Il più gran romanzo d’Amore

«I miserabili» di Victor Hugo

Finite le ultime pagine, prendo una boccata d’ossigeno e provo a scrivere qualcosa di questo romanzo che è piuttosto un libro, e di cui hanno di certo già detto tutto. 
So ad esempio che dovrei dire che è un “romanzo storico”, un affresco di Parigi degli anni della prima metà dell’Ottocento, e più in generale di un ventennio di guerre napoleoniche, sommosse e rivoluzioni civili della Francia, e invece dico che è il più gran bel libro d’amore mai letto (tanto che non vorrei leggerne di altri così). Anzi più che d’amore, sull’amore, di quell’amore che si può definire più divino e paterno e materno che non erotico, ma pur sempre amore, anzi Amore. Al quale fa da contraltare, sì, la guerra, la rivoluzione, l’egoismo, sì, anche la miseria, una certa crudeltà, il vizio e l’inganno, insomma, la vita, compresa quella dei singoli “contro” i sistemi, veri generatori di Miserabili. L’amore divino dell’uomo, ma anche quello più alto, che si manifesta attraverso la provvidenza, vera protagonista, quasi prima ancora dell’amore stesso. Sebbene in tutto il libro
– mi pare – essa venga assegnata a dei diavoli. Più miserabili dei miserabili, tranne in un caso: Mabeuf, il vecchio bibliofilo in rovina. 

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Poi dicono che non esista il destino. (Fosse vero il racconto!)

«Edipo Re» di Sofocle

Edipo e la Sfinge – Dipinto di Jean-Auguste-Dominique Ingres
1808–1827

Mi sono appena goduta la storia di un uomo senza colpe (per volontà), macchiato delle peggiori colpe (per sorte). Ma è davvero così? Non c’è colpa nell’uccidere un uomo? (Pur non sapendo che si tratti di tuo padre?). E sarà davvero “giusto” o davvero “sbagliato” desiderare carnalmente la donna che ti ha generato (pur non sapendo che si tratti di tua madre?). O giacere con un uomo che potrebbe essere tuo figlio? Come direbbe un amico: il discorso è spinoso (anche in questo caso) e rientra nell’etica, che per sua natura non contiene una verità.
Parlo del testo teatrale “Edipo Re” di Sofocle.

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…fazioso, maschilista, arrogante, scontato

«Consigli ai giovani scrittori» e il racconto «Il giovane incantatore» di Charles Baudelaire

Non sprecherò molte parole per questo librettino. Non vale la pena. Mi ha innervosita. L’autore è Charles Baudelaire. Il librettino in questione contiene nove “Consigli ai giovani scrittori” – che sconsiglio di cuore perché li ho trovati o faziosi, o maschilisti, o arroganti, o scontati – e il racconto “Il giovane incantatore” per il quale rivendico il diritto del lettore di smettere di leggere prima di arrivare alla fine. 
Considerate che l’intero volumetto conta solo 77 pagine, di cui ventotto sono dedicate ai consigli.

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Il seguito dei delitti

«Il mistero di Marie Roget» e la «Lettera rubata» racconti di Edgar Allan Poe

E dunque ho letto il “seguito” del racconto “I delitti della Rue Morgue” di Edgar Allan Poe, cioè “Il mistero di Marie Roget” e la “Lettera rubata”, dove viene messa all’opera di nuovo l’arguzia di Auguste Dupin per risolvere un paio di gialli. (entrambi racconti nemmeno troppo lunghi.

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Finire sotto Sherlo-shock

«I delitti della Rue Morgue» racconto di Edgar Allan Poe

Ho letto il racconto “I delitti della Rue Morgue” (noto anche con i titoli Duplice delitto nella Rue Morgue e Gli assassinii della Rue Morgue) di Edgar Allan Poe dove appare per la prima volta il cavaliere Auguste Dupin.

CONTENUTO
È un giallo della più antica tradizione, anzi è praticamente – pare – il capostipite di tutti i gialli investigativi, tanto da proporre addirittura il famosissimo e – negli anni – tartassatissimo caso dell’omicidio nella camera chiusa. A narrare la vicenda è un amico coinquilino del nostro acutissimo Auguste Dupin, grande conoscitore e indagatore dell’animo umano, o meglio del pensiero umano, una sorta di Sherlock mentalista, via, che ciononostante nel racconto si confronterà con prove reali e tangibili. Non vi svelo l’assassino di madre e figlia trovate con il corpo esanime in uno stato tremendo, anche se la maggior parte di voi già lo saprà, dico solo che mi ha tanto ricordato una canzone di Fabrizio de Andrè.

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