Un’isola in bianco e nero

«L’isola di Arturo» di Elsa Morante

Procida: un porto, un cimitero, un’ancora. Un romanzo in bianco e nero.

Sullo sfondo la stessa materia prima (un bambino, i venti di guerra, il Sud, una mezza famiglia, le tradizioni, la povertà), stessa materia, ma maneggiata in modo diverso.

Parlo de L’isola di Arturo di Elsa Morante per rapporto al suo romanzo più noto, La Storia (non lo ripeto quanto da me poco apprezzato): là, attorno a Useppe, un’adulta ha una voce bambinesca sciocca con un ingombrante tono lagnoso, qui un bambino, Artù, parla con la voce di un adulto che rispetta l’immaginario del protagonista in un’epoca altra.

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«Tutti scrittori!» all’Osservatore

È destinato dunque a chi si trova a fare i conti sì con l’apprendimento di un’arte ma anche con una molteplicità di dinamiche di gruppo che a volte fanno perdere l’occasione di crescita.

Centrale è, ad esempio, il capitoletto dedicato a chi sostiene l’impossibilità di insegnare la “scrittura creativa” (Non sai cosa puoi imparare, fino a quando non te lo insegnano), in cui si riprende una massima di Epitteto (È impossibile per un uomo imparare ciò che crede di sapere già).

Ringrazio L’Osservatore, per aver segnalato l’esistenza di Tutti scrittori! Come difendersi dai corsi di scrittura creativa.

Quattro prospettive sul viaggio narrato

Letteratura in movimento – Quattro prospettive sul viaggio narrato è il titolo del bel volumetto pubblicato nell’ambito del progetto TicinoLettura con il contributo dell’Aiuto federale per la lingua e la cultura italiana (Divisione della cultura e degli studi universitari Biblioteche cantonali, 2022). 

Si tratta della raccolta degli interventi, con qualche ampliamento, che hanno avuto luogo durante l’omonimo micro-festival letterario, che nel 2022 è stato inserito nell’ampia offerta dell’ormai più che collaudato tour estivo di presentazioni a «Chilometro zero», organizzato annualmente dalle Biblioteche cantonali. Un micro-festival, è bene ricordarlo, progettato anche per dare voce ai romanzieri della Svizzera di lingua italiana. I quattro incontri hanno avuto luogo dal 3 al 30 agosto 2022, ciascuno in una delle sedi delle Biblioteche cantonali: Mendrisio, Lugano, Locarno, e Bellinzona. Le quattro prospettive sono (seguendo l’indice): «Viaggiare per necessità», «Il viaggio di fantasia», «Il viaggio nell’Antropocene», «L’arte e il viaggiare». 

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Al confine di una folle immaginazione

«Cercate Fatima Ribeiro! L’indagine per ritrovare una ragazza scomparsa nella rete criminale della tratta» di Matteo Beltrami

«Sogni premonitori, sentenze criptiche da decodificare, e l’idea che la vita è in fondo, non meno di quel che è per la letteratura, il risultato del nostro immaginario, e di ciò che usiamo per alimentarlo: ‘…è lì che dovete cercarla, nel suo immaginario criminale’, dice a un certo punto la madre di Darko e Stella».

Ho letto, e pure presentato di recente, il libro di Matteo Beltrami, autore di «Cercate Fatima Ribeiro!» (Edizioni Ulivo, 2022), scrivendone poi su LaRivista di Bellinzona.

Ringrazio di nuovo Nick!

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Fuga, libertà e randagismo

«L’anno dell’amore» e «Confessione di un cane a mezzogiorno» di Paul Nizon e «Paul Nizon, der Nagel im Kopf (Paul Nizon, un chiodo in testa)» di Christoph Kühn

 «Nizon può essere senza dubbi considerato, dopo Frisch e Dürrenmatt, il più grande scrittore svizzero di lingua tedesca degli ultimi cinquanta-sessant’anni. In Francia, dove vive dal 1977, è diventato famosissimo, a conferma della sua caratura internazionale, già convalidata da una ventina di premi letterari (tra i quali anche il Gran Premio della Letteratura Svizzera del 2014).

Come può, dunque, non essere conosciuto in Ticino al pari dei suoi citati colleghi? Resta un mistero anche la ragione per cui l’editoria italiana non sia stata in grado di riconoscere la forza della sua scrittura, e lo dimostra l’assenza di traduzione delle sue successive opere.»

Sono molto onorata di veder pubblicato sulla rivista cinematografica Cinemany (ediz. n. 35) il mio articolo-recensione su Paul Nizon, grande autore svizzero, poco conosciuto dai lettori italofoni, che si è raccontato nel docufilm di Christoph Kühn.

Ringrazio, perciò, il caro amico Nick.

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