Un romanzo zeppo di buoni valori, e altri mondi possibili

«Dune» di Frank Herbert (1. e 2. volume; 3. episodio; 4. episodio; 5. episodio; 6. episodio)

Riporto qui di seguito – in un’unica pagina – ciò che ho scritto, a tappe, dei libri del ciclo dune: sei episodi del genere della fantascienza che eccezionalmente non mi sono dispiaciuti. Anzi. Questi i titoli.

  1. «Dune» (1965)
  2. «Messia di Dune» (1969)
  3. «I figli di Dune» (1977)
  4. «L’imperatore Dio di Dune» (1981)
  5. «Gli eretici di Dune» (1984)
  6. «La rifondazione di Dune» (1985)

(SUL 1. E SUL 2.)
Ho finito di leggere “Dune”, cioè il primo episodio dell’omonima saga di fantascienza, e ho già avviato il secondo, perché è così: è una lettura che scorre davvero veloce, nonostante l’infinita serie di parole complicate di cui restano in mente solo quelle che contano (almeno in me, che stento a memorizzare nomi e termini soprattutto se astrusi). E poi vien proprio la voglia di restare un po’ in quel mondo lì, a vedere quel che accade. Perché anche se capita un po’ di tutto, il lettore sta comodo comodo, e al massimo capita di commuoversi un pochetto qua e là (io mi sono commossa almeno due volte).

LA TRAMA
Ci troviamo in un mondo futuristico che si rifà però a valori molto antichi; siamo nello spazio ma abbiamo che fare con la terra, anzi con il deserto di Arakis; siamo nel futuro dove però le “macchine” e la “superficialità” sono bandite o superate dalla forza interiore; siamo in somma in un medioevo pieno di duchi e baroni, grandi famiglie, onore e meditazione, come se lo spazio fosse puntellato da monasteri e regni. In un futuro dove le donne sono forti anche più degli uomini ma non per questo necessariamente prevaricatrici. Dove il potere resta il nodo cruciale di tutte le relazioni e dunque di tutte le storie.

Tra i personaggi spiccano la vecchia madre superiora (stronza e debole) e sua figlia (che mi piace già di più), poi il figlio di quest’ultima, Paul, che è forse riconosciuto come il messia atteso da generazioni e generazioni. Ci sono i Fremen, popolo del deserto che mi piace tantissimo (compresa colei che diventerà la concubina di Paul e che io stimo immensamente), e c’è La Spezia, per non parlare dei vermi definiti Creatori. E già solo i nomi dovrebbero bastare per lasciare intendere il tenore della narrazione.

OLTRELATRAMA
Ovvero, ci troviamo davanti a una saga fantascientifica (di cui questo primo episodio risale al 1965, dunque dieci anni prima di Guerre stellari che hanno copiato a man bassa dal suo immaginario, tanto che persino io, che non ho mai visto una sola puntata di Guerre stellari, mi sono ritrovata più volte a pensare a quante scene richiamano alla mente quel film… gli Jedi, i combattimenti con le spade, navi spaziali, un giovane da addestrare, gli esercizi meditativi, il mentore,…) dicevo, a partire dalle allusioni alla venuta del Messia di cui almeno il primo libro è infarcito, sembra di continuare a trovare analogie con i temi biblici, anche per opposizione. Cioè, per fare un esempio: i vermi giganteschi del deserto che sono chiamati dai Fremen “i creatori”, in parte mi rievocano l’inferno, loro, i guardiani di un luogo arido e caldo e disidratato, ma allo stesso tempo penso al passaggio dell’apocalisse in cui si dice che il mostro verrà dal mare… e qui son mostri di un deserto che in origine – si sa – sarà stato magari mare se non oceano, come lo erano i nostri deserti.

Ecco uno dei motivi per cui fatico a trascrivere la trama: non mi interessa, perché sono stata catturata dalle “metafore” tanto che ho trascorso quasi tutto il tempo a cercare significati altri un po’ ovunque, significati che rimandino a una sorta di rivisitazione della Bibbia (mai letta per intero ma le cui storie e la morale mi sono famigliari)

Circa il modo in cui la saga è stata saccheggiata, ho trovato in rete questi due link: https://www.google.ch/amp/s/www.wired.it/amp/62358/play/cultura/2015/03/06/10-opere-dune/

e questo: https://www.satyrnet.it/wordpress/dune-e-star-wars-gemelli-a-confronto/

NOTA PERSONALE
Confermo di non amare le descrizioni delle battaglie; la prima messa in pagina in questo primo romanzo della saga Dune mi ha annoiata non meno della battaglia di Waterloo dei Miserabili. Ma la cosa positiva è che ce n’è una sola di grande battaglia e forse un’altra verso la fine, mentre gli scontri (duelli) singolari, quelli devo dire che sono belli, cioè, meglio riusciti o se preferite sono più piacevoli da leggere, per me.

PER CONCLUDERE
Sarà anche solo un libro di fantascienza ma tra le altre cose è riuscito a mettermi in ginocchio, ed è capitato nella scena del funerale di Jamie dei Fremen, dove viene spiegata l’importanza dell’acqua, la lacrima di Paul, e l’affermazione: “ha donato umidità al morto”. E il pensiero della mia nonnina ridotta come la radice di una mangrovia pochi giorni prima di morire, quando le hanno fatto soffrire la sete…

In definitiva: non capivo come potesse piacere un romanzo fantascientifico perché è proprio un genere che non mi attira, non mi piace proprio anzi, eppure “adoro” ‘sto libro! (e in questo esce tutta la karateka brava ragazza che c’è in me, lo ammetto: non è affascinante ma è così, mi piacerei un po’ più – molto -cattiva, di quelle dannate, e invece per ora non ci sono riuscita) …ci sono delle chicche meravigliose, oltre al rito di “sepoltura” dei Fremen e la valorizzazione dell’acqua, vi ho trovato di tutto: la lotta contro certe tradizioni, la rinuncia a certi orgogli, la musica e l’amore e la considerazione dell’uomo e il salvataggio di stranieri, e la comprensione e la fiducia e la fede e la fedeltà, ed è così tanto marziale, che ci riconosco la mia formazione “sportiva” nel suo lato più filosoforientaleggiante. La rettitudine, la responsabilità, il rispetto della vita, dell’avversario. Tanta intelligenza sociale ed emotiva. Ah! Ha un tono un po’ tanto epico ma fa il suo gioco. Lo farei leggere in tutte le scuole.

LE CITAZIONI
Sarebbero tante, ma non ho avuto la pazienza di trascriverle, quindi riporto solo le prime incontrate…

– “Esisto solo per servire”.
– “L’umore non è per chi deve combattere”
– “Se i desideri fossero pesci, saremmo tutti lì a lanciare la rete”
– “La buona creanza dalla città, la saggezza dal deserto”
– “So molte cose,… tu parli della leggenda e cerchi le risposte guardati dalle risposte che potrai trovare”.

(SUL 3.)
“I figli di Dune”, si intitola così il terzo episodio della saga ”Dune” che ho appena finito di leggere.

LA TRAMA
Come dire? La saga continua!,…e non si discosta molto da quanto ho scritto per il primo volume: è un’incessante lotta di potere, anche incestuosa e fratricida, ma sempre con un forte carico di fedeltà (alla famiglia, al senso del dovere, alla presenza, a qualche credo, all’amore, all’amicizia…). Molto più interessante del secondo che mi è parso più che altro un anello di raccordo.

OLTRELATRAMA
La prima edizione di questo terzo volume risale al 1977. Ed è dunque facile ipotizzare lo slancio tematico di stampo ambientalistico che questo libro ha subito. Fu scritto, in fondo, nel decennio che seguì la famosa fotografia dell’alba della Terra, vista dalla Luna è fatta girare proprio in questi giorni da molti media. Era il 24 dicembre del 1968, e come “discorso natalizio” dallo spazio uno degli astronauti lesse il racconto della creazione del mondo, ovvero pronunciò le prime parole della Bibbia dal libro della Genesi. E il tema dell’ambiente da salvare e il credo religioso sono parti fondanti di quest’opera.

Eppure non va dimenticato che il primo volume della saga risale a tre anni prima di quel suggestivo evento mondiale. Cioè fu pubblicato nel 1965 e scritto ovviamente prima.

E non si parla solo di come fu maltrattata la terra migliaia di anni prima, ma – ed è questo a “scioccarmi” – parla in buona sostanza del surriscaldamento terrestre e degli attuali problemi climatici.

Certo, la definizione “effetto serra” ha origine nel lontanissimo 1824, per cui se ne parla in ambito scientifico da quasi duecento anni. Ma la prima conferenza mondiale sul clima ebbe luogo “solo” nel 1979. E si potrebbe dunque far risalire agli inizi degli anni Ottanta il boom della campagna di sensibilizzazione.

Per cui mantiene in ogni caso un alone profetico questo romanzo: lo sviluppo dell’ambientazione di questa saga iper-ambientalista è così di estrema attualità, che lo proporrei come ciclo di lettura anche alle medie.

Che poi Herbert, va ben oltre. Cioè va già alla fase successiva, va al dopo desertificazione. E mostra come la gente di Arrakis si meraviglia nel vedere fiumi e foreste riprendere possesso delle dune dopo secoli di aridità; ne sono così turbati che lo vivono addirittura come fosse un evento negativo (per i vermi ad esempio o per le trote della sabbia…) e, niente, lo trovo geniale.

IN CONCLUSIONE
Ecco: Dune per ora mi pare un romanzo sulla fede (e fedeltà), sull’ambientalismo, e anche sul sacrificio.

CITAZIONE:
“La sua bocca era piena di fangosa moralità”

(SUL 4.)
Ho finito di leggere il quarto episodio di Dune e continuo a sorprendermi del forte immaginario di Frank P. Herbert, e di ciò che a me pare una profonda riflessione su temi religiosi. Riflessione che in questa “puntata” tende a mettere in evidenza le responsabilità, le scelte, la saggezza incompresa di un Dio-uomo despota, una sorta di dittatore tirannico, i quali fedeli non comprendono e mettono anzi in discussione perché presi dai loro individuali bisogni, ma che vi soggiaciono più che per amore, per paura. Cerca insomma di “rispondere”, o dare un punto di vista diverso alla questione che a ogni strage soprattutto naturale l’uomo Cristiano si pone: come può un Dio fare questo ai suoi figli?

(SUL 5.)
Gli eretici di Dune è il titolo del quinto episodio della saga di Frank P. Herbert. Finito di leggerlo da qualche ora, mi rimane un po’ di confusione. È “parecchio” diverso rispetto ai primi quattro. Anzitutto le azioni, gli eventi non avvengono su Dune, e già solo per questo si stenta a riambientarcisi: e ci sono un sacco di nuovi personaggi, e quasi nessun punto fermo rispetto ai precedenti. Il salto pare fin troppo grande soprattutto all’inizio, anche se alla fin fine un poco ci si fa l’abitudine.

Così ci si ritrova tra paesi veri e propri, invece di stare in mezzo al deserto. I Fremen vengono solo citati come popolo antico ma non sembrano esistere più (come i beduini). E sono in fondo trascorsi 3500 anni dal quarto episodio. La strada indicata da Leto II non è poi tanto chiara e ci sono quelle pazze stronzette che sembrano le Amazzoni del futuro, guerrafondaie, dominatrici sessuali degli uomini, e spacciatrici, che ti fan solo innervosire. Parlo delle Mattres Onorate, chiamate anche “Puttane”. Murbella, a parte.

A tal proposito mi ha riportato alla mente il libro “Sirene” di Laura Pugno (a causa dello sfruttamento sessuale di uomini addestrati o incastrati da loro, e perché vengono citate vasche di allevamenti e… niente mi sono venute naturali delle sovrapposizioni).

In fondo, l’impressione finale coincide con il contenuto del libro, cioè con il messaggio che viene secondo me veicolato: il caos generato dall’egoismo, da sistemi concentrici, da comportamenti che portano all’autodistruzione, a causa di una mancanza di visione “moralistica”, o perché privi di una guida forte.

Insomma noi lettori veniamo a perdere la via maestra, tanto quanto l’hanno persa i protagonisti.

Ora ho avviato il sesto, cioè l’ultimo della saga e devo dire che per ora – e non ho motivo di temere smentite – questa immensa storia è incredibile! Di grande immaginazione e ingegno. Ma non solo. E ringrazio chi si spende per parlarne tanto 😉

(SUL 6.)
Ho finito di leggere anche «La rifondazione di Dune», il sesto e ultimo episodio del ciclo fantascientifico di Frank Herber. Non ne scriverò molto, in questa nota, anche perché tante cose le ho già dette e scritte nelle note agli altri cinque volumi.

Preferisco riassumere le impressioni che mi ha lasciato l’intero ciclo.

Il primo volume è indubbiamente il più bello e completo. Il secondo, lo chiamo di raccordo, non mi ha lasciato molto, ma è stato utile per permettere l’accesso al terzo episodio che invece mi è piaciuto molto, così come mi è piaciuto altrettanto il quarto episodio. Ecco, qui forse ci sarebbe stato bene un altro volume come il numero due, cioè un episodio di raccordo: infatti il quinto episodio mi ha disorientata parecchio. Ricordo tuttavia le immagini di un altro tipo di paesaggio per cui, in fin dei conti, mi ha lasciato qualcosa. Il sesto invece. Niente. E mi dispiace. Hanno parlato un sacco ma mostrato poco e in modo iper confuso, con un avanti e indietro pazzesco, cose reali e cose immaginate, supposizioni e piani effettivi. Persino gli scontri scivolano via così. Mi restano come immagini: la Regina ragno, che mi sta pure un sacco antipatica; le vasche axlotl dove “allevano” dei surrogati umanoidi e che mi hanno tantissimo ricordato le vasche del romanzo «Sirene» di Laura Pugno; Duncan alle prese con una dose pesante di melange; e il tentativo di Darwi Odrade di riappacificare e rifondare un mondo di accettazione e convivenza, attraverso il sacrificio ultimo di sé, andando contro anche ai dubbi e dissensi delle sue sottoposte, eccetera, tanto che a volte pare far scendere in campo narrativo strumenti apparentemente incoerenti al proprio scopo ma in fine funzionali (parlo soprattutto di cose non concrete ma psicologiche). Mi è rimasto quindi un qualcosa di fumoso, forse anche e proprio perché mi è stata tolta la terra da sotto i piedi, in senso letterale. Cioè, non mi pare che questo episodio tocchi mai un mondo; mi pare che si svolga tutto su e tra navicelle spaziali. Insomma… ha un grado di fantascienza che va al di là dei miei gusti e riconferma il motivo per cui invece mi sono piaciuti tanto il primo e il terzo episodio, che con la terra hanno molto che fare.

CITAZIONI:

– «Scrivere la storia è soprattutto parte di un procedimento di distrazione»
– «Cerca la libertà e diventerai prigioniero dei tuoi desideri, cerca la disciplina e troverai la tua libertà».

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