«…mai sapere troppo delle sembianze degli altri»

«Notturno indiano» di Antonio Tabucchi

Ho portato a termine il viaggio d’ombre racchiuso nel lungo racconto “Notturno indiano” di Antonio Tabucchi.

LA TRAMA
Il protagonista, sorta di alterego del narratore, forse persino dell’autore (lo lascia intendere lo stesso Tabucchi nella Nota iniziale) parte per l’India alla ricerca di un vecchio amico, che non saremo mai certi voglia davvero ritrovare. Seguendo un percorso prestabilito si dà per regola di non dormire mai due notti di seguito nello stesso posto. Nel suo viaggio farà incontri d’ogni genere, vagherà tra strade avvolte dalla miseria e giacerà in alberghi lussuosi. E lo farà quasi sempre da animale notturno.

Continua a leggere “«…mai sapere troppo delle sembianze degli altri»”

Tra pavoni e grazia divina

«Nel territorio del diavolo – Sul mistero di scrivere» di Flannery O’Connor

L’articolo principale, apparso su «Azione», si trova QUI.

Segue un approfondimento più personale.

I PAVONI
Alla fine ho capito. Ed è stato molto bello capire. Quasi un filino “magico”, passatemela, via. Parlo del significato dei pavoni protagonisti del primo capitolo del saggio “Nel territorio del diavolo – Sul mistero di scrivere” di Flannery O’Connor (Minimum Fax), al quale ho dedicato questi ultimi tre mesetti; volevo leggerlo senza fretta. È una raccolta di riflessioni e trascrizioni di incontri sul tema della scrittura tenuti dall’autrice negli anni Cinquanta-Sessanta.

Continua a leggere “Tra pavoni e grazia divina”

Passione, follia, conversione, relazione, psicologia, investigazione… c’è tutto

«I fratelli Karamazov» di Fëdor Dostoevskij

È il mio primo libro di oltre mille pagine. Il primo che leggo. È un romanzo pazzesco (nel senso stretto del termine, ché parecchi personaggi sembrano pazzi per davvero). Premetto che farò dello spoiler.

Scritto da Fëdor Dostoevskij, si intitola “I fratelli Karamazov”. È un classico, e non lo dico io. Una precisazione non così ingenua come potrebbe sembrare. Non dico io che è un classico, perché fino a un paio di anni fa “io” avevo un’idea di ciò che dovevano esser i classici totalmente distorta da ciò che sempre di più mi si svelano. Credevo che i classici fossero irraggiungibili e non (solo) per la quantità di pagine delle quali alcuni sono composti, ma per il contenuto, per la lingua, per il punto di vista, per tutto quello che volete: credevo non fossero alla mia portata, che non fossero alla portata di una non lettrice, che non fossero alla portata di una senza studi alle spalle. Cazzate. Lo ripeto: cazzate!
E un giorno vorrò fare un bel discorsetto a chi mette in giro queste stupidaggini solo per darsi un tono (immagino).

Continua a leggere “Passione, follia, conversione, relazione, psicologia, investigazione… c’è tutto”

Quando la finzione genera domande reali

«Fiction 2.0» di Giulio Mozzi

Ho letto Fiction 2.0 di Giulio Mozzi (Laurana editore, 2017). Ci sono libri di cui si può condividere il pensiero che scaturisce dalla lettura, racconto dopo racconto. Questo non è uno di quei libri. Perché l’autore – nel mio caso – ha dimostrato molto più coraggio di quanto possa dimostrarne io come lettrice.
Quel che è certo è che la lettura di questo libro ha generato in me diverse domande. E già solo per questo è valso il piacere di leggerlo. È di certo un bel libro.

Continua a leggere “Quando la finzione genera domande reali”

Un Don Chisciotte con il teschio in mano…

«Don Ponzio Capodoglio» di Giorgio Pressburger

Ho letto «Don Ponzio Capodoglio» di Giorgio Pressburger (Marsilio, 2017) e dico subito che è un libro che si presta a più letture e stimola più riflessioni, un po’ come tutti i libri belli, insomma.

Non amo molto riassumere le trame, ma qui vale la pena farlo un pochino, ché c’ha il suo perché. Dunque: prendete un uomo segaligno con una fissazione (sì, tipo Don Chisciotte). Poi dategli come compagna una donna grossa grossa, di 150 chili per intenderci, con un’apertura mentale ben diversa della sua, non si sa se per saggezza o per pigrizia (sì, tipo Sancho Panza, ma più alta e con delle cosce così!). Quindi prendete una gatta che si fa i fatti propri sebbene venga considerata alla stregua di una delle amiche più care che si possano avere, soprattutto per lei (sì, tipo ronzinante ma molto più basso e bianco, forse come il ciuchino di Sancho). A questo punto inventate una buona motivazione per farli partire in un viaggio avventuroso (sì, come per salvare Dulcinea del Toboso, solo che in questo caso la ricerca è della propria identità). Spolverate il tutto con qualche botta e qualche legnata. Metteteci scene al limite del caricaturale e otterrete l’avventurosa storia di una specie di enorme balena con la quale godrete nello spendere qualche ora di buona compagnia letteraria.

Continua a leggere “Un Don Chisciotte con il teschio in mano…”