Un medioevo galattico che resiste da oltre mezzo secolo

Da una scena del Film di Villeneuve.

Dalla saga fantascientifica di Frank Herbert all’aspirazione visionaria di Jodorowsky raccontata in un documentario affascinante, fino all’attesissimo colossal Dune di Villeneuve, che non ha deluso le aspettative.

Ho parlato di Dune, non solo del film, ma più in generale dell’immaginario nato da Frank Herbert che alimenta le storie fantascientifiche di tutto il mondo da oltre mezzo secolo. L’articolo apparso sul settimanale «Azione» è più breve di quello preparato e che caricherò in seguito… (per leggere la versione integrale pubblicata, chi non può farlo nel cartaceo può scrollare verso il basso, oppure seguire seguire questo link – non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito) (Ringrazio la redazione e in particolare Simona Sala per lo spazio concessomi).

Continua a leggere “Un medioevo galattico che resiste da oltre mezzo secolo” →

La quarta fase è il «decadimento finale»

Giorgio Falco, mentre mostra il suo Flashover (a sinistra, il moderatore Roberto Falconi) durante la seconda edizione del Festival di letteratura Sconfinare, di Bellinzona; Piazza del sole, il 9 ottobre 2021. (Photo Ma.Ma.)

«La maschera di Flashover è personalizzabile (…) è la maschera di Hollywood per tutti. Uno stile di vita da raggiungere indebitandosi. Come il cugino padrone, l’incendiario.»

(così, Giorgio Falco, ospite del recente Festival Sconfinare di Bellinzona)

Ho parlato di Flahover. Incendio a Venezia di Falco e Ragucci (Einaudi), intervistando l’autore del testo sul settimanale «Azione» (per leggere l’articolo integrale, basta scrollare verso il basso, oppure seguire il link – non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito). (Ringrazio la redazione e in particolare Simona Sala per lo spazio concessomi).

Continua a leggere “La quarta fase è il «decadimento finale»” →

Il marinaio con… il cappellino da baseball

Per chi ama Corto Maltese, Hugo Pratt, o anche solo il mondo dell’avventura, il fumetto in generale, la storia anche se solo sfiorata, e quel tocco di mistero che non manca mai.

Ho parlato di Oceano nero sul settimanale «Azione» (Seguendo il link oppure scrollando verso il basso si può leggere l’articolo per intero). (Ringrazio la redazione e in particolare Simona Sala per lo spazio concessomi).

Continua a leggere “Il marinaio con… il cappellino da baseball” →

Il Romanzo Storico a «Chilometro zero»

Il 20 agosto 2021, dalle 18:00, nel piazzale adiacente alla Biblioteca cantonale di Lugano; modera Stefano Vassere

Il mondo della scrittura crea buone occasioni per stimolare la lettura ma anche per incontrarci.

Dario Galimberti lo conobbi per caso: era lui l’uomo di schiena in una fotografia innevata che diventò poi la copertina di un mio giallo (il primo contatto avvenne nel mese di marzo del 2014). Non sapevo che anche lui si stava incamminando lungo questa folle avventura che è la scrittura narrativa. Non solo: presto sarebbe diventato a sua volta un seguitissimo giallista; giallo è anche il suo ultimo lavoro che si intitola La ruggine del tempo. Lui è di Lugano, e dopo i primi scambi virtuali ci conoscemmo anche di persona, incontrandoci un po’ qua e un po’ là: la stima reciproca ci ha sempre fatto fare delle belle chiacchierate letterarie.
È di Ginevra, invece, Sabrina Caregnato che mi ritrovai in aula nel 2018, al corso La cura di un racconto, il primo che tenne a Locarno Giulio Mozzi. Aveva già scritto il suo romanzo Il diavolo a rovescio, e fu un altro incontro importante: da allora l’amicizia che ci lega si è rinsaldata sempre più.
È sua l’intuizione circa il contenuto storico che accomuna i nostri lavori, se non tanto per “definizione”, per approccio di lavoro. In questo senso alludo al mio ultimo libro: Breve trattato sui picchiatori nella Svizzera italiana degli anni Ottanta.

Continua a leggere “Il Romanzo Storico a «Chilometro zero»” →

«Un prodotto del mio agire»

Dato che mi si cita in questo articolo, condivido con piacere.

«Lo stile non precede la scrittura, ma si forma in essa»

Articolo di Giulio Mozzi

Quando scrissi il mio primo racconto, il 16 e 17 febbraio del 1991 — è passato un bel po’ di tempo —, non avevo nessuna idea di stile. Sapevo scrivere, sì, e sapevo anche in una certa misura controllare la mia scrittura: sette anni passati a lavorare in un ufficio stampa, di cui quasi quattro sotto la direzione di Guido Lorenzon — che stimavo, e tutt’ora stimo, moltissimo — non erano passati invano. Ma scrivere in un ufficio stampa, rispetto allo scrivere narrativa, è una cosa diversa; non aliena, ma diversa. Ero in un periodo in cui scrivevo molto: soprattutto mi scambiavo lettere con Laura Pugno, che avevo conosciuta il 30 aprile del 1988: era di dieci anni più giovane di me, ma aveva una consapevolezza di ciò che voleva alla quale io non sono mai arrivato, e una relazione col linguaggio già intensissima e per me, ora come allora, misteriosa. Avevo, negli anni, scritto molto: negli anni della scuola superiore riempivo quaderni e quaderni — non ricordo cosa scrivessi: sicuramente non storie, a quel che ricordo (perché sì, io sono quello che distrugge il proprio passato: quei quaderni non li ho più da molti anni) cercavo di imitare i libri che leggevo. La mia memoria è tutta un buco, e l’unica immagine che ho è questa: io che scrivo, con la mia grafia allora minutissima, su un’agenda telefonica dalla copertina gommata azzurra, cercando di riprodurre Proust. Avevo letto Du côté de chez Swann, in francese, restandone affascinato e non capendone in sostanza niente; ma cercavo di riprodurre quell’andatura delle frasi, quella scrittura eternamente sospesa, quell’andar dietro a sensazioni e particolari instancabilmente. Se mi fosse stato domandato perché facevo quel che facevo, non avrei saputo cosa rispondere.

Continua a leggere “«Un prodotto del mio agire»” →