«Frammenti di un discorso funebre»

«Il delirio del particolare» di Vitaliano Trevisan

Si intitola «Il delirio del particolare» (recitazione da camera / ein kammerspiel), ma poteva anche intitolarsi «Frammenti di un discorso funebre» che pure mi piace (da pag. 71): «Il frammento – / – che ci rimanda sempre a un tutto irrimediabilmente – / – perduto – / – defunto – / – irrecuperabile» – dice Bernardi, lo storico dell’architettura che visita, come fosse un’opera d’arte, la casa della protagonista, la vedova, un’anziana signora tornata dopo anni nella dimora coniugale abbandonata alla morte del marito.

Parlo dell’ultimo libro di Vitaliano Trevisan, pubblicato da Oligo Editore. È una pièce teatrale. Ma anche un quadro. Un Tàpies (tanto per pescare termini trovati in queste pagine). Un pezzo di qualcosa che morendo si impregna di vita, o il contrario, che impregnandosi di vita, muore; fate voi.

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Amore e ghigliottina

«Notre-Dame de Paris» di Victor Hugo

Amo Hugo. Ho amato «I miserabili», e ho amato «L’ultimo giorno di un condannato a morte», che di fiabesco, l’ultimo non ha nulla, mentre ce n’è di più nei miserabili. E ora ho apprezzato anche la lettura di «Notre-Dame de Paris». E anche in questo romanzo torna prepotente e presente il tema della condanna a morte. In tutti e tre i testi. Gira e rigira, cambiano totalmente le storie, ma Hugo parla “sempre” (almeno in questi che ho letto) di Parigi e della ghigliottina, del patibolo, della pena capitale, della condanna che avviene sia da parte del popolo sia da un’autorità indegna, della tortura per incentivare le confessioni, e di ingiustizie varie. E in due casi, ha inserito questo male in un contesto di amore quasi fiabesco. Sofferto, sempre, ma allo stesso tempo «puro». E, niente, sento stima. Per la perseveranza nel piegare la sua scrittura che diventa ogni volta un manifesto contro la pena di morte.

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Un libro sulla solitudine

«Giuda» di Amos Oz

Dovrebbe essere un libro sul tradimento, dato il titolo: «Giuda». Parlo del romanzo di Amos Oz, uscito nel 2014 per Feltrinelli. Ma a me è parso piuttosto un libro sulla solitudine. Anzi, di più: sull’abbandono, e pure peggio: è un libro sull’esclusione. Dove tutti i personaggi sembrano dei superstiti, che sia un popolo intero, o un vecchio di cui non curarsi più. Che siano in fuga, o rinchiusi in quattro mura. Giuda compreso. È un libro che incuriosisce, fa riflettere, e produce piccole scosse di dissesto, lasciando al lettore il compito di ricomporre i pensieri alla fine e anche dopo, e chissà per quanto. Un romanzo, in somma, che fa il suo dovere e lo fa per la narrazione, per gli stimoli e anche per lo stile asciutto, che si fa leggere senza intoppi. Liscio ma non banale, tanto che mantiene una gran bella tensione narrativa per tutta la lettura.

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«…mai sapere troppo delle sembianze degli altri»

«Notturno indiano» di Antonio Tabucchi

Ho portato a termine il viaggio d’ombre racchiuso nel lungo racconto “Notturno indiano” di Antonio Tabucchi.

LA TRAMA
Il protagonista, sorta di alterego del narratore, forse persino dell’autore (lo lascia intendere lo stesso Tabucchi nella Nota iniziale) parte per l’India alla ricerca di un vecchio amico, che non saremo mai certi voglia davvero ritrovare. Seguendo un percorso prestabilito si dà per regola di non dormire mai due notti di seguito nello stesso posto. Nel suo viaggio farà incontri d’ogni genere, vagherà tra strade avvolte dalla miseria e giacerà in alberghi lussuosi. E lo farà quasi sempre da animale notturno.

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Tra pavoni e grazia divina

«Nel territorio del diavolo – Sul mistero di scrivere» di Flannery O’Connor

L’articolo principale, apparso su «Azione», si trova QUI.

Segue un approfondimento più personale.

I PAVONI
Alla fine ho capito. Ed è stato molto bello capire. Quasi un filino “magico”, passatemela, via. Parlo del significato dei pavoni protagonisti del primo capitolo del saggio “Nel territorio del diavolo – Sul mistero di scrivere” di Flannery O’Connor (Minimum Fax), al quale ho dedicato questi ultimi tre mesetti; volevo leggerlo senza fretta. È una raccolta di riflessioni e trascrizioni di incontri sul tema della scrittura tenuti dall’autrice negli anni Cinquanta-Sessanta.

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