Un «Antichi maestri» portoghese

«Sostiene Pereira» di Antonio Tabucchi

Sarà Lisbona ad aver emotivamente modellato la penna di Tabucchi? Lisbona – pur non essendoci mai stata, ma ho visto «Lisbon story» di Wim Wenders – la percepisco proprio così, con quel clima lì, molto sospeso, un po’ onirico, impalpabile. Un immaginario, a dire il vero, che non mi fa simpatizzare con la malinconia che ne consegue, perché la riconosco. Come dire: è una parte di me che non amo.

Anche nel lungo racconto: «Sostiene Pereira», Tabucchi torna sui temi che già ho trovato in «Notturno indiano». Di quest’altro testo ho scritto un mese fa. Trovavo: “…bello il sistema di immagine legato alle ombre e alla ricerca della luce. Alla notte e ai risvegli faticosi. Alla morte e alla reincarnazione / resurrezione”. Dove morte e vita, non sono necessariamente quelle della carne, ma quelle della mente, in questo libro più ancora che in «Notturno indiano».

Continua a leggere “Un «Antichi maestri» portoghese”

Il fumo era grigio

È uscito a dicembre il numero 1 della rivista «Paper Club 1978» sul tema «Woman Celebration» per la casa editrice «AI magazine books» di Christina Magnanelli Weitensfelder, a cura di Marco Candida (che ringrazio per avermi coinvolta nel progetto).

Tra i racconti che vi compaiono, anche il mio testo che si intitola Il fumo era grigio.

(Le altre firme sono: Cynthia Collu; Eva Clesis; Elisa Eliselle Guidelli; Dunia Elfarouk; Sara Durantini; Paolo Galli; Andrea Malabaila; Marino Magliani; Paolo Ciampi; Danilo Arona; Angelo Marenzana)

Il mio racconto vuole celebrare la forza di una donna (una per tutte) che supera il proprio passato pur senza poterlo dimenticare, anzi, raccogliendolo e affrontandolo come si possono affrontare i fantasmi che ci restano attaccati addosso: con accoglienza e consapevolezza.

Questo l’incipit del racconto Il fumo era grigio:

«A venti ero ancora vergine. Sarebbe stato l’ultimo anno, anche se ancora non lo sapevo. I venti non sono come i diciotto. A diciotto una pensa cambi tutto e non cambia niente. A venti una pensa non cambi niente, e poi ci resti fregata, ché ti cambia tutto. I miei venti sono durati un anno, poi sono diventati quarantatré. Poi sette e il mondo si è risolto capovolgendosi. (...)»

(...Continua sulla rivista)

La strenna: «Cene di Natale»

Inaugurata il 14 dicembre 2020, la Pandemica pseudoedizioni ha per scopo la pubblicazione in pdf dei racconti di un gruppo di autori che si sono riuniti in tempo pandemico per tenersi compagnia, scrivere, e «contagiare» tutti con letture diversificate e GRATUITE.

A esordire è la raccolta «Cene di Natale», racconti o versi, e in ogni caso testi brevi, che gli autori – tra i quali, anche io – regalano ad amici, ma non solo, quale strenna natalizia.

Per poter ottenere il regalo basta cliccare sulla copertina oppure su download.

Non da sbellicarsi, ma di compagnia

«Tre uomini in barca (per tacer del cane)» di Jerome K. Jerome

Forse proprio da sbellicarmi dalle risate, ecco: no. Ma è stata in ogni caso una lettura di svago più che piacevole e spensierata. Parlo del libro, o dovrei dire del viaggio di “Tre uomini in barca (per tacer del cane)” di Jerome K. Jerome.

LA TRAMA
Dati tre uomini un poco annoiati dalla routine, e forse pure stressati, per protagonisti il resto è tutta gag: questi, infatti, decidono seriamente di partire per una vacanza spensierata prendendo la via del Tamigi a bordo di una barca, non certo da marinai esperti. E tra piccoli incidenti e incontri imprevisti, chiacchiere e ricordi, bizzarrie meteorologiche e bicchierini di scotch, trascorreranno alla meno peggio, con scenette all’amici miei atto quindicesimo, in pensione, una vacanza che alla fin fine avrà almeno il pregio di poter essere narrata ai posteri.

Continua a leggere “Non da sbellicarsi, ma di compagnia”

Trama, tensione, tenzone e tentazione

«Il diavolo a rovescio» di Sabrina Caregnato

«Ignorando qualsiasi regola di corte, Fadrì tagliò corto: “Messere, vi ringrazio di tante premure. Fate attenzione però: il troppo è nemico del bastevole. Mi auguro percepiate l’avviso, nel meridione siamo di parola e di fatti”».

Finalmente una storia «storia!» e di alto livello, in un romanzo peraltro storico. Non è un gioco di parole, bensì una sintesi che vuole sottolineare narratività e stile letterario, più che l’aderenza alla Storia con la famosa “S” maiuscola.

Di questi tempi letterari, dove si vocifera l’aleggiare di un “trauma dell’invenzione”, come se gli autori non riuscissero più ad attingere dall’immaginazione, ma solo dalla realtà, e dove il romanzo di genere tende a venir relegato dalla critica come opera di intrattenimento che avrebbe per questo minor dignità d’altre opere, «Il diavolo a rovescio» di Sabrina Caregnato è una ventata di ossigeno, dato che si presenta come opera di genere ma di alta qualità stilistica.

Continua a leggere “Trama, tensione, tenzone e tentazione”