Trama, tensione, tenzone e tentazione

«Il diavolo a rovescio» di Sabrina Caregnato

Era da un sacco di tempo che non leggevo una storia “storia!” in un romanzo. Una storia di quelle con una trama forte e convincente, senza essere dozzinale. Di quelle con la tensione narrativa dei gialli più riusciti pur non essendo un giallo; con personaggi così caratterizzati e psicologicamente profilati senza essere un libro psicologico; con un portato di erotismo e spietatezza senza essere pornografico; con un’ambientazione ricchissima senza essere invadente; con un clima storico senza essere pesante; con un lessico così forbito e ricercato senza l’aspirazione di essere letterario nel senso “ristrettivo” del termine, cioè di nicchia.

È stato un bel piacere leggere «Il diavolo a rovescio» di Sabrina Caregnato, Libro/mania editore.

Sì, anche Sabrina è un’amica. Ma anche in questo caso l’amicizia nasce proprio dalla passione per la scrittura, quindi c’è poco da sorprendersi se quando ci si stima per quel che si scrive si diventa amici, e poi capiti di esporsi viceversa. C’è ad esempio un manoscritto di un’altra amica che è ancora inedito ma che il giorno che uscirà so già che dirne… non è però questo il suo spazio.

LA TRAMA
Data una casata del Sud, sotto influsso della cultura ispanica, la storia mette in scena due fratelli di carattere opposti. Siamo nella seconda metà del Cinquecento dell’anno mille. Uno sciupafemmine dalla spada facile e un gentiluomo imbrigliato, entrambi sotto il volere di un padre padrone. Potere e tentazione, i temi centrali. Non mancano violenze, abusi, agguati, scazzottate, morti, feste e bagordi, carcerazioni, e sesso, tanto sesso, un sacco di sesso. Ben scritto. E una Venezia – dove la storia si sposta da circa metà romanzo in poi – incredibilmente vivida. Vivida come la bellezza di una misteriosa mora, cortigiana, ma non solo…

OLTRELATRAMA
Il libro appartiene indubbiamente al romanzo di genere storico di invenzione e intrattenimento giacché non si appoggia su personaggi realmente esistiti, ma poco, tranne la trama (ricca di colpi di scena, semine e raccolte, ambiguità e aspettative tradite) è lasciato all’invenzione in questo romanzo. Mi spiego. A partire dalla lingua usata, dal lessico che richiama in ogni riga un’andatura storica che trascina il lettore direttamente in quegli anni antichi, passando dagli usi e costumi del Cinquecento, dalle tappezzerie al gergo navale, dagli indumenti alle cibarie, è tutto perfettamente ricostruito con una tale precisione e competenza da impressionare e allo stesso tempo non dare nell’occhio. Ho letto altri libri storici che poco mi hanno appassionata. Questo libro invece, uh, mi ha sorpresa. Lo ammetto e per questo invito non solo gli appassionati del genere a leggerlo ma anche chi, ad esempio, ama la tensione dei thriller o altri romanzi ben riusciti. Per dire. È un romanzo da intrattenimento di alto livello.

CITAZIONE
«Fate attenzione però: il troppo è nemico del bastevole. Mi auguro percepiate l’avviso, nel meridione siamo di parola e di fatti»

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