Un romanzo da salotto con protagonista la cugina seria della Madama di Flaubert

«Anna Karenina» di Lev Tolstoj

Per la serie anche i ricchi piangono, altre serie di cui non ho mai guardato una sola puntata. Non amo le soap. Anche quelle fatte molto bene.
Bravo è stato bravo, eh. Lev Nikolàevič Tolstòj, dico, è stato bravo a narrare le vicende di quotidiana vita aristocratica e borghese (e un po’ meno quella contadina) russa nel suo (per me) «non intramontabile» Anna Karenina. Non lo metto in discussione: e chi sono per poter anche solo lontanamente pensare di poterlo fare. È un gran romanzo corale, proprio inteso senza veri protagonisti (per la mia percezione) ma con un sacco di personaggi. Con una trama che punta su sentimenti d’amore “erotico” più che romantico – ma senza erotismo e tanto sentimentalismo, come probabilmente si usava all’epoca – e che però non perde l’occasione di fare un affresco – come si suol dire – di com’era la società in Russia nella seconda metà dell’Ottocento. Ok. Questa è la parte facile da dire e che immagino dicano tutti. Per cui, questo romanzo ha e mantiene un valore letterario in quanto testimonianza “storica”, politica, ambientale, sociale, e per bravura nella costruzione di un impianto così complesso. Eppure…

LA TRAMA
A me ne resta un vago ricordo, questo a riprova dell’interesse che personalmente non nutro per le vicende famigliari altrui di questo genere. Cioè: come quando una zia ti racconta della moglie del cugino di tua madre dalla quale aveva divorziato dieci anni prima e che ora è diventato capo spedizioniere di quella ditta dove ha incontrato la segretaria fidanzata con il capo settore vendite del terzo piano dal quale è rimasta incinta anche se non può sposare il caposervizio perché lei è già sposata e il marito non le concede il divorzio perché dovrebbe pagare lei e il figlio non suo per cui la fedifraga in stato interessante ha deciso di andare ad abitare con il cugino sopracitato con il quale cambierà città e il senso di colpa la divorerà per sempre né felice né contenta, e, ecco, la trama è circa una cosa così. Anche in questo caso, la cui “storia” è inventata per gioco, non saprei ripeterla per il verso giusto.

OLTRELATRAMA
Giunta alla fine della prima parte di «Anna Karenina» mi sono sentita costretta a farmi un albero genealogico, o uno schema dei personaggi (perché mi sono persa quasi subito) e questa necessità – di cui poi non mi sono servita perché non semplificava la faccenda – mi ha riportato alla memoria la lettura de «I fratelli Karamazov» di Dostojevski che, invece, è un capolavoro anche per la capacità dell’autore di caratterizzare i personaggi in modo da non poterli confondere per niente: il contrario di quanto mi è parso sia capitato con AK. Tutte le donne mi sembrano una (che manco per età riesco a distinguerle) e tutti gli uomini (circa, ché in questo caso un paio si distinguevano molto meglio) sembrano uno.
E questo è una delle cose che mi ha impedito di “affezionarmi” a qualcuno di loro.
Ho apprezzato invece un paio di scene: mi è rimasta in testa ad esempio la battuta di caccia. Anche perché quasi tutto il resto sembra un romanzo da salotto.
Si sarà capito che non ho amato questo romanzo pur avendolo portato a termine. C’è stato appena un momento, nella parte centrale che mi pareva un po’ più interessante, perché si discosta dalla cugina Madama di Flaubert, e, proprio per questo, l’Anna tolstojana mi è parsa un po’ più dignitosa (abbiate pazienza, ormai si sarà capito che è un “genere” indigesto per me). Eppure. Eppure come ho scritto in un mio ultimo commento poco prima di chiudere la quarta di copertina: «Anna, Anna, Anna: che peso! Per tutte le corna primaverili di becchi in calore, stavo per salvare un poco questo romanzo ma tu davvero sai fracassarle come poche! Che tua cugina la Madama sarebbe capace di rasserenarsi leggendo le tue fisse paranoiche. Che peso!»
Ecco. Detto altrimenti: ci sono capolavori che reggono benissimo il tempo che passa (se solo penso a «Il ritratto di Dorian Gray» di Oscar Wilde di soli 15 anni più vecchio! Ma modernissimo e audace ancora leggerlo oggi, per me), e altri che invece no. E ora smetto ché non ha senso infierire. Entra però tra i libri che non mi interessa rileggere.

CITAZIONI
«- Anna è molto cambiata dopo il viaggio a Mosca. C’è in lei qualcosa di strano – diceva una sua amica. – Il cambiamento di maggior rilievo è che ha portato con sé l’ombra di Aleksej Vronskij – disse l’ambasciatrice.- E che c’è di strano? C’è una favola di Grimm: l’uomo senza ombra, l’uomo privato dell’ombra. E questo gli è dato in castigo di qualcosa. Non ho mai capito in che cosa consistesse il castigo. Ma per una donna, sì che deve essere triste non aver l’ombra.- Sì, ma le donne con l’ombra, di solito, vanno a finir male – disse l’amica di Anna.»

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