…quale lusinga! Ringrazio Gilda Policastro, critica letteraria la cui schiettezza non è inferiore alla sua simpatia. E la ringrazio non solo per aver pubblicato qualche mio verso, ma anche e soprattutto per il commento-insegnamento che tenterò di mettere a frutto nei futuri esercizi. 😊 E grazie pure a «la Repubblica». Certo.
Cosa non può capitare in quattro giorni a un sognatore? Quanta tristezza e incantata bellezza ho trovato nelle pagine delle “Notti bianche” di Fëdor Dostoevskij. Non meno di quante ne ho trovate nella “Morte a Venezia” di Thomas Mann.
Ho appena chiuso la quarta di copertina del romanzo intitolato «Atlante occidentale» di Daniele Del Giudice e la cosa che mi è piaciuta di più, che ho trovato più “autentica” e interessante e bella a modo suo e scevra persino di cliché è l’annesso, cioè l’inserto del «Taccuino di Ginevra» dove non c’è un tentativo di comprensione della città sul Lemano, non si percepisce la presunzione di fare discorsi alti, non ci sono letture filosofeggianti (che non tutte nel romanzo mi hanno convinta), ma soprattutto dove c’è un personaggio “scrittore” che riconosco come vero, anzi dove tutti i personaggi sono credibilissimi e non spolverati o imbellettati. «Il taccuino di Ginevra» mi è piaciuto molto. Ma il libro letto in verità è un altro e si intitola per l’appunto «Atlante occidentale». Non che sia un brutto libro, eh! No, no. Anzi. L’idea in sé mi piace molto: il confronto tra la concretezza di un metafisico del CERN e l’immaginazione di uno scrittore ha un fascino che subisco da tempo, e corrisponde ad esempio alla frizione che mette in moto il motore narrativo della serie tv “Castle, detective tra le righe”, cioè il confronto del modo di pensare di un poliziotto rispetto a quello di un giallista. (Divertentissimo). Realtà contro immaginazione.
«…in un lavoro come questo le divagazioni non esistono, o meglio sono l’opera»
Ecco, per dire del contenuto di “Works” di Vitaliano Trevisan, parafraserei questa sua citazione: «…in un lavoro come questo, la realtà, la vita, la biografia, la verità del narratore non esistono, o meglio sono l’opera». Non storia, ma autobiografia attraverso i lavori e i mestieri di cui il narratore ha fatto esperienza.
«Oltre i confini della realtà: il fantastico» è il titolo del nuovo numero (cartaceo) del volumetto «Opera Nuova», Rivista internazionale di scritture e scrittori, n.19, 2019/1 (www.operanuova.com) a cura di Luca Cignetti.
A lui, la mia (nostra) gratitudine per lo spazio che la rivista ha dedicato ai racconti di alcuni partecipanti al corso “La cura di un racconto” che si è tenuto l’anno scorso a Locarno, sotto la guida di Giulio Mozzi; laboratorio di scrittura creativa che torna anche quest’anno.
Per la rivista – e ne sono lusingata – mi è stato chiesto di scrivere l’introduzione che copio/incollo qui di seguito (previa autorizzazione) anche perché contiene (nella parte finale) i titoli dei racconti e il nome degli autori, che ringrazio anche perché chi lavora e propone i propri racconti per Opera Nuova lo fa per passione.