IL racconto dimostrativo allegorico della dinamica di gruppo di un sistema di potere

«La caduta» di Friedrich Dürrenmatt

Che a me piaccia Friedrich Dürrenmatt, e non perché io sia svizzera come lo era lui ma perché gli riconosco una genialità narrativa fuori dal comune, è cosa di cui non faccio mistero. Non tutti i suoi titoli sono però allo stesso livello di godimento. Alcuni li ho quasi dimenticati, ma altri mi sono rimasti a tal punto che li uso spesso come esempi in tanti discorsi della quotidianità (penso a Greco cerca Greca o a La panne, di cui posterò due o tre righe in seguito). Ecco, «La caduta» (racconto di 60 paginette) è squittissimo e mi sa che finirà a rimpolpare l’elenco di quei titoli di cui mi posso servire per mostrare quel che meno mi riesce facile d’inventare sul momento.

LA TRAMA
Il racconto parte dallo schemino di una tavola attorno alla quale sono sedute persone il cui nome corrisponde a una lettera dell’alfabeto (a tal proposito vi incoraggio a NON fare come ho fatto io; non date una sbirciata all’ultima pagina, perché si capisce già quasi tutto, prima ancora di leggere). Ognuno di questi personaggi ha un ruolo preciso ed è evidente da subito che ci si ritrova davanti a un gruppo di potere importante. L’intero racconto si svolge in una sala da riunioni, e quello che succede in questa sala è pazzesco. Con pochissimi movimenti, Dürrenmatt riesce a tenere una tensione tale da coinvolgere il lettore in ogni passaggio. Si parla di relazioni e subordinazioni, di paure e leccatediginocchia, di ipocrisie (grande tema che condivido con l’autore connazionale) e di interessi egoistici, di ambizioni e dietrologie, di coalizioni e di tradimenti, ah! Che circo. Il grande circo del potere. Tra emozioni e reazioni anche estremizzate. Impressionante la percezioni che non ci siano soluzioni di continuità.

OLTRELATRAMA
Chi ha letto la mia precedente nota di lettura (v. Trilogia di New York di Paul Auster) forse ricorderà che questo libretto (prestatomi dall’amico Nicola) l’avevo già iniziato ma poi abbandonato un paio di volte: ci vuole un pizzico di concentrazione. Dopo la Trilogia ero così allenata che mi ci sono buttata a pesce, e infatti me lo sono goduto parecchio: m’è parso tutto chiarissimo. La situazione, le dinamiche, la psicologia dei personaggi (quanto amo questo tipo di narrazione). Dürrenmatt ha questa capacità di creare sottilissime ed eleganti storie caricaturali perfette che mostrano gli ingranaggi di quelle situazioni quotidiane nelle quali ci troviamo spesso a fare i conti. È come se lui riuscisse a mostrare davvero a tutti il colore delle mutande del re. Ed è per questo che le sue narrazioni sono facilmente sfruttabili come esempi, similitudini. Anzi! In questo caso più che mai. Perché già solo il fatto che i protagonisti abbiano per nome delle lettere, pur avendo loro specifiche caratteriali, relazionali e funzionali, rende questo racconto, per antonomasia, IL racconto dimostrativo allegorico della dinamica di gruppo di un sistema di potere. Ma anche di piccoli branchi sociali, di team di lavoro, di insieme di amicizie o presunte tali, persino talvolta “famigliari”.

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