Questione di tono, più che di tema

«L’amore molesto» di Elena Ferrante

Cercherò di non lasciarmi influenzare troppo dal mio gusto personale. Ho finito di leggere “L’amore molesto” di Elena Ferrante. Un libro scritto da qualcuno che sa controllare bene la scrittura. Donnesco, come romanzo (imparando da un’espressione di Trevisan). Forse non per una questione di tema, questa volta, ma di tono. E volto pagina.

LA TRAMA
Alla protagonista muore la madre che viene ritrovata annegata in mare, circostanza che fa subito pensare al suicidio. La figlia vuole però vederci chiaro. Parte dunque per un viaggio a ritroso, verso casa, verso i ricordi che man mano riemergono. E in quel tornare a galla, come il corpo della madre che riaffiora dopo l’annegamento, mostrano indizi di un disagio dilagante, di un padre violento, di forme di protezioni sbagliate, di temi ricorrenti in tutte le famiglie, più o meno, di gelosie e di richieste di attenzioni, di incontri e rincorse, di sensi di colpa e desideri. Come va a finire non lo dico, anche se per l’intero libro si intuisce non tanto il come ma il cosa è capitato davvero.

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Un’identità. Una vita divisa in più vite.

«Il fu Mattia Pascal» di Luigi Pirandello

È fantastico. Contiene un mondo. Parlo del noto fu Mattia Pascal, che arrivo a leggere tardi alla maniera mia. E pensare che Luigi Pirandello ha un modo di scrivere che mi piace tanto, pari – non mi stancherò di ripeterlo – a quello di Friedrich Dürrenmatt, che per me sembrano dello stesso stampo.

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Un «troiaio» fiabesco, con errori narrativi, per mano di un dio molto uomo

«Genesi» di A.D. per conto di Dio

Bon!, ho finito la Genesi, che m’è parsa tutto un fornicare, far figli, menarsi, figlie con padri, fratelli con sorelle, padroni con serve, schiave consegnate per far sesso e poi maltrattate, tradimenti, smarrimenti, incasinamenti, angeli, distruzioni, nomi e anni, un sacco di nomi e un sacco di anni. E fanciulli abbandonati, e pupi scacciati, e mamme casuali, e padri di tutti, eh, ci credo, fan figli pure senza rendersene conto. Un casino! Allo stesso tempo ci ho ritrovato un sacco di cose sentite mille volte, anche se qui hanno preso un posto preciso in un arco narrativo. Tipo la colomba della pace… che ancora non ho ben capito in che senso c’entra la pace. Mica lo sapevo che era stata mandata tre volte a cercare terra da Noè mentre si trovava sull’arca, per vedere se trovava terre emerse: la prima volta tornò senza nulla, per cui non aveva trovato terra, la seconda volta tornò con un ramo d’ulivo per cui era segno che aveva trovato terra, e la terza volta non tornò. Cioè… mi è piaciuto. 😊 Come una bambina che capisce finalmente una fiaba.

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Il destino, esiste?

«Il Grande Gatsby» di Francis Scott Fitzgerald

«Non esiste destino; se esiste, lo abbiamo costruito noi stessi»

Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald è a dir poco avvincente, e a suo modo anche commovente. Mi ha incuriosita e pure un poco inquietata, perché intreccia una vena sottile di follia a un’arteria di apparente normalità, che di normale ha poco, come la vita. È un romanzo di grande tensione narrativa anche se pare che capiti poco, o tanto ma senza strombazzamenti.

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Frammenti sparsi di una cronaca incompiuta

«Hamburg» di Marco Lupo

Frammenti sparsi di una cronaca incompiuta. E in bianco e nero. Mi viene da dire questo del libro che ho appena finito. E dico libro perché ha poco o niente del romanzesco. Sembra piuttosto un saggio incompiuto. Parlo di «Hamburg» di Marco Lupo. Un bel libro che non saprei bene riassumere.

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