Finire sotto Sherlo-shock

«I delitti della Rue Morgue» racconto di Edgar Allan Poe

Ho letto il racconto “I delitti della Rue Morgue” (noto anche con i titoli Duplice delitto nella Rue Morgue e Gli assassinii della Rue Morgue) di Edgar Allan Poe dove appare per la prima volta il cavaliere Auguste Dupin.

CONTENUTO
È un giallo della più antica tradizione, anzi è praticamente – pare – il capostipite di tutti i gialli investigativi, tanto da proporre addirittura il famosissimo e – negli anni – tartassatissimo caso dell’omicidio nella camera chiusa. A narrare la vicenda è un amico coinquilino del nostro acutissimo Auguste Dupin, grande conoscitore e indagatore dell’animo umano, o meglio del pensiero umano, una sorta di Sherlock mentalista, via, che ciononostante nel racconto si confronterà con prove reali e tangibili. Non vi svelo l’assassino di madre e figlia trovate con il corpo esanime in uno stato tremendo, anche se la maggior parte di voi già lo saprà, dico solo che mi ha tanto ricordato una canzone di Fabrizio de Andrè.

CHE COSA NE PENSO
Penso di questo libro esattamente le stesse cose che ho sempre pensato delle avventure di Sherlock Holmes. 
La domanda giusta sarebbe dunque che cosa penso delle storie di Sherlock? O meglio: che cosa penso di suo “padre”? Penso che Arthur Conan Doyle sia stato un rapitore di fanciulli. 
Sì, l’ho pensato per tutto il tempo, cosa che mi ha tra l’altro fatto perdere qualche passaggio qua e là durante l’indagine: impossibile concentrarsi. 
Sapevo che Doyle aveva preso ispirazione da Dupin per il suo Sherlock, così come avevo letto che la coppia di protagonisti aveva generato anche altri investigatori, come in teoria Poirot, ma non un solo secondo ho pensato a Poirot durante questa lettura (e mi piace assai), mentre in tutto e per tutto mi sono ritrovata a scacciare dalla testa – ogni istante e a ogni parola – Watson e Sherlock (che pure amavo) per l’assurda somiglianza di ogni dettaglio: persino Parigi sembra Londra o Londra Parigi, che non ci capisco più niente. 
È dura vedere cadere i propri miti! Ora capisco perché Doyle era “depresso” e fece di tutto per uccidere il suo protagonista cercando di attirare l’attenzione sulle sue altre opere: l’unica buona idea all’origine dell’unico prodotto che è stato capace di fare per benino l’aveva copiata! Un genio… Poe.

ANNOTAZIONE EXTRA -COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
Avrei dovuto leggere questo libro per un altro motivo, mi sa, però sono rimasta incastrata in questo Sherlo-shock.

Ora leggerò gli altri racconti.

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