«Il taccuino di Ginevra» tutta la vita!

«Atlante occidentale» di Daniele Del Giudice

Ho appena chiuso la quarta di copertina del romanzo intitolato «Atlante occidentale» di Daniele Del Giudice e la cosa che mi è piaciuta di più, che ho trovato più “autentica” e interessante e bella a modo suo e scevra persino di cliché è l’annesso, cioè l’inserto del «Taccuino di Ginevra» dove non c’è un tentativo di comprensione della città sul Lemano, non si percepisce la presunzione di fare discorsi alti, non ci sono letture filosofeggianti (che non tutte nel romanzo mi hanno convinta), ma soprattutto dove c’è un personaggio “scrittore” che riconosco come vero, anzi dove tutti i personaggi sono credibilissimi e non spolverati o imbellettati. «Il taccuino di Ginevra» mi è piaciuto molto. Ma il libro letto in verità è un altro e si intitola per l’appunto «Atlante occidentale». Non che sia un brutto libro, eh! No, no. Anzi. L’idea in sé mi piace molto: il confronto tra la concretezza di un metafisico del CERN e l’immaginazione di uno scrittore ha un fascino che subisco da tempo, e corrisponde ad esempio alla frizione che mette in moto il motore narrativo della serie tv “Castle, detective tra le righe”, cioè il confronto del modo di pensare di un poliziotto rispetto a quello di un giallista. (Divertentissimo). Realtà contro immaginazione.

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«Fin che c’è abbandono (lavoro?!), c’è speranza»

«Works» di Vitaliano Trevisan

«…in un lavoro come questo le divagazioni non esistono, o meglio sono l’opera»

Ecco, per dire del contenuto di “Works” di Vitaliano Trevisan, parafraserei questa sua citazione: «…in un lavoro come questo, la realtà, la vita, la biografia, la verità del narratore non esistono, o meglio sono l’opera». Non storia, ma autobiografia attraverso i lavori e i mestieri di cui il narratore ha fatto esperienza.

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Opera Nuova n. 19, 2019/1

La copertina del nuovo numero di Opera Nuova

«Oltre i confini della realtà: il fantastico» è il titolo del nuovo numero (cartaceo) del volumetto «Opera Nuova», Rivista internazionale di scritture e scrittori, n.19, 2019/1 (www.operanuova.com) a cura di Luca Cignetti.

A lui, la mia (nostra) gratitudine per lo spazio che la rivista ha dedicato ai racconti di alcuni partecipanti al corso “La cura di un racconto che si è tenuto l’anno scorso a Locarno, sotto la guida di Giulio Mozzi; laboratorio di scrittura creativa che torna anche quest’anno.

Per la rivista – e ne sono lusingata – mi è stato chiesto di scrivere l’introduzione che copio/incollo qui di seguito (previa autorizzazione) anche perché contiene (nella parte finale) i titoli dei racconti e il nome degli autori, che ringrazio anche perché chi lavora e propone i propri racconti per Opera Nuova lo fa per passione.

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Geniale tanto quanto demenziale

«Il futuro è un morbo oscuro, Dottor Zurich!» di Lise-Talami

…o demenziale tanto quanto geniale.

Non so decidermi. Ho finito ora di leggere il libro-fumetto, o meglio il romanzo/fumetto di Lise-Talami (cioè Alessandro Lise e Alberto Talami) pubblicato da Becco Giallo, che si intitola: “Il futuro è un morbo oscuro, Dottor Zurich!”

Non ho mai letto un fumetto intero che non avesse come protagonista Corto Maltese di Hugo Pratt, e ammetto di essermi trovata all’inizio un po’ disorientata sia dal tipo di disegno ma soprattutto dalla storia per non parlare della costruzione o della forma, adesso non saprei ben dire.

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Urca! Che “genio”! Che voce!

«La bella di Lodi» di Alberto Arbasino

Che narratore! Bello bello bello! Che quasi mi sento un poco innamorata, poco, eh, ma che bella lettura.

Parlo de “La bella di Lodi” di Alberto Arbasino, un libro prestatomi da un’amica che ringrazio tanto tanto. Ma proprio tanto.

L’ho letto pure in fretta. È così colloquiale e di casa, e senza pretese ma tanto raffinato nonostante la grettezza di personaggi, storia, espressioni, ambiente. È tutto così famigliare e riconoscibile e materialmente umana questa vicenda che solo una voce come quella usata poteva rendere così bene. 

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