Sciascia, un affresco di Sicilia alla Scianna

«A ciascuno il suo» di Leonardo Sciascia

Era da anni che pensavo di leggermi un libro suo, ma poi, tra volontà e fattualità, ci si infilava sempre qualche altro titolo, e così ho rimandato fino a oggi. Ma che goduria è stato leggere «A ciascuno il suo» di Leonardo Sciascia.

Ho scoperto che era anche giallista, e da dove proviene il nome della casa editrice che mi ha pubblicato il Breve trattato (Laurana è pure il nome del professore protagonista), e mi è diventato evidente ciò che accumuna lui al fotografo Federico Scianna, del quale ho visto una mostra a Venezia un paio di anni fa, dove si trovava un’immagine che mi pare di aver ritrovata nel libro, così la Sicilia di questi due grandi autori. Che il primo desiderava fotografare come scriveva il secondo e il secondo, scrivere come fotografava il primo.

LA TRAMA
Posto a caso un paese siciliano, con il farmacista, il prete, il professore, l’avvocato e tutta l’altra gente che sa e finge di non sapere, al narratore è bastato architettare un evento delittuoso per scombussolarne la quotidianità: una minaccia di morte presa per scherzo, e un paio di cadaveri pochi giorni dopo, a cui pure il cane hanno ammazzato, durante una battuta di caccia. Storie di presunte corna, depistaggi, omertà, poteri vari. Tracce evidenti, motivazioni taciute, suggerimenti scontati: meglio lasciar perdere, a volte. E invece no, il Laurana vuol vederci chiaro, ma alla fine pur avendo buona vista, chiuderanno gli occhi anche a lui.

OLTRELATRAMA
Immagini nitidissime. In bianco e nero. Per forza. Alla Scianna, appunto. La scena più bella forse è la chiacchierata tra Laurana e Don Luigi Corvaia, parroco del paese, che ne dice di ogni, ma proprio tante. Ecco, se posso muovere una critica narrativamente parlando mi sono chiesta: ma davvero in Sicilia – dove, pecco forse di una visione elvetica, mi pare che di crimini e omicidi se ne siano visti – dicevo, davvero si potrebbe prendere per scherzo una minaccia di morte? Là, dove credo che certe cose si facevano sul serio? Così mi sono chiesta pure, possibile che tutto il paese pare aver idea di quel che sia accaduto tranne il professore, che in quanto professore ci si aspetta che qualche nesso logico in più sia in grado di farlo? Forse mi sono persa caratteristiche sue, magari veniva da fuori… ma non mi pare.

Resta, come avranno detto in migliaia, l’affresco di un paese, si dirà della Sicilia, ma ho l’impressione che così funzionava anche dalle mie parti, nei villaggi di montagna. Senza morti, forse, ma con stesse omertà e medesimi intrallazzi, brogli e altre storie.

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