Vorrei scrivere qualcosa di più

«David Copperfield» di Charles Dickens

Vorrei scrivere qualcosa, come faccio sempre, sul libro che ho appena finito di leggere: “David Copperfield” di Charles Dickens, ma non so bene che cosa dire. 
Mi sono segnata pochissime cose durante la lettura. Ad esempio mi sono chiesta se non ricordavo male che inizia come I fratelli Karamazov, con il narratore che dice che saranno poi i lettori a decidere se è lui o no l’eroe del romanzo.
Poi mi sono segnata l’appunto secondo cui all’inizio mi pareva in parte un trattato sull’opportunismo e dall’altra la messa in scena del classico “Te le suono per il tuo bene”. Mi sono poi voluta ricordare di due momenti. Uno dolcissimo, che è il bacio sulla fronte della moglie dell’oste che serve una birra a David, quand’è ancora ragazzino, e l’altro alla fine, in uno dei momenti in cui mi sono commossa di più, cioè quando finalmente lui e Agnese si dichiarano. 
Ma mi pare poca cosa rispetto all’enormità di storia contenuta in questo libro, e non so spiegarmi il motivo.

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Gente in caduta libera

«La buona e brava gente della nazione» di Romolo Bugaro

Ho letto la prima edizione – uscita alla fine degli anni Novanta – del romanzo «La buona e brava gente della nazione» di Romolo Bugaro, di cui se ho ben capito uscirà presto una nuova edizione.

Faccio una premessa: ogni giudizio e persino qualche pregiudizio (potrebbe capitarmi in questo contesto) presente nella nota che segue non è stato maltrattato e manco enunciato nel libro di Bugaro; la colpa è tutta da attribuire a me.

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Un disastro umano prodotto dalla cattiva comunicazione

«La mite» di Fëdor Dostoevskij

Mi viene da fare due considerazioni sul terzo testo che leggo di Dostojevski, e la prima la faccio a caldo quasi fuori contesto: non ho (avevo) ancora uno scrittore “preferito”, ma più leggo e più mi è chiaro che Dostojevski sta proprio nelle mie corde. Lui e Victor Hugo. E pure Friedrich Dürrenmatt. Che per me sono molto simili, con una lingua diversissima e sensibilità non del tutto aderenti l’un l’altra, ma hanno lo stesso tipo di occhio. Quello che si posa sulle cose umane. 
Ma veniamo al libro in questione: ho letto “La mite”.

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Dialogo interiore sul selvaggio nella letteratura

«In territorio selvaggio» di Laura Pugno

Un bel viaggio nei pensieri (e nel corpo) di Laura Pugno, la poetessa, la donna, la bambina, la timorata, la romanziera, la filosofa, la ricercatrice del confronto con il selvaggio. Da cui prende il titolo il libriccino pubblicato da Nottetempo: “In territorio selvaggio”, che ho appena finito di leggere. Un piccolo libro importante. Per me.

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Uno Spoon River senza tombe

«Pedro Páramo» di Juan Rulfo

Ecco: è così che mi sono sempre immaginata la pre-morte, così, intendo, come se l’è immaginata Juan Rulfo scrivendo «Pedro Páramo». Che è per me il morire più ricco che si possa immaginare, un onirico viaggio impalpabile nelle cose di un nostro passato sconosciuto, uno svelamento di altro, magari utile a capire quel che è stato e che rimanda all’origine del tutto, un chiudere il cerchio. Sì, ovvio che mi è piaciuto questo libro. Decisamente. È stato come camminare attraversando le pareti del mio cervello, come essere a casa. Un po’ più in là, dentro la nebbia rada. Tra sconosciuti da incontrare e storie da ascoltare.

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