Non da sbellicarsi, ma di compagnia

«Tre uomini in barca (per tacer del cane)» di Jerome K. Jerome

Forse proprio da sbellicarmi dalle risate, ecco: no. Ma è stata in ogni caso una lettura di svago più che piacevole e spensierata. Parlo del libro, o dovrei dire del viaggio di “Tre uomini in barca (per tacer del cane)” di Jerome K. Jerome.

LA TRAMA
Dati tre uomini un poco annoiati dalla routine, e forse pure stressati, per protagonisti il resto è tutta gag: questi, infatti, decidono seriamente di partire per una vacanza spensierata prendendo la via del Tamigi a bordo di una barca, non certo da marinai esperti. E tra piccoli incidenti e incontri imprevisti, chiacchiere e ricordi, bizzarrie meteorologiche e bicchierini di scotch, trascorreranno alla meno peggio, con scenette all’amici miei atto quindicesimo, in pensione, una vacanza che alla fin fine avrà almeno il pregio di poter essere narrata ai posteri.

OLTRELATRAMA
Ci sta un bel po’ di umorismo inglese, cioè di quelle scenette che anche se le capisci mica riesci sempre a riderci su. Perché sono un po’ classiche e alcune consumate (come potrebbe essere l’immaginarsi uno che scivola sulla buccia di banana; anche se nello specifico era il solito dito martellato al posto del chiodo, per dirne una), ma non è tanto malaccio soprattutto se si considera che è di fine Ottocento. La parte che mi è piaciuta di più resta il capitolo dedicato ai pescatori. Meraviglioso. Ma davvero. Ne riporto un pezzetto per rendere l’idea, sacrificando la parte delle “Citazioni”:

«Io, personalmente, non sono un buon pescatore. Vi fu un momento in cui dedicai molto tempo a questo sport e stavo facendo progressi, credo; ma un vecchio pescatore mi disse che non sarei mai diventato un campione e mi consigliò di rinunciare. Disse che io ero un lanciatore ottimo e che sembrava che ci fossi molto portato, oltre a possedere la necessaria pigrizia costituzionale.Tuttavia egli era certo che come pescatore non sarei mai riuscito a nulla. Per insufficienza di immaginazione.Disse che avrei potuto dare buoni risultati come poeta, o come scrittore di romanzi gialli, o come reporter o roba del genere, ma che per farsi un nome come pescatore del Tamigi occorre fantasia più fertile, maggior capacità di invenzione di quanto sembrassi possederne io. Molta gente crede che tutto quello che occorre per fare un buon pescatore sia la capacità di dire facilmente le bugie senza arrossire, ma questo è un errore. La bugia semplice è sfrontata e inutile; l’ultimo dei principianti sarebbe capace di farlo. Il pescatore sperimentato lo si riconosce, invece, nei dettagli circostanziali, nei tocchi di abbellimento e di verosimiglianza, nell’espressione di persona scrupolosa, quasi pedante e veritiera.» …e via di qui seguono un bel po’ di esempi incredibili (nel vero senso della parola).

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