Cose grandiose prese e mostrate in dosi comprensibili

«Nulla di ordinario» di Michal Rusinek

Non poteva capitarmi in un momento migliore. Leggere durante la settimana di Natale e in montagna il libro di Michal Rusinek dà un senso più rotondo alle narrazioni in esso contenute, perché ci si sente molto più moderate alla maniera della Wislawa che non goliardici come quelli che amano i veglioni di Capodanno. E non poteva capitare in un momento come questo, dove gente del mondo della scrittura si sta scannando con bassezze senza dignità, per comprendere che esistono altri modi di affrontare la vita e la propria arte. Altri toni. Altre dimensioni. Con il più alto sentimento dignitoso: l’umiltà. Prima di tutto. Questo è “Nulla di ordinario”. (Anche se mi sa che ci sia più di me che del libro in questa notarella; Sorry)

LA “LA TRAMA”
C’è molta narrazione, come mi farebbe notare l’amico Christian DL, anche se è un saggio. Non c’è vera trama però. Non mi viene nemmeno di chiamarla biografia di Wislawa Szymborska, o autobiografia del suo Primo Segrerario. Perché sebbene lui sia l’Io narrante, funge piuttosto da narratore testimone che non da personaggio. Un alto merito il suo, quello di essersi tenuto da parte. La protagonista è di fatto e in assoluto la poetessa polacca insignita del premio Nobel nel 1996. Da quell’evento straordinario, il suo costante tentativo di mantenere un’ordinarietà nella sua vita. Tentativi perlopiù riusciti, o così pare leggendo le vicende che Rusinek riporta senza orpelli. E secondo me. Forse non secondo altri che a volte mi pare prendano i suoi modi come stravaganze. Eppure, senza orpelli è anche la sua poesia, la poesia di WS, piena di cose della vita, di semplici pensieri per dire di quelli grandi. Il punto di vista, lo sguardo di questa donna a cui ci si affeziona come a una nonnina di altri tempi, quelle alle quali ci si rivolgeva con il “voi”, è di una coerenza disarmante: ha vissuto quello che ha scritto, mi viene da dire. O ha scritto come ha vissuto. Cose grandiose prese e mostrate in dosi comprensibili.

OLTRELATRAMA
Sono anche felice di aver letto questo libro con vicino una delle voluminose raccolte poetiche di WS (in questo caso avevo “La gioia di scrivere”, e se ne avessi avuti altri li avrei altrettanto tenuti a portata di mano), perché talvolta si incontrano titoli di sue poesie e brevi estratti, utili, sì, ma ancora di più risulta esserlo la lettura per esteso di quelle poesie citate. Così ho fatto io e mi sono quindi goduta quei passaggi in modo amplificato, direi in stereofonia. Ho amato questo libro, sì. Non tanto per la forma, ma proprio per il contenuto. Per l’eleganza, l’ironia, l’egoistico salvaguardarsi, la tristezza anche. In pratica per identificazione. Quando mi identifico tanto, diventa cosa di casa. Solo due aspetti non condivido con la WS: la passione per le sigarette e la repulsione degli abbracci. Non fumo e amo abbracciare. Per il resto, invece, ci ho trovato così tanto di me che alla fine mi sono detta che in fondo è solo una donna del popolo, con gusti poco raffinati avendo i miei stessi gusti. Una donna del popolo, semplice e consapevole di sé, forse in parte estranea al mondo che però abbracciava senza abbracciarlo, e che le è capitato di vincere suo malgrado il Nobel e qualche altra onorificenza; ecco, questo punto di vista qui, lo capisco. Una cosa gigantesca presa in dosi comprensibili. Come tutte le cose della vita.

CITAZIONI
Ne avrei diverse ma sono tutte molto lunghe, paragrafi interi, per cui evito di trascriverle. Sorry

EXTRA

  • Mi sarei potuta limitare a dire: “Nulla di ordinario è un trattato sull’ironia e l’approfondimento della poetica di WS. Stop”, e invece…
  • Ringrazio chi me ne ha fatto dono, per due motivi: perché mi ha fatto conoscere un’autrice che non conoscevo e che credo proprio imparerò a conoscere leggendo le sue poesie, per piacere mio e utilità e persino perché noto che serve a pacificarmi; e poi ringrazio questa persona anche perché così scegliendo – e so che chi me lo ha regalato non sceglie a caso – ha dimostrato di conoscermi. E non mi capita spesso.

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