Un’autobiografia a quattro mani

«Autobiografia di Alice Toklas» di Gertrude Stein

Ho l’edizione einaudiana con la traduzione di Cesare Pavese e l’interessante e utile introduzione di Richard Bridgman. Non mi è dato a sapere il contenuto degli altri volumi, ma in questo si trova anche la cronologia della vita di Gertrude Stein dal 1864 al 1967. Diciamolo subito: mi piace come è scritto, la lingua usata. Trovo naturalmente affascinante la vita piena di incontri di queste due donne. Ma – come credo sia per tutti – a incantarmi è il gioco narrativo del falso genere: in quanto autobiografia avrebbe dovuto essere scritto da Alice Toklas, altrimenti sarebbe dovuto essere definito «biografia». Da qui il gioco narrativo. E chissà quale sia la verità: l’introduzione getta infatti altri dubbi rafforzando il gioco, come se ce ne fosse il bisogno. Così che difficilmente ci si rende conto di chi ha davvero scritto queste pagine. Essendo le due donne anche compagne di vita io non ho dubbi che inevitabilmente sia stata scritta da entrambe. Così come si conclude il ritratto che la Stein fece di Alice (chiamandola Ada): «Tremare era tutto vivere, vivere era tutto amare, una allora era l’altra» (Geography and Pays, p. 16; e Yale Collection of American Literature). Convinzione che non mi toglie comunque il gusto della lettura. Anzi: mi piace immaginare la Toklas molto più eroica di quanto non va trapelare.

Continua a leggere “Un’autobiografia a quattro mani”

Un giallo a più mani

Manuela Mazzi*

terrà un laboratorio di scrittura narrativa

aperto a tutti

9 incontri

Autunno/Inverno 2023/2024


(Cliccare per scaricare IL VOLANTINO)


La Photo Ma.Ma. Edition di Minusio propone il laboratorio di scrittura creativa aperto a tutti: Un giallo a più mani. Tra i temi: la costruzione dell’intreccio narrativo, i narratori, il montaggio, la lingua, i personaggi, le ambientazioni, eccetera. Si lavorerà a un progetto che ha per scopo primario l’apprendimento di nozioni narrative, e come scopo secondario la realizzazione di un giallo di 15-25mila battute entro il mese di marzo del 2024. Il o i racconti parteciperanno a un concorso letterario, come collettivo e/o a titolo individuale.

Il laboratorio si svolgerà nell’arco di 9 incontri per un totale di 17 h. e 1/2 di laboratorio/lezioni, 4 ravvicinati e 5 a distanza per la verifica del lavoro in corso; prevede una minima parte teorica, e ampio spazio riservato alla pratica laboratoriale.

In sintesi
Duratadal 7 ottobre 2023 al 10 febbraio 2024
Frequenza9 incontri
Ore complessive17 h. 1/2
Modalitàin presenza
Docente: Manuela Mazzi
Numero minimo/massimo di partecipanti4/10
Quota d’iscrizione (senza sconti)20.- franchi all’ora350.- franchi complessivi
Accessolibero, senza selezione

Si torna a Cento per parlare di Kathmandu e non solo

Appuntamento per SABATO 29 aprile 2023 a partire dalle 16:00, nella Sala Zarri di Palazzo del Governatore a Cento (Ferrara).

A vent’anni dalla stesura del mio primissimo romanzo (scritto per primo, nel 2003, anche se pubblicato per secondo, nel 2006), torno a parlarne a Cento. Il titolo è: Un caffè a Kathmandu.

Sarà l’occasione per tornare in Nepal, nei ricordi, ripensando ai primi passi di Apeiron, ma – a distanza di tanti anni (e da mie precedenti presentazioni, di tanto tempo fa, proprio a Cento), – dicevo, sarà pure l’occasione per ripercorrere le tappe della mia scrittura, da quell’esordio a oggi. Non mancherò di spendere infatti qualche parola anche in merito al Breve trattato sui picchiatori nella Svizzera italiana degli anni Ottanta, e, se andrà come deve, verrà letto il mio ultimo racconto, Un modo per salire si trova sempre pubblicato nell’antologia La terra inesplorata delle donne, uscita da poco. E magari, perché no?, parlerò anche di Tutti scrittori! Come difendersi dai corsi di scrittura creativa

Intanto ringrazio l’energica e vulcanica Paola Nicoli e Petra Crociati di Apeiron.

Giochi di potere e d’impotenza

«L’ultima notte di Canova» di Gabriele Dadati

Che bel romanzo romanzesco di quelli come dio comanda. C’è tutto, la tensione narrativa che ti tiene incollata, la storia con la S maiuscola, anche in certi eventi ma soprattutto nei personaggi, ci sta una serie di conflitti relazionali, che se ne potevano fare pure due di romanzi, c’è la malattia e la morte dietro la porta, o sotto il letto, fate voi, poi c’è amore e desiderio sessuale, c’è il potere e altre forme dello stesso, c’è un narratore interessante che sa sdoppiarsi narrando il narrato, c’è tutto quel che serve per far girare le pagine una dietro l’altra; e sì, le ho girate tutte e con gran gusto.

LA TRAMA

Sta morendo, il povero Canova, scultore che ebbe l’onore e l’onere di modellare il marmo su immagine dell’imperatrice Maria Luisa d’Asburgo, seconda consorte di Napoleone Bonaparte, la quale, Maria Luisa, poco a poco racconterà all’artista certi scomodi e inquietanti segreti che lo porteranno, sul letto di morte, a sentire il bisogno di confessarsi, e lo farà chiedendo al proprio fratellastro di prestargli orecchio. Circa, eh. In mezzo a questo impianto serpeggia una storia un poco losca, giochi pericolosi, intrighi incerti. Il tutto è condito da un binomio micidiale: potere e impotenza.

OLTRELATRAMA

Non ho da aggiungere molto. Mi è piaciuto – sebbene non sia il personaggio principale – soprattutto Napoleone. Ho amato tanto come Gabriele è riuscito a caratterizzare così bene tutti i personaggi. E lo ha fatto proprio tanto bene: Bonaparte è uno spettacolo! E sono stata molto contenta anche di ritrovarmi tra le mani e sotto gli occhi una narrazione “che scivola via” senza quel “peso storico” che a volte i romanzi storici rischiano di “far pesare” (scusate il bisticcio). E non per i fatti narrati, ma per la bravura che l’autore ha avuto nel narrarli creando per l’appunto una tensione narrativa tale da incuriosire il lettore pagina dopo pagina. Alla fine del libro, sono rimasta a guardarlo da fuori, rivedendo e godendo il meccanismo della storia. Per il resto, non entro nel merito dato che ho avuto modo di sentir parlare di questo libro dall’autore stesso, quando ancora non era certa la pubblicazione. Anzi, glielo voglio dire: proprio la distanza tra quel che ne dice Gabriele, e il testo, mi sorprende. Trasformare certi grumi in modo da renderli così “leggeri”, significa aver lavorato davvero tanto per digerirli prima e farli finire in quel modo lì, sulla pagina. Alzo il cappello.

A volo di merlo sulla città del pardo

Pubblico qui di seguito il testo scritto da me per la serie “Una città, uno scrittore” del Corriere del Ticino.

(Manuela Mazzi, La Domenica, CdT,  26.3.23)

Locarno invetriata. Il cristallo zigrinato si mostra come un quadro appeso alla parete sul retro del Kursaal; il nostro Kursaal, negli anni manomesso e ormai ritenuto indegno di protezione, ma in ogni tempo molto amato dai locarnesi che pure ne difendono le considerevoli aggiunte posticce; il nostro Kursaal, l’unico edificio incastonato tra i due parchi storici: il Pioda, con la Bagnante del Rossi – il Remo – a lavarsi i piedi più che le mani; e il Rusca con il suo stanco toro, sempre del Rossi, simbolo dei borghesi locali, ormai messo in ginocchio dalle cavalcate fotografiche dei numerosi passanti.

Continua a leggere “A volo di merlo sulla città del pardo”