Un bianco neve che non assolve

“La bianchezza annunciata dal titolo, infatti, non ha che fare con un bianco sterile, né cerca di rievocare quello lirico delle nevi vergini. È un bianco contaminato, sintomo di una cancellazione più che superficie spolverata, non un nascondimento ma ciò che rende visibile l’invisibile: la vulnerabilità strutturale della presenza umana. È un bianco che satura.”

Su Azione ho speso qualche commento sull’ultimo lavoro, Whiteness in Černobyl, di Marco Cortesi. Per leggere l’articolo comodamente e gratuitamente, senza bisogno di login, cliccare QUI.

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