore perché li ho trovati o faziosi, o maschilisti, o arroganti, o scontati – e il racconto “Il giovane incantatore” per il quale rivendico il diritto del lettore di smettere di leggere prima di arrivare alla fine. 
Considerate che l’intero volumetto conta solo 77 pagine, di cui ventotto sono dedicate ai consigli.

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