«Autobiografia di Alice Toklas» di Gertrude Stein
Ho l’edizione einaudiana con la traduzione di Cesare Pavese e l’interessante e utile introduzione di Richard Bridgman. Non mi è dato a sapere il contenuto degli altri volumi, ma in questo si trova anche la cronologia della vita di Gertrude Stein dal 1864 al 1967. Diciamolo subito: mi piace come è scritto, la lingua usata. Trovo naturalmente affascinante la vita piena di incontri di queste due donne. Ma – come credo sia per tutti – a incantarmi è il gioco narrativo del falso genere: in quanto autobiografia avrebbe dovuto essere scritto da Alice Toklas, altrimenti sarebbe dovuto essere definito «biografia». Da qui il gioco narrativo. E chissà quale sia la verità: l’introduzione getta infatti altri dubbi rafforzando il gioco, come se ce ne fosse il bisogno. Così che difficilmente ci si rende conto di chi ha davvero scritto queste pagine. Essendo le due donne anche compagne di vita io non ho dubbi che inevitabilmente sia stata scritta da entrambe. Così come si conclude il ritratto che la Stein fece di Alice (chiamandola Ada): «Tremare era tutto vivere, vivere era tutto amare, una allora era l’altra» (Geography and Pays, p. 16; e Yale Collection of American Literature). Convinzione che non mi toglie comunque il gusto della lettura. Anzi: mi piace immaginare la Toklas molto più eroica di quanto non va trapelare.
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