Tutorial – ReteUno

…a parlar di scrittura nella Svizzera italiana

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Gli autori di “Tutorial”, trasmissione radiofonica di ReteUno della RSI, mi hanno invitata a far due chiacchiere sullo scrivere nella Svizzera italiana nella giornata dedicata a libro (il 23 aprile 2020 dalle 09:30/09:45 alle 10:15).

E c’è già anche il podcast: efficientissimi in RSI.

Così, anche noi abbiam dato il nostro per questa giornata mondiale dedicata il libro.

Io intervengo, nella prima parte, dal minuto 30:23:https://mediaww.rsi.ch/rsi/unrestricted/2020/04/23/3033284.mp3

E nella seconda parte, dall’inizio fino al minuto 15:55:https://mediaww.rsi.ch/rsi/unrestricted/2020/04/23/3033294.mp3

Ringrazio: Lisa, Mirko e Daniele e ci metto anche Roberta.

«Il viaggio come fuga da sé stessi non funziona»

«Il Ciclope» di Paolo Rumiz

«Il viaggio come fuga da sé stessi non funziona. E nemmeno si viaggia per conoscere il mondo. Viaggiamo per conoscere noi stessi.»

Lo ha detto Paolo Rumiz, con grande semplicità, ma altrettanto tono serio da togliere all’intera affermazione qualsiasi sospetto di ovvietà. (Ma ovvio per chi? Forse per me che del viaggio penso la stessa cosa). Perché è netta la verità data dall’esperienza e non da una teoria astratta (e io mi sorprendo sempre tantissimo quando qualcuno riesce a dire una cosa che mi sembra scontata dandogli il giusto valore, perché invece di infiocchettarla la dice come un fatto evidente).

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Un racconto a tratti ironico, a tratti malinconico

«L’ombra di quel che eravamo» di Luis Sepúlveda

Lo lessi, tempo fa. Tre libri, i due più noti e poi un terzo, per adulti (diciamo così), e mi era piaciuto: «L’ombra di quel che eravamo». Così ne scrissi all’epoca, era il 2010:

Luis Sepúlveda è riuscito a farmi leggere a cuor leggero, e con la mente aperta, una storia immersa in un contesto storico dai ricordi dolorosi, dove le cicatrici, anche se in parte rimarginate, non riescono a guarire del tutto. Una vicenda leggera, un po’ spruzzata di giallo, dal sapore a tratti ironico, a tratti malinconico, ma allo stesso tempo anche colma di amore e di speranza. Amore per la vita, passata e presente, ma soprattutto speranza per quella futura. Un libro in cui si vuol far vincere la giustizia sopra ogni sconfitta, grazie al tempo, grazie a un destino… anche in questo caso, paradossalmente ironico seppur tragico. Quasi a voler dire, ma senza la medesima retorica, che: «Ognuno, alla fine, raccoglie quel che ha seminato» e che «Tutto passa!».

LA TRAMA
Quattro anziani si ritrovano con il desiderio di far rivivere la loro giovinezza mettendo a segno l’ultimo colpo, dopo anni di vita da pensionati. A trascinarli un vecchio anarchico chiamato L’ombra.

Lo ricordo ancora quel libro lì. Resta sebbene il Coronavirus se lo sia portato via. Adiós!

Il Marco Polo interiore che c’è in noi?

«Le città invisibili» di Italo Calvino

Ho finito di leggere “Le città invisibili” di Italo Calvino e non mi sento di dire molto.
Ho avuto l’impressione che ci siano da capire cose che non capisco. Capisco che un certo Marco Polo racconta le città che ha visitato, ma capisco anche che questo Marco Polo è forse lo stesso Calvino che si è fatto navigatore dei suoi luoghi, immaginari o, come dice lui in un’intervista, interiori. Ma è davvero solo questo?

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L'assenza di ribellione

«Cella» di Gilda Policastro

L’assenza di ribellione. Cioè: se cella c’è, e se essa contiene una forma vivente, questo essere non appare in cattività, vale a dire non è per nulla un animale che cammina avanti e indietro per liberarsi, nervoso, pronto a graffiare, no, è un animale che ci sta bene là dentro, che sembra essere la casa che gli serve, che se gli crei un varco tra le sbarre, quello lo richiude a calci piuttosto che scappare. Ho finito di leggere «Cella» il romanzo di Gilda Policastro (Marsilio). E ci ho trovata una voce autentica.

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