È uscito a dicembre il numero 1 della rivista «Paper Club 1978» sul tema «Woman Celebration» per la casa editrice «AI magazine books» di Christina Magnanelli Weitensfelder, a cura di Marco Candida (che ringrazio per avermi coinvolta nel progetto).
Tra i racconti che vi compaiono, anche il mio testo che si intitola Il fumo era grigio.
(Le altre firme sono: Cynthia Collu; Eva Clesis; Elisa Eliselle Guidelli; Dunia Elfarouk; Sara Durantini; Paolo Galli; Andrea Malabaila; Marino Magliani; Paolo Ciampi; Danilo Arona; Angelo Marenzana)
Il mio racconto vuole celebrare la forza di una donna (una per tutte) che supera il proprio passato pur senza poterlo dimenticare, anzi, raccogliendolo e affrontandolo come si possono affrontare i fantasmi che ci restano attaccati addosso: con accoglienza e consapevolezza.
Questo l’incipit del racconto Il fumo era grigio:
«A venti ero ancora vergine. Sarebbe stato l’ultimo anno, anche se ancora non lo sapevo. I venti non sono come i diciotto. A diciotto una pensa cambi tutto e non cambia niente. A venti una pensa non cambi niente, e poi ci resti fregata, ché ti cambia tutto. I miei venti sono durati un anno, poi sono diventati quarantatré. Poi sette e il mondo si è risolto capovolgendosi. (...)»
Inaugurata il 14 dicembre 2020, la Pandemica pseudoedizioni ha per scopo la pubblicazione in pdf dei racconti di un gruppo di autori che si sono riuniti in tempo pandemico per tenersi compagnia, scrivere, e «contagiare» tutti con letture diversificate e GRATUITE.
A esordire è la raccolta «Cene di Natale», racconti o versi, e in ogni caso testi brevi, che gli autori – tra i quali, anche io – regalano ad amici, ma non solo, quale strenna natalizia.
Per poter ottenere il regalo basta cliccare sulla copertina oppure su download.
«Ignorando qualsiasi regola di corte, Fadrì tagliò corto: “Messere, vi ringrazio di tante premure. Fate attenzione però: il troppo è nemico del bastevole. Mi auguro percepiate l’avviso, nel meridione siamo di parola e di fatti”».
Finalmente una storia «storia!» e di alto livello, in un romanzo peraltro storico. Non è un gioco di parole, bensì una sintesi che vuole sottolineare narratività e stile letterario, più che l’aderenza alla Storia con la famosa “S” maiuscola.
Di questi tempi letterari, dove si vocifera l’aleggiare di un “trauma dell’invenzione”, come se gli autori non riuscissero più ad attingere dall’immaginazione, ma solo dalla realtà, e dove il romanzo di genere tende a venir relegato dalla critica come opera di intrattenimento che avrebbe per questo minor dignità d’altre opere, «Il diavolo a rovescio» di Sabrina Caregnato è una ventata di ossigeno, dato che si presenta come opera di genere ma di alta qualità stilistica.
«Oracolo manuale per poete e poeti» di Giulio Mozzi e Laura Pugno
Chi potrebbe trarre profitto dall’oracolo-manuale per poete e poeti del Mozzi e della Pugno? Una come me, di certo. Anche se scrivo prosa. Ma ancora di più trarrebbero profitto gli aspiranti poeti. Oddio, lo so, Io so, sì, so che i poeti, ancora più degli scrittori, tendono a sostenere che davvero la poesia o ce l’hai dentro o niente. Che un manuale per poeti, eddddai, via, per favore non scherziamo. (Anche se scherzarci su può anche essere un modo di far poesia). Detto questo, potrei anche essere d’accordo, almeno in parte: il poeta ce l’ha dentro la poesia, (alzi la mano chi non ce l’ha dentro): è per il come viene tirata fuori che talvolta può essere utile avere qualche consiglio, e se non consiglio, qualche nozione, neanche necessariamente tecnica, anche solo suggestiva, un invito a veder le cose, le parole, i suoni, gli insiemi, le mode da cui dipendere o non dipendere, ma soprattutto le parole… Parlo dell’Oracolo manuale per poete e poeti scritto da Laura Pugno e Giulio Mozzi (Sonzogno editore) che aveva già firmato l’anno scorso l’Oracolo manuale per scrittrici e scrittori (https://manuelamazzi.com/…/05/25/non-ho-ceduto-alla-tentazi…). Ecco, al contrario di quanto ho fatto con il primo, che non ho mai voluto leggere dall’inizio alla fine perché l’ho trattato come un vero e proprio oracolo, quest’altro libro l’ho letto di filato. Rispetto al precedente, alcune sentenze del nuovo oracolo manuale (non tutte) hanno un livello di «impalpabilità» maggiore, direi più astratte e meno “comprensibili”, meno “compiute”. E (oso spingermi un poco più in là) ci trovo – in queste sentenze – la poetica di Laura Pugno, cioè pare di leggere frasi estratte dalle sue poesie (chissà come verrebbe una poesia prodotta dall’insieme di tutte queste sentenze incolonnate? Gilda Policastro la chiamerebbe istallazione, credo). Nel suo insieme, l’ho trovato molto moderno, non ho trovato lezioni calate dalla tradizione, non più di quanto non siano presenti consigli utili a svecchiare un certo modo di fare poesia. Per parte mia, ho apprezzato molto le spiegazioni delle pagine di sinistra, forse più di quanto non abbia fatto con il precedente, perché non avevo altrettanta familiarità con la materia, per cui mi pare di avere imparato molto di più. Lo ammetto: non pensavo. Temevo una sorta di replica, temevo una sensazione di ripetitività rispetto al primo, e invece è un libro dai contenuti molto diversi. Non per questo meno utili, come detto, anche a chi scrive in prosa e non in versi.
Ah! I micetti sono illustrazioni di Sebastian Kudas.