Intenso e un po’ mistico

«Nudi come siamo stati» di Ivano Porpora

“Tu sarai un artista, un grande artista. Ma ci sarà del dolore, attorno a te. Come una pietra, sarai… pesante, come una pietra, buona per accendere il fuoco, sarai un’arma buona nelle mani di qualcuno e un sasso per rompere nelle mani di altri. Il dolore che dispenserai non sarà a causa tua, ma sarà dovuto alla tua… natura di pietra.” (Pag. 255).

L’estratto appartiene al romanzo “Nudi come siamo stati” di Ivano Porpora (Marsilio, 2017). Il libro mette in risalto – con una scrittura rotonda e lo stile ricercato – in modo magistrale (pare esagerato, forse, ma è quel che è parso a me) le relazioni, di cui la maggioranza sono viziate, complesse, malate, dolorose, pericolose, ma anche tutte utili e fondamentali: tra discepolo e maestro, tra figli e padri, tra amanti, tra fratelli, tra amici, sociali, famigliari, tra gente di paese. Da una coppia si espandono gli interscambi verso il mondo e viceversa.

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Dalla parte di Davide

«Il giro del miele» di Sandro Campani

Sono stata sin dall’inizio e resto dalla parte di Davide. Ho finito di leggere “Il giro del miele” di Sandro Campani (Einaudi).
Sì. Mi è piaciuto. La voce del narratore (che poi in verità sono quasi due: quella di chi parla a noi e l’altra di chi parla al narratore) ti diventa talmente famigliare, già dalla prima pagina, da trascinarti dentro quell’atmosfera lì, dentro casa sua, dentro le vite delle persone di cui racconterà.
Tuttavia ho trovato l’avvio un po’ faticoso – colpa mia, lo so, che difetto di memoria. Parlo delle prime dieci pagine nelle quali vengono praticamente menzionati tutti i protagonisti senza specificare davvero il tipo di relazione che c’è fra loro. Io ad esempio ho capito molto dopo che Giuliana era la sorella di Davide e non la madre. Fatta chiarezza nei rapporti e mandati a memoria i personaggi principali, poi è stata tutta una goduria.

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A lezione da Rizzolatti

«In te mi specchio» di Giacomo Rizzolatti intervistato da Antonio Gnoli

Ho finito di leggere “In te mi specchio” (Rizzoli): un saggio sotto forma di intervista che Antonio Gnoli fa a Giacomo Rizzolatti. Tema centrale: i neuroni a specchio. La chiacchierata tra i due è molto scorrevole e gli argomenti sono trattati in modo assai divulgativo. Il libro è interessantissimo: se la prima parte è dedicata alla biografia del neuroscienziato, dall’altra viene rispolverata la storia della ricerca neuronale, fino alla scoperta dei mirror e ciò che essi hanno aiutato e stanno aiutando a capire (in particolare per quanto riguarda l’autismo). Ma non solo. A lezione da Rizzolatti – per quello che mi ha dato questo libro – ci andrei subito come allieva fissa… per dire.

Il sentimento nelle cose

«L’ombra abitata» di Alberto Ongaro

Ho letto «L’ombra abitata» di Alberto Ongaro (versione e-Book di 497 pagine).
Devo dirlo. Stavo per scrivere un commento non del tutto positivo. Certo, la penna scorre fluidamente. L’immaginario è ricco anche se inizialmente è un po’ ricoperto da un romanticismo postmoderno che mette in risalto il lato sentimentale delle cose, ma in modo direi comunque del tutto sobrio: tra queste cose, la fotografia messa in mostra in un’esposizione, nella quale il protagonista è convinto di aver intravisto una sua ex, parte di una giovinezza mai dimenticata e vissuta in quella Parigi del primo dopoguerra; ma anche le vie, i negozi, il barbiere, l’albergo, la custodia di uno strumento musicale, gli interni di una camera, una singolare scultura di gesso che diventa la tangibilità del ricordo che il protagonista aveva di sé…
Ben riuscita è di certo la lady metropolitana che usa e getta gli uomini, ma che pare sempre nascondere una verità. Eppure per tutta la prima parte, va detto, il ritmo è assonnato, o così l’ho percepito io: quasi come se per viaggiare nei ricordi occorra rallentare di molto il passo.

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Lode alla piccola danza macabra

«Il culto dei morti nell’Italia contemporanea» di Giulio Mozzi

Ho letto questo libro. E mi è piaciuto parecchio: l’ho trovato talmente limpido, penetrante, rispettoso della morte e della vita, e poetico e provocatorio d’apparirmi come un concentrato di dolore e rinascita e di trasformazione e ribaltamenti, con qualche bella stoccata ironica. 
Ho trovato frastornante la terza parte, soprattutto alcuni testi, o meglio quasi tutti: in primis il pezzo intitolato «Uccisioni rituali di animali, e altri riti». 

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