Trama, tensione, tenzone e tentazione

«Il diavolo a rovescio» di Sabrina Caregnato

«Ignorando qualsiasi regola di corte, Fadrì tagliò corto: “Messere, vi ringrazio di tante premure. Fate attenzione però: il troppo è nemico del bastevole. Mi auguro percepiate l’avviso, nel meridione siamo di parola e di fatti”».

Finalmente una storia «storia!» e di alto livello, in un romanzo peraltro storico. Non è un gioco di parole, bensì una sintesi che vuole sottolineare narratività e stile letterario, più che l’aderenza alla Storia con la famosa “S” maiuscola.

Di questi tempi letterari, dove si vocifera l’aleggiare di un “trauma dell’invenzione”, come se gli autori non riuscissero più ad attingere dall’immaginazione, ma solo dalla realtà, e dove il romanzo di genere tende a venir relegato dalla critica come opera di intrattenimento che avrebbe per questo minor dignità d’altre opere, «Il diavolo a rovescio» di Sabrina Caregnato è una ventata di ossigeno, dato che si presenta come opera di genere ma di alta qualità stilistica.

Si diceva dunque, una storia, sì, una di quelle con la trama forte e convincente, senza essere dozzinale. Di quelle con la tensione narrativa dei gialli più riusciti pur non essendo un giallo; con personaggi così caratterizzati e psicologicamente profilati senza essere un libro psicologico; con un portato di erotismo e spietatezza senza essere pornografico; con un’ambientazione ricchissima senza essere invadente; con un clima storico senza essere didascalico; con un lessico così forbito e ricercato, senza l’aspirazione di essere letterario nel senso “ristrettivo” del termine, cioè di nicchia.

Ecco, soprattutto la lingua: lo stile con cui questo romanzo è stato scritto ha un’alta qualità letteraria, per ricerca, raffinatezza, gusto, e aderenza al narrato.

LA TRAMA

Data una casata del Sud Italia, sotto influsso della cultura ispanica, la storia mette in scena due fratelli di carattere opposti. Siamo nella seconda metà del Cinquecento dell’anno mille. Uno sciupafemmine dalla spada facile e un gentiluomo imbrigliato, entrambi sotto il volere di un padre padrone. Potere e tentazione, i temi centrali. Non mancano violenze, abusi, agguati, scazzottate, morti, feste e bagordi, carcerazioni, e sesso, tanto sesso, un sacco di sesso. Ben scritto. E una Venezia – dove la storia si sposta da circa metà romanzo in poi – incredibilmente vivida. Vivida come la bellezza di una misteriosa mora, cortigiana, ma non solo…

OLTRELATRAMA

Il libro, come anticipato, appartiene indubbiamente al romanzo di genere storico di invenzione e intrattenimento giacché non si appoggia su personaggi realmente esistiti, ma poco, tranne la trama (ricca di colpi di scena, semine e raccolte, ambiguità e aspettative tradite) è lasciato all’invenzione in questo romanzo. A partire dalla lingua usata. Proprio lo stile ha concesso alla Caregnato di rispettare il cosiddetto concetto di «vero storico», e non la Storia intesa come fatti realmente accaduti. L’ambiente, certo, ha fatto da cornice, non più di quanto lo abbia fatto però il lessico, il quale richiama in ogni riga un’andatura storica che trascina il lettore direttamente in quegli anni antichi, passando dai termini impiegati per ricostruire usi e costumi del Cinquecento, ai modi di descrivere le tappezzerie, fino al gergo navale, dai nomi degli indumenti a quelli delle cibarie, è tutto perfettamente ricostruito con una tale precisione e competenza da impressionare e allo stesso tempo non dare nell’occhio.

È un romanzo, dunque, che incuriosisce, appassiona e sorprende per la qualità meticolosa raggiunta nella ricerca e nell’accuratezza linguistica di grande forza espressiva, ma anche per la narrazione che mette in pagina una forte tensione narrativa ricca di avventure da far venire l’affanno, non meno delle energiche e agitate scene di buon sesso, del selvaggio Abruzzo e della bizzarra e festosa e provocante Venezia che toglie il fiato, tra potere, seduzione, conquiste e perdite…

È un romanzo d’intrattenimento di alto livello. Il primo episodio di qualcosa che sa dell’avvio di un mistero…

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