L’italiano pazzo e gli scatti in maniche di camicia

“Lontano dall’eroismo e dalle retoriche belliche, il suo vissuto si riflette nelle immagini che avrebbe realizzato anni dopo: fotografie perlopiù in bianco e nero (ma non solo) dove, verrebbe da dire, l’osservazione si fa portavoce di chi ha conosciuto il lato più duro della storia, senza rimanerci sotto.”

A Monte Carasso ha avuto luogo una bella esposizione dedicata a Mario De Biasi; ne ho parlato su “Azione”. Per leggere l’articolo comodamente e gratuitamente, senza bisogno di login, cliccare QUI.

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Vent’anni di ritagli del dolore nell’opera di Moira Ricci

Anche questo è un Visibile narrare!

“Fotografia: l’incontro tra forma d’arte e circostanze di vita, in esposizione al Mufoco di Milano, fa riflettere su come l’immagine possa fungere da mezzo per affrontare l’assenza e abbattere il muro del tempo”

Di recente, su Azione, è uscito questo articolo che ho amato scrivere. Può essere letto scrollando verso il basso, oppure anche online sul sito del settimanale (non servono iscrizioni; dal telefonino si arriva prima all’articolo correlato e poi a quello principale).

Vent’anni di ritagli del dolore nell’opera di Moira Ricci

Fotografia: l’incontro tra forma d’arte e circostanze di vita, in esposizione al Mufoco di Milano, fa riflettere su come l’immagine possa fungere da mezzo per affrontare l’assenza e abbattere il muro del tempo

/ 11/11/2024
Manuela Mazzi

«Così, solo nell’appartamento nel quale era morta da poco, io andavo guardando alla luce della lampada, una per una, quelle foto di mia madre, risalendo a poco a poco il tempo con lei, cercando la verità del volto che avevo amato. E finalmente la scoprii. […] Attraverso ognuna di quelle immagini, infallibilmente, io andavo oltre l’irrealtà della cosa raffigurata, entravo follemente nello spettacolo, nell’immagine, cingendo con le mie braccia ciò che è morto». Così, scrisse tra le pagine de La camera chiara, il critico e semiologo Roland Barthes. Affermazione che, mai come nell’opera più nota di Moira Ricci, risuona profondamente. Opera composta da una selezione di cinquanta fotografie realizzate tra il 2004 e il 2014, ed esposta fino al 1. dicembre al Mufoco (Museo di fotografia contemporanea) di Milano in una mostra intitolata 20.12.53 – 10.08.04 a cura della storica e critica della fotografia Roberta Valtorta, con la quale, in una recente serata pubblica alla Casa delle donne di Milano, la fotografa ha conversato, con la moderazione di Gigliola Foschi, critica d’arte della fotografia.

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Dall’altra parte del Duomo, la dattilografa

«Milano non è Milano» di Aldo Nove

«A dire la verità, Milano (la città) faceva un po’ paura. / Era una cosa poco precisa. / Se ci andavi ne vedevi un poco. / Qualcosa. / Non era possibile vederla tutta. / Se ci tornavi era cambiata. / Ma non abbastanza da essere un’altra cosa. / Era sempre Milano. / Ci facevano i panettoni. / E c’era il Duomo. / E in cima al Duomo la Madonnina».

Ho letto Milano non è Milano di Aldo Nove e ne ho scritto su Azione.

La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito).

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