Poi dicono che non esista il destino. (Fosse vero il racconto!)

«Edipo Re» di Sofocle

Edipo e la Sfinge – Dipinto di Jean-Auguste-Dominique Ingres
1808–1827

Mi sono appena goduta la storia di un uomo senza colpe (per volontà), macchiato delle peggiori colpe (per sorte). Ma è davvero così? Non c’è colpa nell’uccidere un uomo? (Pur non sapendo che si tratti di tuo padre?). E sarà davvero “giusto” o davvero “sbagliato” desiderare carnalmente la donna che ti ha generato (pur non sapendo che si tratti di tua madre?). O giacere con un uomo che potrebbe essere tuo figlio? Come direbbe un amico: il discorso è spinoso (anche in questo caso) e rientra nell’etica, che per sua natura non contiene una verità.
Parlo del testo teatrale “Edipo Re” di Sofocle.

LA TRAMA
Lo “straniero” Edipo, risolto l’indovinello della Sfinge, s’è ritrovato a regnare su Tebe caduta però in malora, a causa della peste – ma non solo. Per capire come risollevare la città fa chiedere all’oracolo che cosa deve fare. L’oracolo dice in poche parole che a Tebe vive l’assassino del precedente re, Laio, e che per sconfiggere il male, va vendicata la sua morte (circa, eh). Edipo si ringalluzzisce e giura che vendetta sarà fatta, ma prima bisogna trovare l’assassino. Per cui interroga un indovino che gli spara in faccia non solo che fu lui a uccidere il padre, ma anche che se la sta spassando con sua madre (ex moglie di Laio, cioè Giocasta). Edipo la piglia un sacco male, anche se poi un dubbio gli viene e così interrogando amata, servi e pastori, salta fuori che – porca Pizia – c’aveva ragione l’indovino perché lui non era figlio di chi credeva, ma bensì proprio di Laio e Giocasta, i quali a suo tempo furono avvisati dalla sacerdotessa del Tempio di Apollo che se il loro figlioletto fosse cresciuto avrebbe fatto quel che ha fatto, quindi questi due benpensanti consegnarono il fagottino a un contadino per portarlo a morire in mezzo al bosco. Ma questo, preso dai rimorsi, lo diede a un altro tipo (quasi come accadde a Biancaneve e il cacciatore dal cuore tenero, via). Insomma il pupo crebbe in un’altra famiglia. 
Poi però capita che qualcosa s’inceppa nella trama. Perché pare che, pure a lui, l’oracolo disse che da grande avrebbe ammazzato il padre e giaciuto con la madre (cosa che lo fa allontanare dalla casa dell’infanzia portandolo a Tebe), per cui mi sono chiesta: ma sarà così duro di comprendonio da metterci un libro intero per capire che quanto gli dice all’inizio l’indovino non era una balla? E quante volte te lo devono dire? Insomma!
Per il resto, è una storia che non finisce bene, e per evitare uno spoiler noto già a mezzo mondo vi lascio andare a leggere l’ultima parte.

OLTRELATRAMA
Dai, non lo dico io, la trama è geniale. Un giallo investigativo pieno di patos (suona così greca questa parola che m’andava proprio di metterla in questo contesto).
Aggiungo due considerazioni: una “brutta” e una “bella”. 
Quella brutta: dei cori “a mo di spiegone” facevo anche a meno. 
Quella bella: lo scambio tra Tiresia (cioè l’indovino iniziale) ed Edipo è geniale, pur conoscendo già la storia!, non immagino lo spaesamento di chi dovesse leggere senza sapere. Grande semina, grande suspense. Ma detta così vi darà poco. E allora avanti con lo spoiler: ebbene capita che nello scambio tra Edipo che interroga l’oracolo Tiresia per scoprire il colpevole dell’assassinio di Laio (ex Re di Tebe, e padre di Edipo senza che Edipo ne fosse a conoscenza, ma soprattutto morto proprio per mano di suo figlio Edipo), dicevo, capita che Tiresia si rifiuti di rispondere al nuovo Re di Tebe: nasce così un battibecco pazzesco tra Edipo che non capisce il motivo per cui gli nega la risposta e l’altro che pare pensare “col cavolo che vado a dire al Re di Tebe che l’assassino che cerca per punirlo è lui stesso senza saperlo”. Fin che a un certo punto però sbotta, ma a quel punto l’altro non gli crede. 
Al di là del gustoso dialogo che mi è proprio piaciuto tanto, ma proprio tanto, qui è racchiusa un’immensa verità circa il voler sapere e l’accettare il responso: se sempre si vorrebbero porre certe domande, non significa che sempre si vorrebbero conoscere davvero le risposte, non quelle vere. Di conseguenza chi fornisce risposte “vere” viene più spesso bandito e colpevolizzato di ogni male, dall’invidia all’arrivismo, di quanto non si meriterebbe. Ci vuole grande spirito di sacrificio e di rinuncia per dire il vero a chi non vuole sentire. Così, tanto per mettere l’accento su altro che non su aspetti legati a cose più note che non mi va nemmeno di accennare.
Poi, niente: come anticipato, fino a metà è bellissimo, eh, ma poi cavoli quant’è cocciuto Edipo! Era davvero cieco di una cecità cerebrale dopo tutti i segnali che gli vengono dati e cose rivelate.
Poi, per l’amor dell’Oracolo di Delphi, è pure vero che a certe verità non si vorrebbe mai credere.

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