Un gioco di narratori, di storie Matrioska

«Invisibile» di Paul Auster

Su “Invisibile” di Paul Auster mi trovo un po’ in difficoltà a mettere in chiaro le idee. Ci provo con alcune domande.
Nel complesso mi è piaciuto? Sì.
La storia? In verità non mi è parsa questa grande storia, ma l’autore è sempre riuscito a tenermi interessata e a incuriosirmi abbastanza da farmi continuare a leggere. Ultimamente noto sempre di più questa cosa, cioè che le “storie” non mi affascinano davvero, ad affascinarmi sono altre cose, dei particolari, dei meccanismi. Questo per dire che non saprei definire se la storia sia bella o brutta, ma non per colpa della storia; sento che sono io a non “subire” (almeno in questo periodo) il fascino di nessuna storia. Questa in ogni caso ti porta a continuare a leggere. 

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Spunti, riflessioni, monologhi e considerazioni di spessore

«Parole private dette in pubblico» di Giulio Mozzi

Mi rallegro di quante cose siano ancora in grado di sorprendermi. Sono mesi e mesi – e ne ho pure già parlato altre volte – che sento (e leggo) frasi sia di autori affermati sia di aspiranti scrittori volte a sostenere che si scriva solo per gli altri. Non che io scriva romanzi per me: non sono folle. Ma ho sempre pensato che dipendesse da quello che si scrive, per dire: un diario dovrebbe essere l’opposto di una scrittura “pubblica”. Ora, ammetto che sono una cocciuta: “imparo” o “accetto come insegnamento” solo quello che capisco.

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Fiabe dalle morali inenarrabili

«Fiabe così belle che non immaginerete mai» di Ivano Porpora

Dunque, ho letto “Fiabe così belle che non immaginerete mai” di Ivano Porpora, uscito per le edizioni LiberAria.

In pratica una raccolta di racconti (incredibilmente dal tratto – secondo me – molto maschile; se poi a qualcuno interessa potrei cercare di spiegare il senso di questa affermazione, forse senza riuscirci) con sfumature sagge ma anche parecchie spruzzate giocosamente demenziali.

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Un libro utile

«La mia dislessia – Ricordi di un premio Pulizer che non sapeva né leggere né scrivere» di Philip Schultz

È un libro utile per comprendere un po’ i meccanismi mentali di chi ha disturbi d’apprendimento, come la dislessia. Ho finito di leggere il libro “La mia dislessia – Ricordi di un premio Pulizer che non sapeva né leggere né scrivere” di Philip Schultz.
Non so quanti lo potrebbero apprezzare alla pari di quanto lo abbia apprezzato io; un dislessico non può fare a meno di riconoscercisi. Anche se per quel che mi riguarda alla fine mi è venuto da pensare: “Ma quanta rabbia ha ancora in corpo quest’uomo?”

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Basta dire: Bianco

«Bianco» di Laura Pugno

Be’, l’ho letto e – lo ammetto – ho pianto un paio di volte. Non mi interessa se questo era negli intenti dell’autrice. E di certo le immaginazioni che queste pagine hanno creato in me non coincideranno nemmeno lontanamente con quelle descritte o immaginate dalla Pugno. Ma anche questo – con rispetto parlando – mi interessa poco. Mi interessa solo riportare la mia “esperienza di lettura”.

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