Il Principe è… nudo

«Il Principe» di Niccolò Machiavelli

De «Il Principe» di Niccolò Machiavelli avevo sentito parlare spesso. Mi aspettavo qualcosa di complicato, anzi, di più: mi aspettavo ragionamenti arzigogolati (non so per quale ragione ma questo credevo significasse l’aggettivo machiavellico; so di altri che credevano significasse invece «divertente, giocoso, scherzoso») con mia sorpresa è, al contrario, qualcosa di serio, sì, ragionato, pure, ma non così stravagante: è solo un sunto di «strategia di base», di raffinata intelligenza sociale. Un libretto che concentra una buona dose di spunti per condizionare il proprio successo attraverso l’alterazione della realtà, conseguibile con una precisa costruzione della propria immagine apparente a dispetto del proprio atteggiamento fattuale; unica scivolata: la maschilistica visione della fortuna, quale unico marcatore temporale (lingua a parte) a non aver retto i secoli: si parla infatti di un testo pubblicato la prima volta nel 1532.
Vi dirò: mi sono tanto divertita a leggere questo libriccino.

LA TRAMA
C’è quest’autore, politico, storico, e filosofo a modo suo che – scocciato dalla situazione in cui versa l’Italia (in balia di francesi, spagnoli, e svizzeri al soldo dei primi) – per risolvere la faccenda una volta per tutte ha pensato bene di scrivere ai potenti consigliando loro come fare per riprendere potere e poi tenerselo. Circa. Il libretto comprende in effetti un’introduzione, alla quale fanno seguito diversi capitoli che trattano la questione sotto più punti di vista portando esempi concreti di quei tempi, per chiudere con un’esortazione a darsi una mossa. Ogni scheda continente suggerimenti pratici su come diventare padri e padroni, grazie alla diplomatica arte della manipolazione, che prevede peraltro la tacita complicità di un popolo mantenuto sciocco, per non dir di peggio.

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«Tutti scrittori!» a Flatlandia

Oggi, 3 ottobre, dopo le 12:30 su Radio Onda d’Urto, in diretta.

Torno a Flatlandia con Kika Negroni che ringrazio di cuore.

Ero stata ospite ai microfoni di questa ricca e storica trasmissione radiofonica già nel 2017. All’epoca parlammo in anteprima del «Breve trattato sui picchiatori nella Svizzera italiana degli anni Ottanta»: era ancora una bozza e sarebbe stato pubblicato solo nel 2021, ed evidentemente Flatlandia mi portò bene. (Qui, la chiacchierata del 2017)

Oggi, dopo le 12:30, parleremo invece di «Tutti scrittori! Come difendersi dai corsi di scrittura creativa».

Ispirazione, ambizione o formazione?

«Tutti scrittori! Come difendersi dai corsi di scrittura creativa»
da oggi in libreria

80 esperienze sfacciatamente schiette
per risolvere una volta per tutte
l’annoso caso della plausibilità
di insegnare la scrittura creativa

Il primo a parlarne è stato Giulio Mozzi, che tanto ringrazio e al quale lascio la parola.
(lo screenshot è preso dal suo profilo facebook)

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Il ping-pong di quelli che ci credono

«La tribù del tavolo verde» di Sergio Roic

«Non deve trarre in inganno […] il sottotitolo «cronache locali di periferia sportiva» che qui in verità non limita geograficamente il contenuto al Ticino, ma anzi, porta lo sguardo dalla nostra regione sul mondo intero (dal Sudamerica alla Cina, dalla Jugoslavia all’Ungheria, da Zofingen a Calcutta), alla scoperta anche di altre periferie non meno colorate e appassionate della nostra, dove talvolta si gioca a ping-pong, altre volte a tennistavolo, e altre ancora si vivono esperienze destinate a diventare incredibili aneddoti da ricordare o riportare nero su bianco, come ha fatto Roic.»

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A breve in libreria, ma già in preordinazione

«Ci ho investito una gran dose di spietata sfacciataggine. Non è una sviolinata dei corsi che ho frequentato, anzi, mi auguro di essere riuscita a inserire anche critiche costruttive». (Ma.Ma.)

Il 22 settembre 2022 esce il pamphlet Tutti Autori! Come difendersi dai corsi di scrittura creativa, per la collana ‘Scripta’ di Prospero editore, Milano.

Siccome è facile da mal intendere, dico subito che NON è un manuale di scrittura. Proprio no. Tutti scrittori!, il mio ultimo libro è una raccolta di testi in cui – a volte anche con un po’ di sarcasmo e sulla base di esperienze dirette – si trovano registrati gli approcci ai corsi di scrittura che ho osservato dall’interno, tra i banchi, mimetizzata tra gli allievi, da allieva. Fondamentale è infatti il sottotitolo: «Come difendersi dai corsi di scrittura creativa».

«Ottanta esperienze sfacciatamente
schiette per risolvere una volta per tutte
l’annoso caso della plausibilità
di insegnare scrittura creativa.»
Così riporta la quarta di copertina.

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