Prima di leggere questo romanzo ne ho sentito parlare da parecchie persone. Ho letto commenti. Ho intercettato intenti. Sono stata ad ascoltare la presentazione… Perché dirlo? Perché tutto ciò che è stato evidenziato è risultato essere ciò che a me meno ha interessato. Tranne la costruzione a ritroso, sebbene io di grandi sogni e progetti mica ne ho trovati, anzi a tratti mi è parso persino che meglio di come sono diventati i personaggi del libro non potevano aspirare.
Ringrazio la redazione del sito I libri degli altri (sebbene nel frattempo abbiano chiuso la rubrica) per aver pubblicato un mio articolo di “analisi” sull’uso dei tempi verbali che Primo Levi fa nel libro “Se questo è un uomo”. Siccome non si trova più sul sito citato, ripropongo il pdf della pubblicazione.
Inoltre ringrazio Demetrio Paolin, autore di “Conforme alla gloria” (Voland edizioni – romanzo selezionato tra i dodici libri fanalisti al Premio Strega 2016) e autore di diversi studi critici su Primo Levi, per essersi reso gentilmente disponibile a chiarirmi un dubbio.
Bello. Poco ricordavo del film. Parlo del romanzo “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury. Ne ho scritto in questa analisi, quindi qui evito di ripetermi, limitandomi a dire che ha smosso molti ragionamenti. Non sempre ho condiviso, ma rapportato agli anni in cui è stato pensato, ho trovato altrettante riflessioni interessanti. Cose che mi torneranno utili per il nuovo progetto. E che per questo stanno germogliando qua e là. C’è una sola cosa che mi ha disturbato. So che non serve sapere sempre tutto, ma la guerra… dico: chi erano questi che alla fine hanno vinto? E se fossero stati peggio di chi ha perso? Cioè capisco che in verità si tratti di una metafora estremizzata, ma per farla reggere mi sarebbe piaciuto averne un’idea, tipo l’alleanza del ritorno al consumo del cioccolato per aumentare la felicità… Ora non ho spazio per aggiungere altre considerazioni, che ce ne sarebbero: basti l’associazione d’idee tra le città bruciate e quel che accade in Siria… Intanto ringrazio chi me lo ha consigliato.
Settimana scorsa ho finito di leggere «Se questo è un uomo» di Primo Levi. Ho letto un capitolo a settimana per un paio di mesi. A voce alta. Lasciando poi il tempo alle immagini di sedimentare e a me di vederle un po’ meglio, di sentirle. Alla fine di qualche capitolo ho preso degli appunti. Le prime immagini che mi sono rimaste fissate per diversi giorni nella mente sono arrivate subito dopo il primo capitolo: recandomi al lavoro in treno, ogni volta che salivo in carrozza mi apparivano in automatico i corpi di uomini, donne, bambini e anziani la cui sorte a un certo punto, all’epoca, fu affidata al caso, alla fortuna: chi scendeva da una parte era “salvo”, chi dall’altra era “bruciato”. Subito dopo venivo aggredita dal desiderio di un bombardamento come segno di giustizia su questi treni/campi… immaginazioni, insomma.
Sono felice della pubblicazione sulla rivista Argonline.it di alcuni Portrait / TiloS30. Condivido dunque il link ringraziando in particolare Giuseppe Merico e Marco Benedettelli per lo spazio che hanno riservato a questi miei mini testi. (v. Inediti)