Quanta immedesimazione…

«Martin Eden» di Jack London

L’ho già detto a più riprese durante queste settimane di lettura: so che può sembrare da un certo punto di vista “strano” e dall’altro anche molto presuntuoso, ma tant’è!, ho preso l’impegno con me stessa di cercare di essere il più possibile sincera nel fornire queste note di lettura, per cui non posso certo astenermi ora che la persona “compromessa” sarei io. Quel che dico è che mi immedesimo molto in “Martin Eden” di Jack London…

LA STORIA:
La faccio spiccia (come sempre, via!): Martin Eden è un marinaio poco colto, tanto da sentirsi a disagio in certi ambienti borghesi, ma abbastanza intelligente per ragionare con la sua testa e mettersi a studiare. Il caso lo porta nel salotto di una famiglia distinta. Qui conosce una donna che gli fa perdere la testa. Per lei si istruirà così da diventare una persona alla sua altezza, e tenterà anche di diventare scrittore. Dopo vari fallimenti, alla fine – come si intuisce sin dall’inizio – la sua caparbietà verrà premiata, ma ormai sarà troppo tardi…

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«La verità resiste in quanto tale soltanto se non la si tormenta»

«La morte della Pizia» di Friedrich Dürrenmatt

È un librettino super smilzo, composto da una settantina di pagine e una tonnellata di sarcasmo. Continuo ad amare molto Friedrich Dürrenmatt. Questa mattina ho letto in un boccone “La morte della Pizia”.

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Ragazzi, state vicino ai vostri vecchi

«Il vecchio e il mare» di Ernest Hemingway

Ecco, questo è un libro speciale e lo dice il mio corpo non io. Le prime dodici pagine le ho lette con la pelle d’oca costante. «Il vecchio e il mare» di Ernest Hemingway è di una tenerezza infinita. Quanta umiltà di pensiero è racchiusa già solo nelle prime venti pagine: l’accudimento del giovane verso il vecchio, i ricordi del passato, delle belle esperienze fatte insieme, pezzi di vita che mantengono in vita, e il pensiero che vaga nelle passioni verso il baseball, la cena servita, la notte senza sogni tempestosi… È così: questo romanzo mi ha fatto sciogliere lo stomaco. 
Lo so, eh, che dovrei dire che si tratta di un inno alla resistenza, alla caparbietà, alla lotta contro la fine… ma per me no, per me è l’esatto opposto: è una richiesta di attenzione verso gli anziani, a non abbandonarli perché sono preziosi: «“Devi metterti a posto in fretta (ndr: disse il ragazzo al vecchio), perché ho ancora molto da imparare, e tu puoi insegnarmi tutto…”»

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«Avrei potuto sorprendevi con una storia, e invece ho scelto gli effetti speciali»

«Il Maestro e Margherita» di Michail Bulgakov

«Avrei potuto sorprendevi con una storia, e invece ho scelto gli effetti speciali» (non è una citazione).

Ho appena girato l’ultima pagina de “Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov e non so bene che cosa dire, o forse sì, lo so, ma non oso. Diciamo che forse un giorno lo rileggerò e mi piacerà. Forse.
Non che non sia scritto bene, eh. Ci mancherebbe che mi permettessi di fare affermazioni di questo genere su un classico tanto decantato. E anche l’immaginario è bello ricco. Sì: decisamente ricco, sin troppo magari. Ricchissimo di immagini e di personaggi, almeno in termini numerici (cambiano i nomi, ma a me sembrano tutti uguali, amici del Diavolo a parte; che poi nel mio, di immaginario, non sono nemmeno “amici” – cioè extrapersonaggi -, ma sono il Diavolo stesso che si moltiplica e si incarna, quindi un’unica trinità 😉 ).

Ma veniamo alla storia.

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Quanto paesaggio…

«Il deserto dei tartari» di Dino Buzzati

Se nelle mille pagine dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij ho trovato molti personaggi così ben caratterizzati da mettere in ombra persino quel paio di luoghi descritti, ne «Il deserto dei tartari» di Dino Buzzati, ricordo praticamente un solo personaggio e la sua vita perfettamente rappresentata nell’apatico paesaggio raccontato in tutti i modi possibili, nonostante la sua apparente (ma neanche tanto apparente) immobilità. Quello che mi ha colpito, in fondo, è il gioco frustrante messo in atto: laddove le relazioni “dovrebbero” modificare una situazione, qui, ogni relazione – e iniziano tutte con un buon proposito – alla fine rimette sempre il pallone al centro; non si arriva mai nemmeno davanti alla porta, figuriamoci fare gol; la situazione non viene mai modificata, o quasi mai…

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