Amore e ghigliottina

«Notre-Dame de Paris» di Victor Hugo

Amo Hugo. Ho amato «I miserabili», e ho amato «L’ultimo giorno di un condannato a morte», che di fiabesco, l’ultimo non ha nulla, mentre ce n’è di più nei miserabili. E ora ho apprezzato anche la lettura di «Notre-Dame de Paris». E anche in questo romanzo torna prepotente e presente il tema della condanna a morte. In tutti e tre i testi. Gira e rigira, cambiano totalmente le storie, ma Hugo parla “sempre” (almeno in questi che ho letto) di Parigi e della ghigliottina, del patibolo, della pena capitale, della condanna che avviene sia da parte del popolo sia da un’autorità indegna, della tortura per incentivare le confessioni, e di ingiustizie varie. E in due casi, ha inserito questo male in un contesto di amore quasi fiabesco. Sofferto, sempre, ma allo stesso tempo «puro». E, niente, sento stima. Per la perseveranza nel piegare la sua scrittura che diventa ogni volta un manifesto contro la pena di morte.

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Un libro sulla solitudine

«Giuda» di Amos Oz

Dovrebbe essere un libro sul tradimento, dato il titolo: «Giuda». Parlo del romanzo di Amos Oz, uscito nel 2014 per Feltrinelli. Ma a me è parso piuttosto un libro sulla solitudine. Anzi, di più: sull’abbandono, e pure peggio: è un libro sull’esclusione. Dove tutti i personaggi sembrano dei superstiti, che sia un popolo intero, o un vecchio di cui non curarsi più. Che siano in fuga, o rinchiusi in quattro mura. Giuda compreso. È un libro che incuriosisce, fa riflettere, e produce piccole scosse di dissesto, lasciando al lettore il compito di ricomporre i pensieri alla fine e anche dopo, e chissà per quanto. Un romanzo, in somma, che fa il suo dovere e lo fa per la narrazione, per gli stimoli e anche per lo stile asciutto, che si fa leggere senza intoppi. Liscio ma non banale, tanto che mantiene una gran bella tensione narrativa per tutta la lettura.

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«…mai sapere troppo delle sembianze degli altri»

«Notturno indiano» di Antonio Tabucchi

Ho portato a termine il viaggio d’ombre racchiuso nel lungo racconto “Notturno indiano” di Antonio Tabucchi.

LA TRAMA
Il protagonista, sorta di alterego del narratore, forse persino dell’autore (lo lascia intendere lo stesso Tabucchi nella Nota iniziale) parte per l’India alla ricerca di un vecchio amico, che non saremo mai certi voglia davvero ritrovare. Seguendo un percorso prestabilito si dà per regola di non dormire mai due notti di seguito nello stesso posto. Nel suo viaggio farà incontri d’ogni genere, vagherà tra strade avvolte dalla miseria e giacerà in alberghi lussuosi. E lo farà quasi sempre da animale notturno.

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Tra pavoni e grazia divina

«Nel territorio del diavolo – Sul mistero di scrivere» di Flannery O’Connor

L’articolo principale, apparso su «Azione», si trova QUI.

Segue un approfondimento più personale.

I PAVONI
Alla fine ho capito. Ed è stato molto bello capire. Quasi un filino “magico”, passatemela, via. Parlo del significato dei pavoni protagonisti del primo capitolo del saggio “Nel territorio del diavolo – Sul mistero di scrivere” di Flannery O’Connor (Minimum Fax), al quale ho dedicato questi ultimi tre mesetti; volevo leggerlo senza fretta. È una raccolta di riflessioni e trascrizioni di incontri sul tema della scrittura tenuti dall’autrice negli anni Cinquanta-Sessanta.

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Un Don Chisciotte con il teschio in mano…

«Don Ponzio Capodoglio» di Giorgio Pressburger

Ho letto «Don Ponzio Capodoglio» di Giorgio Pressburger (Marsilio, 2017) e dico subito che è un libro che si presta a più letture e stimola più riflessioni, un po’ come tutti i libri belli, insomma.

Non amo molto riassumere le trame, ma qui vale la pena farlo un pochino, ché c’ha il suo perché. Dunque: prendete un uomo segaligno con una fissazione (sì, tipo Don Chisciotte). Poi dategli come compagna una donna grossa grossa, di 150 chili per intenderci, con un’apertura mentale ben diversa della sua, non si sa se per saggezza o per pigrizia (sì, tipo Sancho Panza, ma più alta e con delle cosce così!). Quindi prendete una gatta che si fa i fatti propri sebbene venga considerata alla stregua di una delle amiche più care che si possano avere, soprattutto per lei (sì, tipo ronzinante ma molto più basso e bianco, forse come il ciuchino di Sancho). A questo punto inventate una buona motivazione per farli partire in un viaggio avventuroso (sì, come per salvare Dulcinea del Toboso, solo che in questo caso la ricerca è della propria identità). Spolverate il tutto con qualche botta e qualche legnata. Metteteci scene al limite del caricaturale e otterrete l’avventurosa storia di una specie di enorme balena con la quale godrete nello spendere qualche ora di buona compagnia letteraria.

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