«Geografie di…»

Palagnedra – Centovalli – Ticino Svizzera (© Photo Ma.Ma.)

In tempo di Coronavirus ho scritto anche un altro racconto, oltre a quello pubblicato dalla Neo. Edizioni nell’antologia «L’ultimo sesso al tempo della peste». Anche in questo caso è entrato a far parte di un progetto letterario un po’ particolare. Si tratta di un’iniziativa della radio ReteDUE della RSI (che ringrazio) organizzata in collaborazione con l’Associazione Svizzera degli scrittori di lingua italiana (altro ringraziamento). Ho partecipato con curiosità e interesse, così come hanno fatto diversi altri colleghi di penna. Più precisamente siamo in tutto trenta gli autori che hanno aderito al progetto che si intitola «Geografie di…»

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«Nantucket non è l’Illinois»

«Moby Dick» di Herman Melville

E io che pensavo che il protagonista fosse il Capitano Achab, mentre è Ismaele; che il capodoglio fosse l’antagonista di un eroe, e non il simbolo della vittoria della pace, della natura; che la storia trattasse di una caccia alla balena, mentre mi sono ritrovata tra le mani una parabola aggiuntiva alla Bibbia, o una libera interpretazione della storia di Ismaele, quello che si ritrovò in mezzo a un deserto, e di Giona, che rimase tre giorni e tre notti nel ventre di una balena; e che credevo fosse un romanzo, mentre è un trattato enciclopedico sulle balene; e che anzi, pensavo fosse una storia di avventura, mentre sono stata investita da qualcosa di molto letterario.

Ma certo, parlo di Moby Dick, che scoperta pazzesca. Ci sta dentro così tanta materia narrativa e allegorica che credo di non averci capito quasi niente, pur godendone. Andiamo però con ordine.

LA TRAMA
Il narratore e protagonista (sì, lo è!, frega niente se altri la pensano diversamente) è un marinaio mercantile che chiede al lettore di chiamarlo Ismaele. Il coprotagonista è Nantucket, l’isola da cui salperà con il suo nuovo amico cannibale. Ok scherzo, non è Nantucket che è però un nome che mi piace tantissimo. Il coprotagonista è il mare. Achab serve solo per creare problemi. Dicevo, Ismaele, pieno di entusiasmo, decide di imbarcarsi su una baleniera, quasi per curiosità mi vien da dire, che non per altro. Pare scorrergli la vita e il buonumore nelle vene a ‘sto giovanotto di buona volontà. Il resto si sa: partono, quel testone del capitano è in fissa con la Balena bianca alla quale ha pure dato un nome (Moby Dick) perché in un precedente incontro gli ha masticato per benino una gamba, lasciandolo monco, e, quando la trova, mette nei casini tutti lasciando capire diversi capitoli prima come andrà a finire.

OLTRELATRAMA
La prima parte è bellissima. Ma proprio tanto, così tanto che per la prima volta quasi mi viene da innamorarmi, tanto da farmi sentire in colpa con il mio preferito, che resta I Miserabili di Hugo.
Poi cambia. Non che diventi brutto, eh. Ma tutta quella magia, quella immaginazione scorrevole e avventurosa e ingenua, e piena di voglia di scoperta che ti spinge a sapere come continua, ecco, tutta quella roba lì, quando salgono sul Pequod svanisce quasi interamente.
Anzi, la delusione più grande l’ho avuta quando si è presentato il capitano Achab. Ma perché? Stava riuscendo così bene la mitizzazione di un uomo di cui tutti parlavano ma che non si vedeva mai. Mi aspettavo infatti che anche la scena madre, pur avendolo come protagonista interno, fosse non vissuta ma raccontata come una rievocazione, così come rievocati sono anche tanti altri eventi. No, dopo l’imbarco, non c’è più molta narrazione, ma capitoli di saggistica enciclopedica. E mi dispiace tantissimo. Sono interessanti e ben esposte queste “schede”, ma a me piaceva la storia, la scoperta, l’esplorazione, il confronto tra i due che anche se continua, no, non è più la stessa cosa.
Forse a causa della “fatica”. Dal momento in cui Ismaele e il suo amico cannibale salgono sulla baleniera, inizia la vera parabola e a quel punto il lettore – io – si sente come un estraneo, come un clandestino a bordo di una vicenda che si riveste di molti significati, purtroppo, non tutti accessibili. Da qui la fatica: è così evidente che ci sono più livelli di lettura che diventa faticoso concentrarsi su tutti e aver la pretesa di comprenderli. E di fatto credo di non averci capito molto, non nel dettaglio, ecco, pure avendo ben vissuto con l’equipaggio l’intera vicenda.

CITAZIONI
Mi è rimasto molto addosso il capitolo dedicato al colore bianco. Ma sarebbe troppo lungo da riportare.

Fantastica è poi la descrizione dell’isola
«XIV • NANTUCKET
Durante la traversata non successe più niente che vale la pena di menzionare; così dopo una bella corsa arrivammo senza incidenti a Nantucket.
Nantucket! Prendete la carta geografica e cercatela. Osservate come se ne sta in un vero e proprio angolino del mondo: lì, lontana dalla costa, più solitaria del faro di Eddystone. Guardatela: una pura e semplice collinuccia, una spalla di sabbia; tutta spiaggia, senza sfondo. C’è più sabbia lì di quanta ne potete usare in vent’anni per surrogato della carta assorbente. Qualche spiritoso vi dirà che le erbacce, laggiù, ve le debbono coltivare perché da sole non crescono; che importano cardi dal Canadà; che un tappo per fermare la perdita d’un barile d’olio debbono mandarlo a cercare oltremare; che a Nantucket portano in giro i pezzi di legno come a Roma le schegge autentiche della santa croce; che la gente pianta funghi velenosi davanti a casa per mettervisi all’ombra d’estate; che un filo d’erba fa un’oasi, tre fili a un giorno di marcia una prateria; che vi si calzano scarpe da sabbie mobili, un po’ come in Lapponia le scarpacce da neve; che vi si vive così chiusi, recinti, inserrati da ogni parte, avvolti e radicalmente isolati dall’oceano, che a volte perfino alle sedie e alle tavole si trovano attaccate piccole arselle, come ai dorsi delle testuggini marine. Ma queste esagerazioni provano soltanto che Nantucket non è l’Illinois.»

«Ogni cosa umana che si ritenga completa deve essere proprio per questo infallibilmente difettosa (…) Sono l’architetto non il costruttore».

Avrei bevuto una tazza di tè insieme a Lizzy

«Orgoglio e pregiudizio» di Jane Austen

Io con Lizzy, una tazza di tè, ve lo dico, l’avrei presa in campagna, nel patio del villone. Non è il mio ambiente, ma se ci fosse stato pure Darcy, ci saremmo fatti delle belle risate, e credo che avremmo anche potuto tirarci un po’ di fango addosso, per gioco.
A chi è capitato di leggere le mie noterelle avrà forse fatto caso che c’è un genere, lo definirei “al femminile” o, come lo ha ribattezzato Trevisan, “donnesco”, che non rientra proprio nelle mie corde (manco l’horror per dire, eh, e nemmeno quelli di guerra amo molto). Il romanzo che ho appena finito di leggere però, mi ha fatta divertire un sacco. Parlo di “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen (pubblicato per la prima volta nientemeno che nel 1813!).

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L’ultimo sesso al tempo della peste

È uscito in questi giorni (13 giugno 2020) – per ora solo in formato e-book con Neo.Edizioni – una raccolta di racconti scritti da una cinquantina di firme durante il Lockdown: L’ULTIMO SESSO AL TEMPO DELLA PESTE

Un libro a tratti simpatico a tratti impegnato, e pure utile, visto il suo scopo benefico.

Scarica QUI il comunicato stampa.

Il progetto è stato ideato dallo scrittore de Il Saggiatore, Filippo Tuena, cresciuto a Roma e oggi residente a Milano. Lui è di fatto il curatore di questa raccolta di racconti della quale ampiezza fornisce qualche numero: «…siamo cinquantadue firme. Cinque autori vivono all’estero, (due in canton Ticino; uno a Lussemburgo; i due in Francia hanno preferito scrivere il racconto in francese). Due racconti sono stati scritti a quattro mani. Roma è la città più rappresentata, seguita da Milano, poi Torino, Bologna, Venezia, la Toscana, il Veneto. Nel sud la Sicilia è la regione che ha contribuito con più autori, anzi autrici. Il gruppo è formato da scrittori con esperienza, esordienti, giornalisti, registi cinematografici, sceneggiatori, docenti, musicisti, poeti, blogger, lettori. C’è una bella equità tra maschi e femmine con una leggera prevalenza di quest’ultime».

Sulla quarta di copertina i nomi di tutti gli autori

Tra questi autori c’è anche la sottoscritta. Al progetto abbiamo collaborato tutti a titolo di volontariato, compreso l’editore che ha deciso di elargire il guadagno della vendita dell’ebook (3,99 euro a copia) per scopi benefici.

“E mentre io vedevo il mondo fuori piombare in un fumetto di Frank Miller, ero pronto a giocarmi tutto a costo di fare la figura di uno dei personaggi di Goerges Wolinski”.

(dal mio giocoso racconto intitolato “Un fumetto di carne” e contenuto nella raccolta “L’ultimo sesso al tempo della peste” a cura di Filippo Tuena; per Neo Edizioni).

E che non me ne voglia Goerges Wolinski, per aver giocato con una sua vignetta (v. immagine).


I proventi saranno devoluti al Centro Senologico dell’ospedale “G. Bernabeo” di Ortona ‒ ASL Lanciano-Vasto-Chieti (Abruzzo)

Si trova:

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Un romanzo da salotto con protagonista la cugina seria della Madama di Flaubert

«Anna Karenina» di Lev Tolstoj

Per la serie anche i ricchi piangono, altre serie di cui non ho mai guardato una sola puntata. Non amo le soap. Anche quelle fatte molto bene.
Bravo è stato bravo, eh. Lev Nikolàevič Tolstòj, dico, è stato bravo a narrare le vicende di quotidiana vita aristocratica e borghese (e un po’ meno quella contadina) russa nel suo (per me) «non intramontabile» Anna Karenina. Non lo metto in discussione: e chi sono per poter anche solo lontanamente pensare di poterlo fare. È un gran romanzo corale, proprio inteso senza veri protagonisti (per la mia percezione) ma con un sacco di personaggi. Con una trama che punta su sentimenti d’amore “erotico” più che romantico – ma senza erotismo e tanto sentimentalismo, come probabilmente si usava all’epoca – e che però non perde l’occasione di fare un affresco – come si suol dire – di com’era la società in Russia nella seconda metà dell’Ottocento. Ok. Questa è la parte facile da dire e che immagino dicano tutti. Per cui, questo romanzo ha e mantiene un valore letterario in quanto testimonianza “storica”, politica, ambientale, sociale, e per bravura nella costruzione di un impianto così complesso. Eppure…

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