Terra e verità

«Un visibile narrare» – A

«Un buon racconto è letterale come è letterale il disegno di un bambino»


È uscito oggi su “Azione” un articoletto che ho scritto prendendo spunto dal libro Nel territorio del diavolo – Sul mistero di scrivere di Flannery O’Connor.
La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova scrollando verso il basso oppure online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito) a questo indirizzo.


Terra e verità

Un visibile narrare – Flannery O’Connor

«Un buon racconto è letterale come è letterale il disegno di un bambino», così scrive Flannery O’Connor nel suo libriccino intitolato Nel territorio del diavolo – Sul mistero di scrivere (Minimum Fax). La scrittrice statunitense che visse tra il 1925 e il 1964, è ancora oggi ritenuta da molti una «maestra di scrittura» e non a caso questa sua raccolta di testi è considerata alla stregua di un «manuale» per chi si diletta nell’arte del racconto e cerca insegnamenti utili per migliorarsi.

È una raccolta di riflessioni e trascrizioni di incontri sul tema della scrittura tenuti dall’autrice negli anni Cinquanta-Sessanta. La prima parte – su natura, scopo della narrativa e sui racconti – è molto interessante, forse più tecnica o meno profilata (nata a Savannah nello Stato della Georgia, O’Connor fu dichiaratamente una scrittrice cattolica). Eppure, a noi che lo abbiamo già goduto, ha toccato di più la seconda parte, perché indaga la sua doppia matrice: donna del Sud e per l’appunto cattolica convinta.

In queste altre pagine, l’autrice dedica molta passione a elogiare la ricchezza di storie della sua terra, che non va persa, e a mostrare il senso, la natura, la possibile espressione, il valore, lo scopo primo di una scrittura (o di una fotografia) che può fare da modello grazie a una visione universale, comprensibile e soprattutto condivisibile. E contiene, per questo, passaggi molto istruttivi, che fanno riflettere sulle scelte tematiche che un narratore, foss’anche in erba, è tenuto a fare.

A tal proposito è utile la sezione dedicata ai commenti che fa sui suoi racconti; qui spiega molto bene le scelte fatte da lei. Va a fondo anche quando dice che non è utile farlo. A costo di contraddirsi. Centrale è la manifestazione della grazia in contrapposizione al peccato, al diavolo… (da cui il titolo del libretto). Non è un discorso facile quello che fa, e vale la pena rileggere più volte, magari fermandosi a riflettere su quel che dice, ad esempio, quando afferma che: «Il romanziere cattolico crede che il peccato distrugga la libertà; il lettore moderno (…) che sia quello il modo di ottenerla». Parla di «grazia» quindi, ma anche di «verità».

Tra le domande che ci si pone infine ve n’è una su tutte: si narra (o illustra) per mettersi in mostra?, o per raccontare ciò che la O’Connor chiama in un certo qual modo «verità»? Per lei contava molto di più la storia, perché risponde – se non ci inganniamo – allo scopo originario del narrare. A ognuno le proprie riflessioni.

Bibliografia

Flannery O’Connor, Nel territorio del diavolo – Sul mistero di scrivere, Minimum Fax.

Segue approfondimento…

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